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I segreti della Domus Aurea: torna alla luce la Sala della Sfinge

da | 10 Mag 2019 | Arte e Cultura

Una scoperta inattesa per gli archeologi al lavoro nel restauro della stanza 72 della Domus Aurea di Nerone, il palazzo che l’imperatore fece edificare nel 64 d.C. tra i colli Esquilino, Palatino e Celio successivamente all’incendio di Roma: una spaccatura sul muro della parete nord si è rivelata una apertura su una stanza delle meraviglie riccamente affrescata sulle pareti come sulla volta a botte. La decorazione pittorica dell’ambiente, denominato Sala della Sfinge per via della piccola figura mitologica rappresentata sulla lunetta della volta, e’ ben visibile e discretamente conservata: sul fondo bianco della volta si vedono riquadri tracciati di rosso, contornati da linee di color giallo ocra, con fasce dorate punteggiate da una fitta serie di elementi vegetali, e altre fasce curvilinee anch’esse dorate e ‘rabescate’. Animano i riquadri diverse figurine elegantemente dipinte con tratti di colore denso: una che nasce da un cespo vegetale, armata di spada, faretra e scudo, contro cui si erge una pantera; centauri rampanti e figure di Pan. All’esterno del perimetro si susseguono creature acquatiche stilizzate, reali o fantastiche. Il tutto e’ attraversato da motivi vegetali: ghirlande e cespi che terminano in foglioline e steli di colore verde, giallo e rosso, festoni e forse frutti in un paesaggio popolato da uccellini ritratti in differenti pose. Proprio questo tipo di decorazione, che si ritrova nella Domus di Colle Oppio e in altre sale e ambienti della Reggia neroniana come il Criptoportico 92, porta gli esperti ad attribuire la Sala della Sfinge alla cosiddetta Bottega A, operante tra il 65 ed il 68 d.C.

La scoperta della sala è avvenuta alla fine del 2018 ma soltanto qualche giorno fa i tecnici sono riusciti entrare all’interno dell’ambiente per mettere in sicurezza la struttura e gli affreschi.

Purtroppo larga parte della nuova sala, che ha la pianta rettangolare, è ancora interrata, sepolta sotto quintali di terra e di materiale di risulta del complesso termale che Traiano fece costruire sopra la reggia dell’odiato Nerone. “Ora dobbiamo approfondire lo studio e decidere cosa fare, e’ possibile che si decida di liberare tutto l’ambiente dalla terra”, ha anticipato Alessandro D’Alessio, archeologo del parco archeologico del Colosseo, responsabile del colossale restauro della Domus Aurea. “Al momento, non si può sapere cosa si nasconde nelle parti inferiori della sala. Potrebbero esserci dipinti, sempre nel IV stile, ma anche marmi colorati, come quelli che sono stati trovati in altre stanze della Domus”. Sconosciuta e’ anche la destinazione d’uso della splendida sala, “come è per tutte le stanze della Domus Aurea che insistono sul Colle Oppio”, ambienti che Nerone aveva destinato alla rappresentanza ma dei quali non si sa ancora molto. “Forse servivano ad esporre opere d’arte”, dice D’Alessio, una sorta di quello che oggi per noi è un museo. Quello che emerge al momento nella Sala della Sfinge racconta già molto di questa grande stanza, che anche ai tempi di Nerone doveva essere non molto illuminata (si trattava probabilmente di un preesistente magazzino che l’imperatore aveva fatto annettere alla struttura) e che per questo si decise di decorare con un luminoso fondo bianco.

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