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MetaMuseo: inizia la progettazione dell’universo digitale del MANN 

da | 11 Set 2022 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

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È iniziata la progettazione dell’universo digitale per il Museo Archeologico Nazionale di Napoli che sarà online nei prossimi cinque anni in collaborazione con la Rudy Graduate School of Informatics dell’Indiana University. I 400 reperti del deposito verranno digitalizzati in 3D ed entreranno in una rete globale a cui avranno accesso studiosi di tutto il mondo. 

Le istituzioni americane hanno assunto notevoli impegni finanziari per la ricerca volta soprattutto a mettere a disposizione manufatti lontani dalle sale espositive. Il progetto sarà presentato domani 12 settembre (ore 17:00 all’Auditorium del Mann).

“Il metamuseo, seppur in forma digitale, è un nuovo livello da raggiungere nel valorizzare i depositi per riassociarli al contesto. Lo faremo in una prestigiosa collaborazione internazionale” ha affermato Paolo Giulierini, direttore di Mann. 

La realizzazione del MetaMuseo seguirà passaggi ben definiti nel progetto: la studiosa Cristiana Barandoni, in collaborazione con la collega Floriana Miele, selezionerà nei depositi i reperti da digitalizzare, differenti per tipologia di materiali e contesti. A seguire, il complesso iter della riproduzione in 3D, coordinata dai professori Bernard Frischer e Gabriele Guidi, entrambi Co-direttori del Virtual World Heritage Laboratory. Si partirà dall’acquisizione immagini di ogni opera, per generare il set più completo possibile di punti di vista della loro superficie.

Da qui, la generazione di nuvole di punti tridimensionali, che rappresenteranno un campionamento della superficie del reperto. Le nuvole di punti saranno la premessa per la produzione di un modello superficie: in sintesi, un insieme di poligoni che, nel complesso, presenteranno la forma dell’oggetto. Decisivo, per garantire la fruibilità al pubblico, il passaggio alla mesh texturizzata, che restituirà l’aspetto visuale del manufatto, custodito in un repository digitale.

Il MetaMuseo avrà un taglio didattico, perché alle campagne di studio e acquisizione immagini parteciperanno allievi ed esperti. La prospettiva di lavoro resterà però legata in primis alla conservazione dei manufatti: 

“Questo è anche un progetto volto a preservare il patrimonio sommerso del museo, costituito da reperti invisibili che non sono esposti per motivi di spazio, ricerca e conservazione. Possono essere opere meno note, ma sono altrettanto importanti per la ricerca. Queste testimonianze hanno bisogno di essere tutelate per sopravvivere e sono conosciute”, ha dichiarato Cristiana Barandoni.

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