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Rapporto Symbola. La cultura in Italia genera 96mld ma ne vale 265

da | 21 Giu 2019 | Arte e Cultura

La Cultura e’ uno dei motori trainanti dell’economia italiana, uno dei fattori che piu’ esaltano la qualita’ e la competitivita’ del made in Italy. Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo, fatto da imprese, Pa e non profit, genera infatti quasi 96 miliardi di euro e attiva altri settori dell’economia, arrivando a muovere, nell’insieme, 265,4 miliardi, equivalenti al 16,9% del valore aggiunto nazionale. E’ quanto emerge dal Rapporto 2019, giunto alla IX edizione, ‘Io sono Cultura – l’Italia della qualita’ e della bellezza sfida la crisi’, che annualmente quantifica il peso della cutura e della creatività nell’economia nazionale; elaborato dalla Fondazione Symbola e Unioncamere, con la collaborazione e il sostegno della Regione Marche, e presentato ieri a Roma alla presenza del ministro per i Beni e le Attivita’ Culturali, Alberto Bonisoli, del segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, del presidente di Symbola, Ermete Realacci, e del presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli.

Secondo il rapporto la ricchezza di questo settore si riflette in positivo anche sull’occupazione: il solo sistema produttivo culturale e creativo da’ lavoro a 1,55 milioni di persone, che rappresentano il 6,1 per cento del totale degli occupati in Italia. Il sistema produttivo culturale e creativo complessivamente e’ con il segno piu’: nel 2018 ha prodotto un valore aggiunto del 2,9 per cento (a prezzi correnti) superiore all’anno precedente. Gli occupati sono 1.55 milioni con una crescita dell’1,5 per cento, superiore a quella del complesso dell’economia (+0,9 per cento).

Le industrie culturali producono, da sole, 35,1 miliardi di euro di valore aggiunto (il 2,2% del complessivo nazionale), dando lavoro a 500 mila persone (il 2,0% degli addetti totali). Contributo importante anche dalle industrie creative, capaci di produrre 13,8 miliardi di valore aggiunto, grazie all’impiego di quasi 267mila addetti. Le Performing arts generano, invece, 8,2 miliardi di euro di ricchezza e 145 mila posti di lavoro; alla conservazione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico si devono 2,9 miliardi di euro di valore aggiunto e 51mila addetti. A questi quattro ambiti, che rappresentano il cuore delle attivita’ culturali e creative, si aggiungono i rilevanti risultati delle attivita’ creative-driven: 35,8 miliardi di euro di valore aggiunto (il 2,3% del complessivo nazionale) e piu’ di 591mila addetti (2,3% del totale nazionale).

Il Lazio e la Lombardia sono le Regioni che producono piu’ ricchezza con la Cultura mentre Milano e Roma guidano la classifica delle province. La grande area metropolitana di Milano e’ al primo posto tra le province per incidenza di ricchezza e occupazione prodotte, con il 10,1 per cento e il 10,3 per cento. Roma e’ seconda per valore aggiunto (9,9 per cento) e terza per occupazione (8,7 per cento) mentre Torino si colloca, rispettivamente, terza (9,2 per cento) e quarta (8,6 per cento). Seguono, per valore aggiunto, Siena (8,8 per cento), Arezzo (7,9 per cento) e Firenze (7,3 per cento), Aosta al 7,1 per cento, Ancona al 6,8 per cento, Bologna al 6,6 per cento e Modena al 6,4 per cento. In termini di occupazione, come detto, la leadership per incidenza dei posti di lavoro sul totale dell’economia e’ da attribuire a Milano, seguita da Arezzo (9 per cento), poi Roma, Torino, Firenze. Quanto alle macroaree geografiche, per il 2018, si confermano i valori delle prime due regioni per creazione di valore aggiunto e occupazione del Sistema Produttivo Culturale e Creativo: la Lombardia (25,4 miliardi di euro di valore aggiunto e 365 mila addetti) e il Lazio (15,5 miliardi di euro e 212 mila addetti), a loro volta “trainate” dai due grandi hub culturali localizzati nelle aree metropolitane di Milano e Roma, che di queste due regioni rappresentano la prima il 63 per cento di valore aggiunto e il 56 per cento di occupazione del Sistema, e la seconda addirittura il 92 per cento e l’89 per cento

Per Ermete Realacci, presidente della fondazione Symbola, “Cultura, creativita’ e bellezza sono la chiave di volta di molti settori produttivi di un’Italia che fa l’Italia e consolidano la missione del nostro Paese orientata alla qualita’ e all’innovazione: un soft power che attraversa prodotti e territori e rappresenta un prezioso biglietto da visita. Se l’Italia produce valore e lavoro puntando sulla Cultura e sulla bellezza, aiuta il futuro e favorisce un’economia piu’ a misura d’uomo e, anche per questo, piu’ competitiva”.

“L’Italia vanta la quota piu’ elevata di imprese dei settori culturali in Europa, precedendo Francia, Germania, Spagna e Regno Unito”. E’ il commento del segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli che ha aggiunto: “si deve a un rapporto molto fecondo nel nostro Paese tra Cultura e attivita’ di impresa: la Cultura si fa impresa e l’impresa fa Cultura. Basti pensare a quanto i settori del made in Italy, che sono leader nel mondo, traggano alimento dal nostro grande patrimonio culturale. Inoltre, proprio le imprese del sistema produttivo culturale e creativo hanno performance migliori rispetto alle altre in termini di occupazione e valore aggiunto. Questi risultati si devono anche all’adozione delle tecnologie 4.0, che riguarda circa il 70 per cento delle industrie creative, quota piu’ elevata rispetto agli altri settori”.

“Che il comparto cultura stia crescendo, non mi sorprende – il commento del ministro per i Beni e le Attività Culturali, Alberto Bonisoli – Uno degli argomenti che affronto sempre, quando incontro le delegazioni di altri Paesi, sono proprio le potenziali collaborazioni con l’Italia sul fronte delle industrie Culturali e creative. E spesso sono proprio loro a chiedermi di avviare delle cooperazioni in tal senso. Il trend in crescita, però, potrebbe anche essere più accentuato ed è su questo che stiamo lavorando al Ministero”. “Presto al Mibac ci sarà un servizio dedicato alla moda e al design. Questo perché il design e la moda sono due settori Culturali trainanti per l’economia italiana, sia in casa che all’estero.

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