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Pompei: per la prima volta verrà usato un robot per restaurare affreschi e vasi

da | 6 Set 2021 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

In partenza a Pompei RePAIR, acronimo di Reconstruction the past: Artificial Intelligence and Robotics meet Cultural Heritage (“Ricostruire il passato: l’intelligenza artificiale incontra i beni culturali”), un progetto europeo che vedrà la robotica al servizio dell’archeologia. RePAIR, presentato il primo settembre a Pompei, è stato avviato col coordinamento dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Sostanzialmente, per la prima volta la tecnologia aiuterà l’archeologia nel ricostruire antichi manufatti frammentati in migliaia di pezzi quasi impossibili da assemblare per l’occhio umano dei restauratori. I robot, guidati da un tecnico attraverso il computer, saranno in grado di riconoscere anche le schegge più piccole e, tramite avanzati sistemi di scannerizzazione 3d, di utilizzarle per ricostruire l’oggetto a cui appartenevano.

“È la prima volta che si attiva un procedimento del genere”, dichiarano dagli scavi. “Le anfore, gli affreschi, i mosaici – spiega il direttore del Parco di Pompei,Gabriel Zuchtriegel – vengono spesso portati alla luce con molte parti mancanti. Quando il numero dei frammenti è molto ampio, con migliaia di pezzi, la ricostruzione manuale è quasi sempre impossibile o comunque molto laboriosa e lenta. RePAIR, frutto di ricerca e competenza tecnologica, si pone l’obiettivo di risolvere un problema atavico”, afferma il direttore.

Parte del lavoro di robotica sarà certamente costituito dai frammenti degli affreschi della Schola Armaturarum, dovuti al crollo dell’edificio nel 2010 e in parte ancora non ricollocati. Esempio iconico di grandi affreschi del patrimonio culturale mondiale che si trovano in stato frammentario e sono conservati nei depositi del Parco Archeologico di Pompei. Ma il progetto partirà dal soffitto Casa dei Pittori al Lavoro, nell’Insula dei Casti Amanti, danneggiato durante l’eruzione del 79 d.C. e poi ridotto in frantumi con i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, che colpirono pesantemente il Parco archeologico.

In questo contesto lavora già a partire dal 2018 il gruppo di esperti di pitture murali dell’Università di Losanna, guidato dal professor Michel E. Fuchs, con un programma di studio e di ricomposizione manuale. L’attivazione di RePAIR sarà quindi parallela e coordinata con quella dell’équipe svizzera e consentirà di confrontare due diverse metodologie di lavoro e i loro risultati.

Altri partner del progetto RePAIR – oltre al Parco Archeologico di Pompei e all’Università Ca’ Foscari di Venezia (ente coordinatore) – sono la Ben-Gurion University of the Negev di Israele, l’Iit – Istituto italiano di tecnologia, l’Associacao do Instituto superior tecnico para a investigacao e desenvolvimento del Portogallo, la Rheinische riedrich Wilhelms Universitat di Bonn in Germania ed il ministero della Cultura.

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