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Il ministero arriva troppo tardi e male e il capolavoro di Salvator Dalì vola all’estero

da | 2 Set 2022 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

“Couple aux têtes pleines de nuages”, capolavoro di Salvator Dalì è stato dipinto nel 1937, presumibilmente a Lucca, dove Dalì soggiornò a casa della contessa Anna Blanc. ll dittico fu donato nel 1963 al compositore Giacinto Scelsi, da Frances McCann, artista e gallerista americana in memoria della loro vecchia storia d’amore. Il quadro passò in proprietà alla Fondazione intitolata a Isabella Scelsi sorella di Giacinto. Resto per 14 anni chiuso nel caveau di una banca e poi fu esposto a Palazzo Grassi a Venezia, al Mart di Trento e in diversi musei esteri. Dalla fine degli anni ’50 si trovava in Italia dove è rimasto fino al 15 ottobre 2020 quando, per finanziare le proprie attività, la Fondazione decide di mettere in vendita l’opera tramite la casa d’aste di Londra “Bonhams” che lo vende per circa 9,4 milioni di euro. L’opera è formata da due pannelli racchiusi in cornici dorate, che riproducono le sagome di un uomo e una donna protesi l’uno verso l’altra e le loro teste sono piene di nuvole.
Il titolo del quadro “Coppia con le teste piene di nuvole” sembra aver ispirato l’azione del ministero dei Beni culturali per riportare il dipinto in Italia. Dopo averne autorizzato l’esportazione, il Mibact ha emesso il decreto di annullamento in autotutela dell’attestato di libera circolazione del dipinto e notificato l’atto tre ore prima dell’inizio dell’asta, ordinandone il ritiro. Non basta, il 27 dicembre 2021 il ministero, ha dichiarato il dipinto «di interesse artistico e storico, nonché storico-relazionale, particolarmente importante ed eccezionale per l’integrità e completezza del patrimonio culturale della Nazione». Come è andata a finire? Male per la pubblica amministrazione in quanto il Tribunale amministrativo del Lazio ha ritenuto illegittimi i due decreti del Ministero dei Beni Culturali ( quello notificato prima dell’asta e quello che dichiara l’opera d’interesse nazionale) condannando il ministero a risarcire le spese di giudizio, sostenute dalla Fondazione Scelsi e dalla casa d’aste Bonhams, per 10.000 euro.

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