“Le Carte di Arborea”, i falsi più celebri della storiografia sarda alla Biblioteca di Cagliari

da | 26 Ott 2021 | Arte e Cultura

Nella Biblioteca di Cagliari, monumentale complesso architettonico del ‘700, sono custodite le cosiddette ‘Carte d’Arborea’, i falsi più famosi della storiografia sarda, capaci di ingannare, nella seconda metà del 1800, gran parte degli accademici dell’isola. Ciò offre ai visitatori un inaspettato viaggio non solo tra le bellezze architettoniche della Biblioteca, ma tra gli ‘inganni’ della Storia.

“I falsi di Arborea, inizialmente datati nel 1200, furono creati artificialmente a metà del XIX secolo dall’archivista Ignazio Pillito, quindi diffusi nel 1854 da un prete. Si tratta di documenti, cronache e poesie scritte in latino, italiano e soprattutto in un linguaggio fantastico, una inesistente lingua sarda medievale”, racconta il direttore della Biblioteca, Martino Marangon. “Furono prodotti per dimostrare che esisteva una scuola poetica di Oristano ancora più antica della scuola siciliana – spiega – e prima di essere smascherati dall’Accademia delle scienze di Berlino, nel 1870, in molti ci cascarono. Ma riportando le parole del famoso storico Marc Bloch, il falso non può essere qualcosa di cui sbarazzarsi, come pensavano i positivisti, perché è anch’esso un’informazione storica. Occorre quindi capire chi l’ha fatto e per quale motivo”.

Un antichissimo manoscritto della Divina Commedia, databile al XIV secolo, presenta nel testo alcune terzine aggiunte e spurie, attribuibili a modifiche apportate successivamente alla prima stesura. E ancora, il ‘Monstrorum historia‘ di Ulisse Aldrovandi, imponente trattato scientifico con illustrazioni pubblicato nel XVII secolo, in cui il grande naturalista e botanico bolognese descrive deformità umane e animali, con una sezione sui mostri della mitologia e sulle credenze legate alla tradizione popolare. (Agenzia DIRE)