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“Un buon museo ci insegna che siamo tutti diversi” conversazione con il direttore dell’Hermitage

da | 26 Giu 2019 | Arte e Cultura

Foto: Mikhail Piotrovskij direttore dell’Hermitage

Un buon museo “ci insegna che siamo tutti diversi” e sa fa dialogare culture differenti. Spiega così Mikhail Piotrovskij, storico direttore del museo Hermitage di San Pietroburgo in una conversazione con Askanews a margine dell’inaugurazione a Mosca, lunedì 17 giugno della doppia mostra evento legata al collezionista “Shchukin. Biografia di una collezione”, presso il Museo di Belle Arti Pushkin.

“Il museo è un importante conservatore della memoria” prosegue il direttore (e archeologo). “Senza la memoria gli esseri umani non esistono”. Secondo Piotrovskij il ruolo della memoria è centrale nell’attività dei musei contemporanei. “Se ad esempio una persona perde la memoria, diventa un vegetale”. Così il museo deve fare di tutto, affinchè questo organismo comune che è la società non perda la memoria, affinchè la memoria persista e non venga strumentalizzata. “I musei inoltre trasformano questa memoria in un dialogo delle culture”, aggiunge. Ossia aiutano il confronto senza lo scontro. “Perché con molta facilità la memoria umana può diventare la scusa per l’odio, la violenza, l’assassinio. Per decidere chi è buono, chi è cattivo, chi ha offeso chi, eccetera”. “Il museo invece, se è un buon museo crea il dialogo tra le culture. Ci insegna che siamo tutti diversi.

Quest’anno Mikhail Piotrovskij, è riuscito a mettere a segno due grandi eventi legati all’Italia. La mostra che si è appena conclusa con grande successo: “Dei, Uomini, Eroi” nel museo sulla Neva, organizzata con il Parco Archeologico di Pompei e con il MANN di Napoli, con la collaborazione dell’Ambasciata d’Italia a Mosca, del Consolato Generale d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura di San Pietroburgo. Quasi 200 opere tra affreschi, statue, mosaici e oggetti di uso comune, selezionati nelle straordinarie collezioni dei due siti, per raccontare l’arte, la storia e la quotidianità dell’antica città romana di Pompei. Poi, la partecipazione alla Biennale di Venezia; il Padiglione della Russia ha visto al centro una mostra interamente dedicata all’Hermitage.

Anche per la realizzazione della mostra legata al collezionista “Shchukin” è stato necessario dialogo e collaborazione, visto che l’esposizione ha riunito una collezione che, dopo la Seconda guerra mondiale, era stata divisa tra Hermitage e Pushkin.”In primo luogo c’è la collaborazione con i musei che non è una cosa semplice: Ermitage, Pushkin e la Fondazione Louis Vuitton, il che significa un grande e complesso lavoro” spiega. “Poi c’è dietro uno studio di molti anni, su questi quadri che sono dei capolavori famosi nel mondo, legati alla famiglia Shchukin”. Il lavoro in effetti è colossale, premiato dal pubblico moscovita con una affluenza imponente già nella prima settimana di apertura.

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