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Concluso il restauro de “L’Aurora” di Guido Reni

da | 11 Feb 2022 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

Per essere un dipinto che il suo autore realizzò nel 1614 e nella città da cui era andato via perché stanco di Roma, l’Aurora di Guido Reni è un’opera d’arte dalla grande generosità: nei particolari, nella ricchezza delle espressioni e nei colori insoliti, ad affresco e a secco. Un’opera che nonostante le sue grandi dimensioni (7,8 metri per 2,8) Guido Reni realizzò in soli sette mesi e che gli valse 250 ducati.

Il capolavoro di Guido Reni è stato interessato da una grande operazione di restauro che ha parzialmente ricostruito la storia dell’affresco che brilla e ammalia dall’alto della sua volta nel Casino Pallavicini, vicino al Quirinale. È stato un restauro conservativo, iniziato a ottobre 2020 su volontà della famiglia Pallavicini, e continuato per circa un anno sotto la direzione delle restauratrici Laura Cibrario e Fabiola Jatta.

La visione d’insieme è imponente, con i colori più vividi che rendono più chiare e a fuoco le forme. Il Casino Pallavicini sarà aperto al pubblico, limitatamente allo spazio che ospita l’affresco di Guido Reni, ogni primo giorno del mese dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17 con ingresso gratuito.

Un esempio di eleganza ed equilibrio che il pittore di Bologna realizzò per il committente, il cardinale Scipione Borghese, per celebrarne la figura come novello Apollo trionfante sulle tenebre. L’aspetto particolare del restauro è stata la rivelazione del numero preciso dei giorni che Guido Reni ha impiegato per realizzare il dipinto: 23 giornate. Un’informazione che è stata ritrovata attraverso le cesure tra una passata di colore e l’altra che sono state rinvenute sull’intonaco, come afferma la direttrice della Galleria Francesca Cappelletti, intervenuta alla presentazione dei lavori.

I lavori di restauro, affermano Jatta e Cibrario, hanno rilevato altri due restauri avvenuti in passato: il primo nel 1849, a cui seguì un secondo intervento negli anni venti del Novecento, e infine un terzo negli anni Settanta.

Inoltre alcune indagini non invasive “hanno confermato che la tavolozza dell’artista è composta prevalentemente da colori compatibili con la calce, ma non mancano pigmenti come il bianco di piombo, il giallorino, il lapislazzuli e l’azzurrite, che non reggendo la causticità della calce sono stati utilizzati a secco, addizionati a leganti di natura proteica”, affermano Jatta e Cibrario.

Il restauro sarà collegato all’esposizione “Guido Reni a Roma”, che verrà inaugurata il primo marzo alla Galleria Borghese, incentrata proprio sulla permanenza a Roma di Guido Reni, tra il 1601 e il 1614.

Il restauro dell’Aurora, afferma il Ministro Franceschini, “è un’ esperienza di successo che impone a tutti, a partire dal ministero, di lavorare con ancora maggiore convinzione alla valorizzazione dell’immenso patrimonio culturale sia statale che privato”.

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