La Galleria Borghese ha aperto le proprie sale al primo artista italiano del Novecento esposto all’interno del Museo: Lucio Fontana. Dopo le rassegne dedicate a grandi figure internazionali quali Bacon, Giacometti e Picasso, “Lucio Fontana. Terra e Oro” è la mostra dedicata a due produzioni particolari dell’artista, padre dello Spazialismo, quella dei crocefissi in ceramica e quella dei Concetti spaziali dipinti in oro. L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 22 maggio al 28 luglio 2019. Le opere presentate sono circa cinquanta, realizzate principalmente nel decennio tra il 1958 e il 1968, allestite in un percorso che coinvolge due sale nel piano delle sculture e sei nella galleria delle pitture. Apre il percorso espositivo nell’imponente salone d’ingresso, in un dialogo silente con le opere di Bernini e Canova, la serie di Crocefissioni in ceramica eseguite dall’artista tra il 1948 e il ’54 ma anche le sculture del Fiocinatore, realizzato negli anni ’30, apparente bronzo che sorprende per la sua leggerezza e delicatezza in realtà conferitegli dal gesso e l’Arlecchino del 1948, opera imponente che troneggiava sul soffitto di un cinema milanese e che rapisce lo sguardo con il suo mosaico dai colori sgargianti. La seconda parte del percorso accoglie i Concetti spaziali, serie di dipinti in cui la riflessione sullo spazio si fa preponderante: sono opere in cui Fontana compie l’atto di tagliare e bucare non per distruggere, ma per avvicinarsi alla realizzazione del suo pensiero e in cui sceglie il colore oro come veicolo di massima astrazione e sintesi di luce e spazio. Il percorso sorprende e affascina: non soltanto perché affronta con uno sguardo nuovo una specifica e significativa produzione di Fontana, ma soprattutto per la capacità di costruire una relazione critica tra le opere dell’artista e quelle della collezione della Galleria, in un continuo dialogo con l’antico.

La mostra è curata da Anna Coliva, direttrice della Galleria Borghese che ha spiegato: “Il Novecento è l’unico secolo assente dalle collezioni della Galleria Borghese. Questa, come le mostre realizzate in questo contesto, vuole costituire un originale approfondimento sui temi della galleria. Per una serie di misteriosi motivi, Lucio Fontana non ha mai goduto della giusta considerazione a Roma. Risale al 1998 l’ultima mostra relativa a Fontana scultore.”

“La leggerezza della sua mente geniale e divertita studia il problema per eccellenza dell’arte figurativa, che e’ lo spazio. E in questo luogo sono rappresentate tutte le forme dello spazio. Fontana risolve il problema con i tagli e i buchi. Lui non rappresenta lo spazio, piuttosto lo crea. E così lo spazio dell’opera diventa il nostro spazio fisico”.

La direttrice Coliva ha sottolineato la presenza di capolavori all’interno della mostra come ‘Venezia era tutta d’oro’, in prestito dal museo nazionale Thyssen-Bornemisza di Madrid, non nascondendo un po’ di rammarico per non aver potuto avere tra le opere esposte anche “l’unica tela in oro della serie La fine di Dio, in quanto l’ambasciatore italiano a Tokyo ha ritenuto opportuno non rimuoverla dalla sua residenza e non prestarla alla Galleria Borghese per l’unica mostra istituzionale che veniva dedicata a Fontana da un grande museo. Questo ci rammarica molto e ci dispiace che quell’opera, comprata dallo Stato italiano, sia sottratta alla vista del pubblico perché appartiene a tutti. Inoltre l’opera, in Giappone dagli anni ’60, avrebbe avuto bisogno di essere restaurata e noi ci siamo anche offerti di farlo, ma non e’ servito”.