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Scoperto un affresco del 1100 a Sant’Alessio a Roma; per la Soprintendenza era già noto

da | 1 Lug 2019 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

Nascosto per quasi 900 anni, stava in un’intercapedine nella chiesa di Sant’Alessio all’Aventino, il grande affresco medievale del 1100 dai colori in incredibile stato di conservazione. “Un ritrovamento assolutamente eccezionale”, dichiara all’ANSA, la storica dell’arte Claudia Viggiani, autrice della scoperta, “anche per l’iconografia rarissima dei due personaggi che si riconoscono nella parte del dipinto al momento visibile, con tutta probabilita’ Sant’Alessio e il Cristo pellegrino”. Ma la scoperta non sembra essere così attuale. Il soprintendente speciale di Roma per Archeologia e Paesaggio, Francesco Prosperetti, spiega in una nota che l’affresco “era stato scoperto diversi anni fa. La Soprintendenza Speciale di Roma, ha avviato un progetto di studio e di restauro sul dipinto, con anche delle ipotesi per renderlo fruibile, al termine del quale lo presentera’ alla stampa”. Quindi Prosperetti prosegue: “Non nascondo un certo imbarazzo a leggere di notizie da parte della dottoressa Claudia Viggiani, che l’ha divulgata, perche’ lavora anche per la Soprintendenza ma non fa parte della nostra pianta organica. Per questo avrebbe dovuto concordare con noi qualunque dichiarazione”. L’affresco che e’ stato rinvenuto e’ solo parzialmente riemerso; attualmente il dipinto misura 90 centimetri di larghezza per oltre 4 di altezza, mentre la parte dell’affresco ancora nascosta ha le stesse dimensioni. Il progetto di restauro e studio e’ volto a stabilire la fattibilita’ di un completo recupero della pittura che, oltre a quella ora visibile, comprendeva anche altre figure.

La spiegazione potrebbe essere nel mezzo delle due versioni. La Viggiani non avrebbe scoperto l’esistenza del dipinto, già noto alla Soprintendenza, ma il luogo dove cercarlo. “Tutto e’ partito durante una ricerca d’archivio”, racconta Viggiani. Una lettera scritta nel 1965 dall’Ufficio speciale del Genio Civile per le Opere edilizie della capitale alla Soprintendenza ai monumenti per il Lazio, descriveva “un affresco in ottimo stato di conservazione” rinvenuto durante i lavori per il consolidamento di una torre campanaria. Nella lettera non c’era alcuna indicazione della collocazione dell’affresco. “C’e’ voluto un po’, ma alla fine l’ho trovato”, commenta la storica dell’arte.

L’intercapedine che nasconde il tesoro e’ pero’ ancora inaccessibile per evidenti problemi di sicurezza. Gli esperti che l’hanno visto lo descrivono come: “una esplosione dei colori, il nero cosi’ intenso dello sfondo, il cinabro del mantello, la lucentezza delle aureole. Ma anche lo sguardo penetrante nel volto roseo del Cristo, la serenita’ ieratica nei tratti del Santo che lo imita e un po’ gli rassomiglia. Riferibile alla meta’ del XII secolo, il dipinto e’ inquadrato da una cornice policroma che la restauratrice Sarmati definisce di una “eccezionale raffinatezza”

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