Direttori dei musei “autonomi”. Minore autonomia e piu controllo?

da | 20 Mag 2019 | Arte e Cultura, Leggi e regolamenti

Potrebbe cambiare a breve l’autonomia gestionale, che la riorganizzazione del mibact voluta dal precedente ministro Franceschini, ha attribuito ai direttori dei musei “autonomi”. Quei musei, sono 20 e sono diretti da un dirigente di prima fascia con incarico generale e nell’organigramma rispondono direttamente al ministro di turno.

La loro qualifica equivale a quella di direttore generale. Per avere a disposizione tanti dirigenti con incarico generale, l’allora ministro Franceschini abolì le direzioni generali (con a capo un direttore generale), declassandole agli attuali segretariati regonali guidati da un dirigente senza incarico generale.

Gli altri musei invece, piu numerosi, hanno a capo un dirigente di seconda fascia che riporta al direttore generale dei musei Antonio Lampis.

La questione dell’eccessiva autonomia e del poco o inesistente controllo ( a parte quello della Corte dei Conti che grava su ogni dipendente pubblico), è stata evidenziata proprio dal ministro Alberto Bonisoli che in una recente intervista al Corriere della Sera ha chiarito: “I musei autonomi fanno parte della struttura statale e vanno ricondotti ad alcune normalita’. Aboliremo i consigli di amministrazione. Non c’e’ bisogno di mediazione tra Direttore e ministero” ed aggiunge “per la gestione dei contratti e delle concessioni, per tutti i siti, nascera’ una direzione generale specializzata. Poi spero che i nuovi Direttori puntino di piu’ al gioco di squadra, alla collegialita’, e meno al comando solitario”.

Immediata la reazione dei sindacati ed a sostegno della posizione del ministro. “Oggi non vi e’ nessuno controllo sulla gestione del personale e delle spese dato che i direttori fanno quello che vogliono. Tanto chi controlla e cosa? Quanto dichiarato da Bonisoli ci trova d’accordo dato che prefigura un ritorno alle origini di gestione del ministero anni ottanta, prima delle varie riforme concluse con quella della cattiva rivoluzione voluta da Franceschini”. Cosi’ il coordinatore regionale della Toscana della Conf.Sal-Unsa dei Beni culturali, Learco Nencetti, commenta la dichiarazione del ministro Bonisoli all’intervista sul Corriere.

Il sindacato autonomo osserva che “aver voluto l’assunzione dei direttori-manager come dirigenti generali ha annullato la ‘catena’ di comando e delle responsabilita’ creando l’attuale situazione caotica”. Per Nencetti si tratta di “un abuso che i dirigenti operativi di musei siano dei dirigenti generali e dipendano nella loro gestione direttamente da un politico, invece di essere sottoposti con autonomia gestionale a indirizzo, coordinamento e controllo della direzione generale di riferimento. Questa situazione caotica- conclude il sindacalista- sarebbe stata evitata se i direttori-manager fossero stati assunti come dirigenti di seconda fascia e, quindi, il ministro non sarebbe stato l’unico interlocutore”.