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La Grecia rivuole i marmi del Partenone e Londra chiede il riconoscimento della proprietà

da | 24 Set 2019 | Arte e Cultura

«Come prima mossa, caro Boris, prestami le sculture del Partenone per un certo periodo entro il 2021 e io ti manderò a Londra manufatti molto importanti che non hanno mai lasciato la Grecia e non sono mai stati esposti, per una mostra al British Museum». E’ la richiesta del primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis al collega inglese Boris Johnson sulla questione del prestito delle opere in marmo alla Grecia e la richiesta del riconoscimento della proprieta delle stessa da parte della Grecia a favore del Regno Unito. Ma il vero oggetto della contesa sono i marmi del Partenone esposti nella galleria del Partenone al British Museum a Londra. Il nuovo museo dell’Acropoli di Atene, inaugurato nel 2009, ha già progettato un’area al suo interno per ospitare i marmi, quando e se torneranno.

Riporta il quotidiano La Stampa: Le intenzioni di Mitsotakis, sono serissime: «La nostra ambizione e il nostro desiderio sono di creare le condizioni necessarie affinché l’eredità culturale della Grecia viaggi per il mondo, e trasmettere in questo modo il grande contributo del nostro Paese alla civiltà occidentale». Lo scambio tra i capolavori di Fidia e inedite sculture arriva in preparazione del grande festeggiamento che ci sarà ad Atene tra due anni, per il bicentenario della Rivoluzione greca e dell’indipendenza, con eventi e una grande mostra. L’occasione vorrebbe che la vecchia ferita dei marmi del Partenone, portati via da Lord Elgin nel 1803, potesse essere rimarginata, rimettendoli insieme. Dei 115 blocchi di fregi conservati (160 metri in tutto), 50 metri sono esposti nella capitale greca e 80 a Londra (14 metope), al British Museum. Altri 8 musei in Europa si dividono il resto con la scultura classica, tra cui il Louvre, considerata come la più preziosa in suo possesso, raffigurante un centauro che combatte contro una donna lapita. Tra Grecia e Regno Unito, il paradosso è che vi sono complessi di statue divise un pezzo qua un pezzo là, dopo che lord Thomas Bruce, conte di Elgin e ambasciatore britannico in Turchia dal 1799 al 1803, le asportò dal Partenone, con l’autorizzazione del sultano di Costantinopoli, che all’epoca regnava anche sulla Grecia (pagò di tasca sua 74 mila sterline tra spese di trasporto e tangenti, quasi un milione di euro dei nostri giorni. I greci non hanno mai perdonato quello che considerano un furto.

«L’acropoli non appartiene alla Grecia, ma all’umanità. Però se si vuole ammirare il monumento in tutta la sua unità, bisogna vederlo in situ» è la tesi esposta da Mitsotakis che intanto trova una sponda favorevole nel presidente francese Macron che durante la sua visita ad Atene ha dichiarato la disponibilità della Francia a prestare alla Grecia fino al 2021 il fregio esposto a Parigi da 200 anni.

La battaglia è destinata a durare ancora a lungo, anche se un referendum di YouGov del 2014, mostra che solo il 23% dei britannici ritiene che i capolavori debbano restare a Londra.

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