Monet: scoperte le sue ninfee sotto un dipinto di glicine

da | 6 Giu 2019 | Arte e Cultura

Nella foto: 1) il dipinto Wisteria di Claude Monet; 2) la studiosa Ruth Hope con una radiografia del dipinto.

I quadri della serie delle “Ninfee” dipinti dall’artista francese Claude Monet (1840-1926) sono ambiti dai musei e dai collezionisti di tutto il mondo ma il Gemeentemuseum dell’Aja ne possedeva uno senza saperlo.

Gli esperti della galleria della capitale olandese hanno fatto la scoperta casualmente: una versione precedentemente sconosciuta della famosa serie era infatti nascosta sotto un dipinto di fiori di glicine che il maestro dell’Impressionismo realizzò tra il 1917 e il 1920.

Il museo ha fatto il sorprendente ritrovamento il mese scorso dopo che i suoi ricercatori hanno notato qualcosa di insolito sulla superficie appena pulita del dipinto intitolato “Wisteria” (Wisteria è il genere di piante rampicanti della famiglia delle fabacee note con il nome comune di glicine), spingendo un restauratore a fare una radiografia della tela.

Sotto la raffigurazione quasi astratta del glicine, è comparso grazie agli esami non invasivi uno dei soggetti più famosi di Monet: le ninfee che galleggiano negli stagni dei suoi amati giardini di Giverny, in Normandia.

Il quadro “Wisteria” è stato restaurato in previsione della mostra “Monet. The Garden Paintings”, in programma al Gemeentemuseum dell’Aja dal 12 ottobre al 2 febbraio 2020.

Secondo la ricercatrice Ruth Hoppe, Monet riutilizzò la tela, cambiandone il soggetto, negli ultimi anni di vita. “Non c’è una ragione ovvia per cui Monet abbia riutilizzato una tela – ha commentato Hoppe – La ragione più logica per me era che l’artista voleva provare qualcosa di nuovo e non era ancora sicuro del risultato. Questo quadro è un ponte tra le ninfee e il glicine non ancora completato”.

Il curatore del Gemeentemuseum Frouke van Dijke ha dichiarato: “Per noi è stata una grande sorpresa, soprattutto perché tutta l’attenzione intorno a Monet è sempre sulle sue ninfee e a nessuno interessa davvero il glicine da lui dipinto”.