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Il colossale saccheggio. Terza parte

da | 7 Set 2022 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

…………….Altro cultore e appassionato fu Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone, nominato dal papato principe di Canino, nel viterbese, il quale a Vulci disseppellì centinaia, forse un migliaio di vasi etruschi e greci, e non solo che, alla fine, dopo averli schedati e disegnati e anche pubblicati, per ragioni economiche disperse in Europa e in America tra musei e collezionisti: patrimonio artistico e finanziario difficilmente quantificabile nel suo immenso valore e rarità: in particolare fanno parte di questi reperimenti di Luciano Bonaparte e di sua moglie due preziosi sbalorditivi sarcofagi in grandezza naturale in terracotta con due coppie distese, dei quali è arduo rinvenire gli uguali venduti, per diverse mani, al Museo di Boston e qui visibili.
Altro massimo collezionista romano fu Gianpietro Campana (1809-1880) che mise assieme una collezione smisurata di oggetti di scavo, di numismatica e gemme e cammei e ori e argenteria e una ricca quantità di maioliche: tutto finì nei musei dell’Ermitage di San Pietroburgo, al Victoria and Albert Museum di Londra, al Metropolitan di New York e molto altro al Louvre di Parigi, dove intiere gallerie sono dedicate alla collezione Campana, specie maioliche antiche, oreficeria, sculture, reperti etruschi. Particolarmente significativo sia per il successo riportato, sia per le ricchezze accumulate e sia per la tradizione artigianale impostata grazie ai figli e ai nipoti, fu Fortunato Pietro Castellani (1794-1865) che creò una attività di altissimo pregio nella produzione di oreficeria antica specie di oro e pietre preziose nel rispetto completo delle antiche lavorazioni, naturalmente di pari passo acquistò enormità di oggetti di epoca.
Grave perdita furono i circa cinquecento oggetti tra i quali preziosi bronzetti etruschi accumulati dal collezionista Ridolfini Corazzi a Cortona e poi venduti dagli eredi nel 1819 al Re di Olanda per dodici mila scudi e oggi al Museo di arte antica di Leida, come pure lo straordinario vaso (lebéte) in bronzo alto ca. 68 cm scavato a S.Maria Capua Vetere nel 1847 e poi approdato al British Museum, assieme ad altre preziosità.
Perdita sconvolgente fu la vendita delle opere della Collezione Camillo Borghese a Napoleone, oggi al Louvre, tra cui l’incredibile Vaso Borghese, l’Ermafrodito sul materasso di Gian Lorenzo Bernini, il busto meraviglioso di Antinoo, la statua del Gladiatore e di altri settecento pezzi circa. Opere pittoriche inaudite anche della collezione Borghese lasciarono l’Italia alla chetichella negli anni successivi: di Caravaggio, di Raffaello, di altri grandissimi maestri. Un patrimonio artistico supremo.
Sempre a Roma, miniera inesauribile, altri famosi collezionisti e compratori a favore dei propri paesi furono il diplomatico prussiano Wilhelm Dorow e il Conte polacco Michele Tyskievicz compratore di tutto, specie di glittica cioè medaglie e gemme e cammei. Ardua a inventariare la quantità spacciata ovunque nel mondo direttamente dai tombaroli e scavatori clandestini di tombe etrusche, come pure la quantità dissepolta dagli archeologi stranieri specie nella Puglia e oggi visibile nei musei delle loro città.
Alla fine del secolo, 1800, il mondo dell’arte internazionale fu letteralmente scosso da una apparizione sul mercato semplicemente fantastica. Alle pendici del Vesuvio, in una zona agricola, anche essa totalmente sepolta dalla lava, nei secoli successivi divenuto un bosco verdeggiante, dove il re borbone andava a caccia, qualcuno iniziò a scavare: e fu portato alla luce il cosiddetto tesoro di Boscoreale! Non si saprà mai quale ne fosse la consistenza, sappiamo solo che al Museo del Louvre sono presenti 109 pezzi di argenteria scolpita e cesellata, tutto un servizio da pranzo, di epoca romana, di qualità impareggiabile, mai vista fino allora in tale quantità e qualità; in aggiunta anche mille rarissime monete d’oro fior di conio del primo secolo. Il mondo antiquariale europeo ne fu letteralmente traumatizzato. Si sa che il banchiere parigino Rothschild ne acquistò una parte per la cifra all’epoca favolosa di cinquecentomila franchi. L’Italietta di quegli anni, che aveva rifiutato di acquistare il tesoro, portò in giudizio il proprietario a esportazione clandestina avvenuta: tutto finì in una bolla; non solo, subito dopo il fortunato frodatore nazionale si presentò come deputato e fu perfino eletto alla Camera!

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