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Colosseo, al Palatino rinasce il Giardino segreto Farnese all’insegna della sostenibilità

da | 29 Mag 2021 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

“Chi fa piantare alberi vive lungo tempo”. Da Marco Polo a Giacomo Boni e attraverso di lui fino a oggi, è possibile ammirare nuovamente uno dei “luoghi più belli del mondo” e rivivere di nuovo la Storia che lo ha attraversato. E infatti sembra proprio di veder camminare il fratello del cardinale Richelieu per quei viali, di percepire le manifestazioni di ammirazione che generavano in ognuno i Giardini Segreti dei Farnese, che sul Palatino hanno deciso di manifestare a tutti il lusso di una delle famiglie più importanti del Rinascimento. E’ in questo luogo che sono state piantate camelie, rododendri e lantane, ed è qui che sono stati messi pappagallini nelle loro celebri gabbie. Ed è in questo luogo che per merito di un restauro iniziato dal Parco Archeologico del Colosseo durante il lockdown del 2020 sono ritornati a vivere i fasti propri dei Farnese.

Non più insolite come ai tempi, ma sicuramente più iconiche per il messaggio di sostenibilità e salvaguardia ambientale, quello che ha percepito Boni quando oltre cento anni fa decise di riordinare il giardino in seguito ai grandi scavi che aveva riguardato la zona, eliminando ciò che era stato degli arbusti rinascimentali. “Era un archeologo giardiniere, con la passione per la cura del verde. E proprio qui Boni, prima di morire organizzò un concerto di arpa, e noi vogliamo commemorarlo proprio con la sua musica”, dichiara Alfonsina Russo, direttrice del Parco archeologico del Colosseo, che ha dato vita ai nuovi giardini con un concerto dell’arpista Giuliana De Donno, alla sua prima esibizione in seguito a più di un anno di inattività a causa della pandemia.

Ma ora gli Horti farnesiani sono il centro della ripartenza, incorniciata anche dalla fioritura della rosa Augusta Palatina. “La creammo nel 2019 con un ibrido che racchiude il patrimonio genetico di alcune delle rose più antiche giunte fino a noi ma nel 2020 non sbocciò, come a sentire la tragedia che la circondava. Oggi sta fiorendo e per noi è un segno di buon auspicio e di speranza. Restituiamo così al pubblico questo luogo unico al mondo, segno dell’attenzione del Parco alla sostenibilità e alla tutela dell’ambiente e del paesaggio”, ha affermato Russo.

A coordinare l’operazione di restauro è stata Gabriella Strano, architetto paesaggista del Parco che sui giardini del Palatino ha scritto la sua tesi di laurea, affermando che in questo luogo la figura sempre presente è Giacomo Boni che ha piantato alberi ormai centenari, citando la frase che l’archeologo prese a Marco Polo.

Boni inizialmente si orientò per un giardino romantico, in seguito per un giardino più architettonico. “Il risultato era una sintesi in cui ripropose tutte le piante che avevano stupito i visitatori dei Farnese, perché sconosciute”. Con il suo gruppo di lavoro, a cui hanno partecipato anche gli studenti della Sapienza, Gabriella Strano ha riportato nel giardino il numero presente precedentemente degli scavi ottocenteschi, e questa settimana ha avvito il cantiere sull’ultima parte che dovrà essere rifinita e in cui verrà restaurato anche il labirinto di Boni.

L’operazione inoltre ha incluso anche la creazione di un sistema di drenaggio delle acque piovane che, non più contenute dal terreno, potevano finire nella Domus Tiberiana; un drenaggio in fibra di cocco e un intervento sulle pendenze conducono l’acqua piovana alla fogna principale. “Ma in futuro vorremmo raccoglierla in una antica cisterna che c’è qui sotto”, dichiara l’architetto, che si dice però preoccupata per la grande concentrazione di pappagalli. “Ma abbiamo trovato anche un nido di picchio che ha fatto i piccoli, un volatile importante per Roma, visto che la leggenda vuole che sia stato proprio un picchio, insieme alla Lupa, a portare da mangiare a Romolo e Remo”.

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