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Restaurata la Cripta degli Affreschi di Aquileia

da | 4 Feb 2020 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

Il restauro della Cripta degli Affreschi della Basilica Patriarcale di Aquileia (Udine) è giunto al termine dopo quattro anni; il lavoro d’intervento, presentato il 1 febbraio, prevedeva la pulitura e il restauro degli affreschi presenti nelle volte della navata centrale e di quella sinistra. Il lavoro è stato compiuto da Opera Est conservazione e restauro di Trieste.

L’intervento di restauro, iniziato nel 2015, ha avuto un costo di 131 milioni di euro; è stato finanziato dalle tre Fondazioni bancarie regionali: Fondazione Friuli, Fondazione Ca.Ri.Go e Fondazione CRTrieste.

La Cripta degli Affreschi risale al IX secolo d.C., mentre gli affreschi sono datati 1100 circa. Sugli affreschi della volta è presente il ciclo di Storie di Ermacora, composto da diciannove scene. Sant’Ermacora, ricordato in compagnia di Fortunato, è un protomartire di Aquileia, nonché primo vescovo della comunità e il ciclo di affreschi narra proprio le origini del Cristianesimo nella città dovute a questo santo.

Le quattro lunette, invece, contengono alcune scene della Passione di Cristo e la Morte di Maria, mentre i pennacchi sono impreziositi con raffigurazioni di santi. La volta centrale è stata affrescata la Madonna in trono col Bambino, tra i simboli degli Evangelisti (Uomo, Leone, Bue e Aquila) e Cristo in trono contornato da alcuni angeli.

L’intervento di restauro era più che necessario. In primo luogo, era necessario intervenire sugli intonaci e sulla superficie della Basilica. Per rafforzare gli intonaci e la stuccatura di crepe, ha spiegato la titolare di Opera Est Claudia Ragazzoni, sono stati adoperati calci e sabbie naturali. Inoltre, il restauro pittorico è stato realizzato tramite velatura sulle abrasioni e con l’utilizzo di colori ad acquarello.

Come spiega Elisabetta Francescutti, direttrice tecnica dei restauri, la pellicola pittorica dei dipinti mostrava «sollevamenti e difetti di adesione sulle superfici delle volte», sia per via dell’umidità, sia per le resine sintetiche utilizzate durante interventi precedenti.

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