Il magnate Steinhardt patteggia: l’affresco di Ercolano tornerà a casa?

da | 10 Dic 2021 | Arte e Cultura

Nella lista delle 180 opere d’arte trafugate dal miliardario Michael Steinhardt, che dopo aver raggiunto un accordo con la giustizia americana sarà costretto a restituire, c’è anche un affresco proveniente da Ercolano.

L’opera presumibilmente risalente al 50 d.C. e che secondo quanto ricostruito fu saccheggiata nel 1995 per fare la sua comparsa sul mercato proprio il 10 novembre di quell’anno, rappresenta un giovane Ercole che strangola un serpente inviato da Hera per ucciderlo.Il valore dell’affresco, acquistato da Steinhardt dal mercante d’arte Robert Hecht, si aggira attorno al milione di dollari e il suo ritorno a casa è stato fortemente rivendicato dal sindaco di Ercolano, Ciro Bonajuto, che ha lanciato un appello al premier Draghi e al ministro della Cultura Franceschini, subito dopo aver appreso la notizia del patteggiamento di Steinhardt.

Ma se l’affresco ercolanese farà ritorno a casa, bisognerà essere certi della sua provenienza, che ad oggi è ancora incerta. Infatti, gli esperti guidati dal direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, stanno cercando di capire la collocazione esatta dell’opera, dal momento che non è catalogata. Un’ipotesi, ricollega l’affresco all’ampia rappresentazione delle dodici fatiche di Ercole della basilica noniana.

Il soggetto dell’opera è comunque molto ricorrente nell’iconografia romana, tanto che un affresco simile è custodito al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN). Ma gli esperti rassicurano che con una futura esposizione dell’opera ai raggi X, sarà più facile capirne la provenienza e stabilire se sia un affresco “ercolanese” o romano, dato che spesso in passato, è stato difficile riportare tale distinzione.

Su questa incertezza di certo non ha indugiato Steinhardt, che ha fatto si che quest’opera rientrasse nel suo bottino dal valore complessivo di 70 milioni di dollari.

Prima di arrivare al patteggiamento, Steinhardt è stato protagonista di una lunga indagine iniziata nel 2017, che ha evidenziato che l’uomo era in possesso di opere saccheggiate in 11 Paesi e contrabbandate tramite ben 12 criminali trafficanti d’arte. Tramite la collaborazione avuta con i nostri carabinieri, è emerso che alcuni manufatti erano arrivati nelle mani del magnate anche grazie a dei personaggi noti alla giustizia italiana come Giacomo Medici e Gianfranco Berchina, mercanti d’arte condannati.

Il miliardario, nato nel 1940 nel quartiere di Brooklyn, nonostante le sue attività illecite è un grande finanziatore della New York University e numerose charity ebraiche, con delle sezioni dedicate al suo nome al Metropolitan Museum e al Giardino Botanico di Brooklyn.

Ma, a detta di Cyrus Vance, procuratore di New York, sono state proprio le sue attività che non hanno conosciuto confini né morali né geografici volte ad arricchire la sua collezione, ad avergli causato il bando a vita per il quale non potrà più acquistare antichità, neanche sul mercato legittimo.