Turismo. I costi per la manutenzione del Mose a Venezia li pagano i turisti con una nuova tassa

da | 10 Mag 2019 | Turismo

Per far fronte alle difficoltà con il progetto delle dighe mobili, il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli presenta un emendamento al decreto “Sblocca cantieri” che modifica in maniera radicale il quadro della salvaguardia. Un nuovo commissario e una “struttura pubblica organizzata eventualmente anche in forma societaria”, che si assicurerà di portare a termine l’opera e provvedere la sua manutenzione e la sua gestione che costeranno “100 milioni l’anno” (mentre in origine si trattava di 20). Al suo finanziamento si procederà con una nuova “tassa di scopo” da far pagare ai turisti oltre ai contributi degli enti partecipanti.

L’emendamento, sottoscritto dal ministro Toninelli, apporta significative modifiche al ruolo di commissario. Infatti, come riporta La Nuova Venezia, “il commissario straordinario sarà nominato con decreto del presidente del Consiglio, ‘su proposta del ministro delle Infrastrutture e Trasporti, sentiti gli altri ministri, il presidente della Città metropolitana e il sindaco’. Dovrà ‘sovrintendere alle fasi di completamento, collaudo e avviamento del sistema Mose’. Assumerà direttamente le funzioni di ‘stazione appaltante e dovrà agire in sintonia con il Provveditore alle Opere pubbliche. Potrà avvalersi di un ‘supporto tecnico amministrativo’ e potrà operare ‘in deroga alle leggi in materia di appalti’. Il suo compenso sarà quello fissato dalla legge del 2011 sui dirigenti pubblici. Altri passaggi prevedono la possibilità di sottoporre al controllo preventivo della Corte dei Conti i contratti superiori ai 150 mila euro.”

Il presidente Luca Zaia ha ribadito chiaro: “Non sono d’accordo su una sola riga, è un’opera dello Stato, non saranno i veneti a pagare i costi del Mose. Lo avevamo detto anni fa. Io mi metto per traverso”.

Il ministro dell’Agricoltura e del turismo, Gian Marco Centinaio ha espresso la sua perplessità sul Mose: “Non si devono mettere le mani nelle tasche dei turisti. Non esiste da nessuna parte che un’infrastruttura nazionale debba essere finanziata perpetrando un vero e proprio furto a danno di tutti coloro che vengono a visitare Venezia”.

”Vado ripetendo da mesi di essere contrario alla tassa di soggiorno, che sia di scopo e non per coprire i buchi dei comuni, e dall’oggi al domani viene architettata una vera e propria follia: una tassa per sovvenzionare una struttura pubblica!”, sottolinea il ministro in una nota. ”Mi batterò in tutti modi affinché venga ritirato immediatamente questo provvedimento dello ‘sblocca cantieri’. Sembra che qualcuno le stia pensando tutte per cacciare i turisti dal Veneto e da Venezia: prima la tassa di sbarco, poi i tornelli, ora questo. L’ho già’ detto e lo ripeto: vogliamo diventare un Paese turista-repellente?”, conclude il Ministro.

Anche gli albergatori si schierano contro l’emendamento del Mit di far pagare il Mose a veneziani e turisti. «È ora di finirla. È evidente che il ministro Toninelli non ha ben chiaro quale sia il suo ruolo, in termini governativi. Ed è altrettanto evidente che, in quanto al Mose, non sa di cosa sta parlando. La proposta è inaccettabile: un’opera iniziata dallo Stato che deve essere seguita e gestita dallo Stato. Scaricare sul turismo tutta una serie di costi mai preventivati, andando a chiedere il denaro ai visitatori che già pagano l’imposta di soggiorno e sostengono la nostra economia, è un’ipotesi non percorribile». Questa la dura presa di posizione di Vittorio Bonacini, presidente dell’Ava, l’associazione albergatori veneziani.

Il presidente Bonacini ha quindi proseguito bollando per “demente” l’emendamento: “Mi auguro che tale demenzialità non trovi spazio all’interno della manovra di Governo. Andrebbe infatti a gravare su un sistema che già contribuisce in modo importante e decisivo all’economia della città. Questo provvedimento dovrà passare per Camera e Senato e noi ci rivolgeremo anche ai nostri parlamentari: si schierino dalla parte della città chiedendo allo Stato di prendersi le proprie responsabilità”.

“C’è del metodo in questa follia? Sembra un delitto premeditato”, afferma il presidente di Confturismo Veneto, e vicepresidente nazionale, Marco Michielli. “Fra tassa di soggiorno, che non si è ancora capito dove vada a finire – prosegue Michielli – e balzelli vari, il turismo sta diventando una sorta di bancomat dove sono sempre i soliti a depositare e dal quale può prelevare chiunque, nella pubblica amministrazione, si trovi in difficoltà. Se vogliamo affossare definitivamente il settore questa è la via giusta. Così, mentre lo Stato egiziano paga i voli ai turisti diretti lì, quello italiano gli rovista nel portafoglio. Dice bene il ministro Centinaio: sembra che qualcuno le stia pensando tutte per cacciare il turismo, soprattutto quello di qualità, dal Veneto e da Venezia”.