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Secondary ticketing, “colpiti” gli Uffizi. Polemiche sulle recenti contromisure adottate dal governo

da | 10 Lug 2019 | Arte e Cultura, Leggi e regolamenti

74 euro per il biglietto d’accesso alle Gallerie degli Uffizi. È questo l’ultimo caso eclatante di secondary ticketing che ieri è stato denunciato dal giornalista francese Laurent Marsick su Twitter. Ilsecondary ticketing consiste nella vendita su piattaforme online di biglietti per eventi, mostre e manifestazioni, a prezzi maggiorati rispetto a quelli applicati sui canali ufficiali. L’assessore alla Cultura di Firenze, Tommaso Scacchi, ha definito questo episodio “inammissibile” e ha dichiarato di voler richiamare l’attenzione sui siti secondari di rivendita che però si presentano come ufficiali al prossimo tavolo della Firenze card. Eike Schmidt, il direttore delle Gallerie degli Uffizi, attraverso un comunicato stampa ha invece reso noto di aver predisposto “una black list dei siti che compiono questo tipo di operazioni illegali” e di collaborare, ormai da tre anni, con Polizia Postale, Guardia di Finanza, Carabinieri ed Avvocatura dello Stato per contrastare questo “deprecabile fenomeno”.

Il tema del secondary ticketing è stato anche uno dei protagonisti dell’ultima legge di bilancio, all’interno della quale, per l’appunto, un emendamento inserito dal deputato Segio Battelli ha stabilito che dal 1° luglio 2019 per gli spettacoli organizzati in locali di capienza superiore ai 5000 spettatori devono essere erogati biglietti nominali. Questa misura però non ha riscosso il favore in primis di Assomusica, l’Associazione Italiana Organizzatori e Produttori Spettacoli di Musica dal vivo, i cui membri hanno fatto presente come la soluzione in questione non sia efficace, poiché porta unicamente i siti secondari di rivendita a offrire un ulteriore servizio a pagamento, il cambio del nome, e rende le code di accesso ai palazzetti o agli stadi in cui vengono organizzati i concerti ancora più lunghe a causa del controllo dei documenti. Scetticismo è giunto anche da Roberto Rampi, membro della commissione Cultura, il quale, nel corso della conferenza stampa tenuta al Senato dai senatori PD insieme al presidente di Assomusica Vincenzo Spera, ha fatto le seguenti dichiarazioni: “Abbiamo presentato due emendamenti, così la maggioranza può scegliere. Il primo emendamento abroga tout court la norma sull’obbligo del biglietto nominale, che dal 1° luglio ha già causato file ai concerti, disagi, aumento dei costi, è inutile e dannoso. Il secondo emendamento, che riteniamo di compromesso, ricalca quello presentato dal leghista Centemero al decreto Crescita, poi ritirato, e dispone una proroga di 6 mesi per l’entrata in vigore della norma”. “Vediamo come va”, così ha risposto alle critiche Alberto Bonisoli, il ministro dei Beni e delle Attività Culturali. “La norma – ha proseguito – è in vigore, di fatto, da una settimana. Diamoci un tempo ragionevole per vedere come sta funzionando, e nel momento in cui ci fossero delle cose che non ci convincono, non ci muore nessuno”. Intanto al Senato è stata già apportata una prima modifica, ovvero sono stati esclusi dall’obbligo di nominalità del biglietto i parchi divertimento, che possono avere capienze superiori alle 5 mila persone ma che di fatto non sono interessati dal fenomeno del secondary ticketing.

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