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“Il segreto del tempo” Videoinstallazioni di Fabrizio Plessi a Caracalla nei sotterranei mai aperti al pubblico

da | 22 Giu 2019 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

Le Terme di Caracalla non sono nuove alle contaminazioni col contemporaneo. Nel 2012 ha cominciato Michelangelo Pistoletto che con un centinaio di frammenti di decorazione architettonica sparsi lungo le Terme, colonne, fregi, trabeazioni, capitelli, mosaici dei pavimenti ha realizzato “Il terzo paradiso”. Qualche anno dopo, ha donato alle Terme la ”Mela Reintegrata” in marmo di Carrara, collocata nella Rotonda d’ingresso dei sotterranei. E’ stata poi la volta nel 2017 della mostra fotografica di Antonio Biasucci. I suoi “Molti” erano le foto dei calchi dei volti anonimi delle popolazioni nordafricane che hanno costruito con il loro sudore e i loro sacrifici le grandi Terme, definite “thermas eximias” dalla “Historia Augusta”. Si è calcolato che alla costruzione e decorazione delle Terme, luogo per il passeggio, lo studio, lo sport, la cura del corpo in cui si aprono in sequenza “calidarium, tepidarium, frigidarium e natatio”, ai lati sono disposti simmetricamente e raddoppiati le due palestre e gli spogliatoi, abbiano lavorato, compreso lo scavo e il trasporto dei materiali, almeno novemila operai al giorno per cinque anni. Terme che celebravano la dinastia dei Severi con opere scultoree grandiose e decorazioni raffinate. La spoliazione cominciò già nel Medioevo appena le Terme furono abbandonate e continuò per secoli. Il culmine si raggiunse alla metà del Cinquecento con gli scavi del Cardinale Farnese. E’ di quegli anni il ritrovamento del Toro Farnese nella zona del “frigidarium” e dei meravigliosi marmi che formeranno la Collezione Farnese ora al Museo Archeologico di Napoli.

Sono dell’anno scorso due interventi di artisti contemporanei. Dapprima la grande rassegna dedicato agli archi, le piramidi e le ellissi di Mauro Staccioli, a seguire le architetture sonore di Alvin Curran, una mostra che non si vedeva ma si poteva ascoltare. Ma la rinascita ha avuto inizio anni prima, nel ’99 quando il complesso fu liberato dalle strutture arrugginite del vecchio palcoscenico del Teatro dell’Opera che risalivano al 1938. Una tradizione musicale che continua ospitando la stagione di lirica e balletto del Costanzi ma con un palcoscenico all’aperto temporaneo e rimovibile, lontano dalle strutture del “Calidarium” nel pieno rispetto del monumento.

Oggi infine è la volta di Fabrizio Plessi, un protagonista della video arte internazionale che rende omaggio alla grande storia di Roma con la mostra “Segreto del tempo”, organizzata dalla Soprintendenza Speciale diretta da Francesco Prosperetti e curata da Alberto Fiz (catalogo Electa). Dodici videoinstallazioni che si prolungano per oltre duecento metri nell’oscurità dei sotterranei, mai aperti al pubblico, il cuore tecnologico e pulsante delle “grandi terme imperiali”.

Dopo circa un anno di lavori di consolidamento e restauro (costati circa 350 mila euro), degli ambienti ipogei sottostanti il “calidarium”, dove si trovavano le sette vasche calde della grande sala (a pianta circolare, pavimenti in marmo, cupola di 36 metri di diametro, poco più piccola di quella del Pantheon), dopo aver messo in sicurezza le volte e ripulite le superfici murarie, (le cortine presentano gli antichi “bessali”, i mattoni quadrati severiani), si potranno visitare i locali che ospitavano i magazzini, i moltissimi forni e le caldaie che davano acqua e vapore alle vasche e alle saune, ricorda Marina Piranomonte direttore del monumento. Si potranno vedere gli impianti idrici, di riscaldamento e stoccaggio e ci si potrà rendere conto di quanto ardita fosse la concezione architettonica romana. Le Thermae Antoninianae, fra le meglio mantenute dell’antichità, costruite per iniziativa di Caracalla a partire dal 212 d. C. , sono percorse da un dedalo di grandi gallerie carrozzabili illuminate da lucernai che permettevano anche la circolazione dell’aria dove si trovavano i depositi di legname, gli impianti di riscaldamento e quello idrico. E da una fitta rete di piccoli cunicoli che servivano per la posa delle tubazioni in piombe e per la gestione e distribuzione dell’acqua. Un sistema complesso e perfettamente funzionante che ora si può in parte esplorare seguendo il percorso evocativo progettato da Plessi, che si snoda fra ruderi e rovine sotto l’esedra del “Calidarium”. L’artista, “un umanista delle nuove tecnologie”, ha fra i suoi temi guida il fuoco, l’acqua, il vento, elementi essenziali dell’impianto termale. “Entrando al Colosseo si sente la competizione, questo invece è un luogo positivo, non c’è una competizione, ma un innesto quasi naturale” dice Plessi che non vuole raccontare nulla, odia l’aneddotica e mira solo a creare emozioni.

Accompagnati dalla musica di Michael Nyman, scorrono tante immagini mentali. Ci si accorge che una colonna si scioglie, diventa acqua, un panneggio di pietra si muove, i mosaici di un pavimento si spostano dando vita ad altre aggregazioni, mentre la testa di una statua di Caracalla che si trova al Museo Archeologico di Napoli si trasforma in un paesaggio marino e una nuvola di fumo finisce per coprire un’incisione delle labirintiche Carceri di Giovan Battista Piranesi. Il caos cancella il caos. Ma prima di tutto, in apertura, si sfoglia col vento virtuale un enorme quaderno che riporta come in un catalogo ottantasette libri del maestro, le sue mostre presentate nel mondo. Nascono tutte dal disegno. “Tutto ha una base progettuale – spiega l’artista – Prima il disegno, quindi la realizzazione. La carta è il mio grande amore ”. Plessi utilizza la tecnologia, ma non è schiavo di essa. Il suo è un lavoro di natura multiforme. E’ capace di reinventare lo spazio, il luogo e la forma. “Il futuro – afferma – è la somma del passato e viceversa, fra qualche anno le nuove tecniche saranno archeologia”.

Roma, Terme di Caracalla 52. Orario: dalle 9.00 alle 15.30 fino al 31 agosto; dalle 9.00 alle 19.00 dal 1 al 29 settembre; lunedì dalle 9.00 alle 14.00. Fino al 29 settembre 2019. Informazioni e prevendita: 39 06 39967700 e www.coopculture.it

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