Matera: scoperte quattro chiese rupestri di origine medievale

da | 27 Dic 2021 | Arte e Cultura

Sotto la superficie della città di Matera, come oggi la conosciamo, sono state scoperte quattro chiese rupestri di origine medievale. Il ritrovamento è stato effettuato grazie alle ricerche di Gianfranco Lionetti e Marco Pelosi, studiosi e autori di un corposo lavoro di archivio denominato “Riflessi storici e toponomastici di Matera”, ma anche grazie all’aggiornamento catastale dei beni comunali a cura diFrancesco Foschino e Raffaele Paolicelli.

I due eventi hanno riportato alla luce le quattro chiese: Sant’Eugenia in via D’Addozio, San Cataldo al Lombardo, Sant’Andrea alla Civita nei pressi di Via Civita, e San Bartolomeo vecchia in Via San Bartolomeo, tutte con storie diverse, occultate per destinazione domestica, alberghiera, funzionalità al passaggio e altro ancora.

La chiesa di Sant’Eugenia, è situata di fronte i giardini di S.Agostino, il cui ingresso fu quasi totalmente interrato nei primi del Novecento, data la realizzazione di un terrapieno per costruire proprio via D’Addozio. Già nel catasto del 1998 venne segnalato che la cavità presentasse architetture tipiche dei luoghi di culto. Per questo, sia Lionetti e Pelosi che Foschino e Paolicelli hanno ipotizzato il collocamento della chiesa. Tramite un varco residuale e una scala telescopica, Foschino e Paolicelli si sono calati all’interno della cavità, confermando la loro previsione. Nonostante la chiesa oggi, presenti una diversa conformazione, si possono individuare due cappelle laterali e due absidi. Le cappelle laterali hanno delle conche absidali con triplice cerchio concentrico, e tre archi ciechi dotati ciascuno di una tripla ghiera. Le due absidi si differenziano tra di loro, poiché quella di destra riprende lo schema delle conche absidali delle due cappelle ma quella di sinistra offre tre fasce concentriche di bassorilievi con motivi triangolari che vanno a concatenarsi alteranti. Altri decori completano poi quella che ad oggi potrebbe essere l’abside aniconica più importante del patrimonio rupestre nazionale.

Il sito della chiesa di San Cataldo al Lombardo invece, situato in Via Rosario, non è mai stato segnalato in precedenza. L’individuazione ottenuta grazie a Lionetti e Pelosi, è stata poi accertata dal sopralluogo di Foschino e Paolicelli. La chiesa è divisa in tre ambienti, ciascuno con autonomo accesso. La planimetria è complessa e non di facile costruzione ma si presenta con una navata centrale, cappelle laterali (o forse due navate laterali) e una nicchia orientata, realizzata per avere un altare orientato a Est.

Nei pressi di Via Civita, si trova invece la chiesa di Sant’Andrea alla Civita, che fu vittima di un rovinoso crollo nel 1904 che causò la muratura di alcune cavità artificiali per facilitare il passaggio, tra cui quella contenente la chiesa di Sant’Andrea. L’accesso alla stessa è difatti molto complesso ed è possibile tramite una cavità sospesa nel vuoto, ricavata da un arco situato nella possente muratura della strada nuova. Da questa, tramite una breccia nella parete rocciosa, Foschino e Paolicelli, hanno ritrovato la chiesa, ad impianto basilicale. Anche con la presenza di numerosi detriti, si scorge la navata di sinistra, parzialmente inagibile, numerosi varchi tra le navate, un’abside della navata centrale munita di ghiera sommitale con affreschi, una tomba ad arcosolio nella navata destra, e una campata presbiteriale con una calotta a mo’ di cupola.

In ultimo,la chiesa di Via San Bartolomeo, è stata ritrovata in prossimità di un’altra chiesa costruita e dedicata proprio a San Bartolomeo, poi convertita in abitazione negli anni Trenta, datata però come post-medievale. Grazie a questo, Foschino e Paolicelli nel corso delle ricerche hanno scovato l’ultima chiesa dopo aver ipotizzato la sua presenza sempre legata al santo ma con una datazione precedente a quella convertita negli anni Trenta. Della nuova scoperta, è interamente superstite la parte presbiteriale.

Secondo i primi studi effettuati sulle recentissime scoperte, la chiesa di San Bartolomeo è del XII secolo, mentre le altre tre appartengono al XIII secolo.

Il dettaglio delle quattro chiese e degli approfondimenti circa alcuni affreschi situati nella chiesa di Santa Cesarea e in una chiesa anonima in via Madonna delle Virtù, sarà riportato in uno speciale dedicato nel numero 18 della rivista Mathera, in distribuzione dal 21 dicembre in poi.