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La “Madonna della Cesta” di Rubens è tornata a Palazzo Pitti dopo 3 anni di restauro

da | 20 Set 2019 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

Dopo un restauro duratooltre tre anni, la “Madonna della Cesta” del famoso pittore fiammingo Pieter Paul Rubens ha fatto ritorno alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze. L’intervento di restauro, affidato nel 2016 all’Opificio delle Pietre Dure,ha restituito al dipinto la suaoriginaria verve cromatica, persa nel tempo a causa del sovrapporsi delle vernici utilizzate nel corso degli interventi di restauro precedenti; in alcuni punti, addirittura, il colore risultava sollevato o staccato. È stato inoltreammorbidito il supporto di legno che sostiene l’opera, irrigiditosi eccessivamente in seguito ad una vecchia azione di consolidamento. Dopo il “Vaso di Fiori” di Jan Van Huysum, trafugato dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, e la “Madonna della Gatta” di Federico Barocci, rimasta per più di 10 anni nei depositi degli Uffizi, il celebre quadro di Rubens è l’ennesima opera che quest’anno torna ad impreziosire gli spazi di Palazzo Pitti. “Continueremo su questa strada, per rendere Palazzo Pitti, come merita, il più grande scrigno dei tesori artistici di Firenze”, ha commentato il direttore Eike Schimdt.

Cecilia Frosinini, che ha supervisionato il restauro, il quale è stato eseguito da un team di specialisti qualiFrancesca Ciani Passeri, Patrizia Riitano e Andrea Santacesaria, ha spiegato che “adesso nella Madonna della Cesta è di nuovo possibile ammirare i dettagli degli incarnati e delle capigliature, che rimandano ad una verità tutta fiamminga della resa naturalistica dei personaggi e che avvicinano i protagonisti sacri alla ritrattistica domestica tanto cara a Rubens”. Dalle analisi diagnostiche che hanno preceduto il restauro, inoltre, sono emerse sulla superficie del dipinto tracce di carta, che potrebbero essere riconducibili al cartone preparatorio utilizzato dall’artista fiammingo. Questa ed altre suggestive ipotesi di elevato interesse scientifico verranno analizzate e spiegate dall’Opificio delle Pietre in uno studio scientifico sull’opera, di prossima pubblicazione.

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