Franceschini ritira i decreti attuativi della riforma voluta da Bonisoli e organizza la sua squadra.

da | 12 Set 2019 | Arte e Cultura

“E’ soltanto una misura cautelativa perche’ sono decreti fatti in agosto, quando la crisi politica era gia’ aperta, e quindi non c’e’ la volonta’ di disfare. Semplicemente guardiamo con attenzione”. Lo ha detto il ministro dei Beni culturali con delega al Turismo, Dario Franceschini, arrivando all’Auditorium Parco della Musica di Roma per la cerimonia dei 150 anni dell’Associazione italiana editori, a chi gli chiedeva un commento sul ritiro dei decreti attuativi della riforma dell’ex ministro Alberto Bonisoli.

Molti dei presenti all’evento, hanno sostenuto con dichiarazioni, la decisione annunciata dal ministro.

Perfino dall’opposizioni il capogruppo in commissione e responsabile Cultura di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone ha dichiarato: ”Franceschini ritirerà i decreti attuativi della riforma dell’amministrazione del Mibac voluta da Bonisoli. Fratelli d’Italia fu l’unica forza politica a contrastare questa assurda concentrazione di potere verso la segreteria generale, non a caso voluta proprio dal segretario generale Panebianco e di cui Bonisoli è stato mero esecutore. Franceschini mostri discontinuità con l’azione di Bonisoli ma anche con le politiche da lui attuate durante la sua precedente guida del ministero di Via del Collegio Romano”

“La volontà del ministro Dario Franceschini di bloccare e rivedere la riforma del suo predecessore al Mibac è una bella notizia perché segna la vittoria del buonsenso su una logica autoreferenziale che pensa dall’alto e da Roma di decidere le sorti delle comunità locali” è la dichiarazione del deputato fiorentino, già segretario della VII commissione ( Cultura, Scienza e Istruzione) nella precedente legislatura, Gabriele Toccafondi “L’autonomia dei musei – prosegue Toccafondi – è uno strumento fondamentale di crescita economica, turistica e culturale ma anche di responsabilità e di presa in carico di responsabilità. Se questo governo continuerà a fare le cose e non a bloccarle, se proseguirà nel dialogo con i territori e a non a considerarli nemici politici, allora avrà lunga vita”.

Sostegno anche da Firenze dal sindaco Dario Nardella: ”Il ministro Franceschini ha fatto bene, credo che sia anche legittimo congelare la riforma in modo da poter verificare con calma quali sono gli aspetti da modificare e quelli da confermare. Mi auguro che la parte della riforma che riguarda Firenze venga rivista nel suo complesso, che si metta mano anche al declassamento del museo dell’Accademia che deve tornare a livello degli altri grandi musei statali dotati di autonomia”.

Questo è solo il primo segnale dei cambiamenti in corso al ministero. Torna la T di turismo, appena l’apposito decreto sarà approvato per consentire il ritorno a casa delle competenze sulla materia turismo, dopo un anno al ministero dell’Agricoltura dove furono trasferite per volontà del ministro Centinaio esperto, lavorativamente parlando, di turismo.

Tornano, con qualche medaglia in più, i protagonisti della precedente stagione di Franceschini al ministero. Il professore Lorenzo Casini “autore” della riorganizzazione voluta da Franceschini è già stato nominato capo di gabinetto ma alcune voci lo posizionano tra i probabili sottosegretari del ministero.

Salvo Nastasi il potente direttore (ma è stato anche dipendente di VII livello del mibac) sempre presente nelle vicende importanti del Mibac già dal 2001 con il ministro Giuliano Urbani con l’incarico di direttore generale per lo spettacolo dal vivo. Poi sempre a salire fino a capo di gabinetto con i ministri Bondi, Galan, Ornaghi, ed oggi probabile segretario generale al posto di Giovanni Panebianco. Troverà ad attenderlo una “dote” di superpoteri grazie alla riorganizzazione appena attuata da Bonisoli, che probabilmente, il ministro Franceschini non “smontera”, almeno non subito.

Con il “rientro” del turismo al mibac potrebbe tornare il precedente direttore generale Francesco Palumbo (oggi direttore dell’agenzia regionale di promozione turistica della Toscana) “papà” del Piano nazionale strategico del turismo, approvato con il governo di centro sinistra, predisposto con un percorso partecipato ma inattuato.