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Arte, Firenze: riprende il restauro della Pietà di Michelangelo nel Museo dell’Opera del Duomo

da | 17 Set 2020 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

Il restauro della Pietà di Michelangelo (anche detta Pietà Bandini o dell’Opera del Duomo), cominciato a novembre ed in seguito arrestato a causa del Covid-19, è stato riavviato nel Museo dell’Opera del Duomo a Firenze. Per la prima volta, da lunedì 21 settembre, si potrà avere accesso al cantiere di restauro mediante eccezionali visite guidate (possibili per un massimo di cinque persone alla volta) con i restauratori e gli esperti dell’Opera di Santa Maria del Fiore. La prima pulitura della superficie, conclusa sul retro del gruppo scultoreo e in una fase iniziale sulla parte anteriore, sta mostrando la cromie che sono il risultato di precedenti trattamenti del marmo e dettagli non noti della Pietà di Michelangelo, a partire dai segni di lavorazione realizzati con strumenti diversi, alle impronte dei tasselli del calco ottocentesco, ai segni di operazioni precedenti – poco visibili, presenti sotto uno spesso strato di depositi di polvere mista a cere, accumulate e modificate in più di 470 anni di esistenza dell’opera. Le indagini diagnostiche, svolte nelle prime fasi dell’operazione ed in corso per analizzare nuovi elementi portati alla luce, hanno fornito informazioni preziose per la conoscenza del gruppo scultoreo e per il suo restauro.

Della Pietà di Michelangelo non vi sono patine storiche, a parte alcuni segni rilevati alla base della scultura, ancora da confermare. Appurata, invece, è la rilevazione di notevoli quantità di gesso, residui del calco ottocentesco, effetto dell’alterazione del marmo per solfatazione. Alla luce di queste considerazioni, si è scelto di cominciare l’intervento con delle prove di pulitura, in modo da individuare il metodo maggiormente adeguato, ed in seguito di procedere con l’operazione dal retro, in cui vi era una concentrazione maggiore di depositi, servendosi di tamponi di cotone imbevuti di acqua deionizzata, leggermente riscaldata: una metodologia non invasiva, graduale e controllata. Per le cere presenti sulla superficie del gruppo scultoreo, sia in modo diffuso (conseguenza dei trattamenti che si sono svolti nel corso degli anni) sia in modo puntiforme (a causa di gocciolature dovute alle colature dei ceri presenti sull’altar maggiore della Cattedrale di Firenze, sulla cui parte posteriore l’opera è rimasta collocata per 220 anni) si è deciso di unire, nei casi più difficili, la pulitura ad acqua con l’utilizzo del bisturi.

Il restauro è stato commissionato dall’Opera di Santa Maria del Fiore, finanziatodallaFondazione non profit Friends of Florence, sotto la tutela della Soprintendenza Abap per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, è stato affidato a Paola Rosa, che ha alle spalle una trentennale esperienza su opere di grandi nomi del passato, tra cui Michelangelo stesso. L’intervento vedrà la collaborazione anche di un’équipe di professionisti interni ed esterni all’Opera, tra i quali Annamaria Giusti, già direttrice del settore dei materiali Lapidei dell’Opificio delle Pietre Dure.

Il restauro in corso deve essere considerato il primo realizzato sulla Pietà dell’Opera del Duomo, dal momento che le fonti non rivelano consistenti operazioni realizzate in passato, ad eccezione di quella svolta poco dopo la sua realizzazione da Tiberio Calcagni, scultore fiorentino, conoscenza di Michelangelo, fino al 1565. Nel corso di 470 anni di esistenza, in seguito ai molti passaggi di proprietà e le difficili vicende storiche, è possibile immaginare che la Pietà sia stata sottoposta a diverse operazioni di manutenzione che tuttavia non sembrano essere documentate, perché ritenute semplici interventi di routine. Appare documentata invece il calco realizzato nel 1882, del quale abbiamo la copia in gesso presente nella Gipsoteca del Liceo Artistico di Porta Romana a Firenze.

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