Mibac, non è una riorganizzazione ma un “piano di restyling” (?)

da | 9 Mag 2019 | Arte e Cultura

Aumentare le attuali 32 soprintendenze di archeologia, belle arti e paesaggio, soprintendenze che verrebbero affiancate e moltiplicate con l’introduzione delle soprintendenze archeologiche del mare; quelle archivistiche e bibliotecarie, dalle attuali 12 passerebbero secondo il “piano di restyling” a 15. I poli regionali, che ora sono 17, verrebbero trasformati in 11 reti museali. Grazie alla creazione dei segretariati interregionali, gli attuali 17 poli regionali scenderebbero a 7-8; possibilità per il personale del Mibac, di lavorare da casa per 1 o 2 giorni a settimana.

Inoltre, creazione di una direzione generale degli appalti (fino ad oggi gestiti prevalentemente dai segretariati regionali); la direzione generale si sostituirà al ruolo della Consip? Forse memore, il ministero, del disastroso bando per i servizi aggiuntivi al Colosseo (servizi che continuano ad essere prorogati a favore delle stesse imprese, ndr) organizzato da Consip, ai tempi di Franceschini, costato qualche centinaio di migliaia di euro di consulenze di esperti e poi annullato. Nuova struttura, nuove nomine dei responsabili e presto nuove assunzioni. Per quest’ultime la conferma viene dal sottosegretario per i Beni e le Attivita’ Culturali, Gianluca Vacca, al termine di una visita al Castello e al Parco di Miramare: “Stiamo programmando concorsi pubblici per circa 4mila persone al ministero dei Beni e delle Attivita’ culturali. A breve partira’ una prima fase con l’obiettivo di colmare una lacuna, una criticita’ enorme, anche perche’ con Quota 100 in tanti andranno in pensione nei prossimi mesi”. “Lavoriamo per dare risorse giovani, preparate e motivate alle strutture periferiche e centrali”, ha aggiunto Vacca.

L’ultima riorganizzazione del ministero dei Beni culturali, dovrebbe essere l’ottava, risale al precedente ministro, Dario Franceschini, che è intervenuto sull’assetto sia centrale sia periferico del dicastero con l’istituzione dei musei autonomi, con la selezione internazionale dei direttori chiamati a guidarli, la rimodulazione delle soprintendenze, la trasformazione delle direzioni regionale in segretariati regionali e nuove direzioni generali. L’attuale ministro, Alberto Bonisoli, ha deciso di rimettere mano alla riorganizzazione di Franceschini con l’obiettivo però di intervenire “solamente” dove nel frattempo si sono evidenziate delle criticità.

Il “piano di restyling” di Bonisoli è partito con l’insediamento di una commissione che ha elaborato e sottoposto al ministro un documento con i principali settori di intervento. L’Analisi è stata poi condivisa con le strutture di vertice dei Beni culturali e con i sindacati ed i risultato, se verrà mantenuto quanto indicato, più che un ritocco o un “tagliando” sembra essere l’ennesima rivoluzione del “nuovo arrivato”.

Ma anche tra i sindacati c’è chi alza la voce di protesta indirizzata verso Ales, la società di diritto privato, controllata 100% dal Mibac che riceve da questo commesse per progetti e servizi di supporto agli uffici periferici e centrali del ministero (in parole povere presta personale).

La denuncia viene dal segretario nazionale aggiunto della Confsal Unsa Beni Culturali, Maria Antonietta Petrocelli che si rivolge al governo e al ministro della Pa Giulia Buongiorno: “prosegue l’affidamento dei servizi a Societa’ in house che svolgono funzioni istituzionali proprie dell’amministrazione e non i servizi specifici in house providing”. La sindacalista cita in particolare Ales, alla quale, sostiene la sindacalista, “vengono dati un fiume di soldi in deroga alle consuete procedure ad evidenza pubblica”. “Se questo e’ il governo del cambiamento – sostiene Petrocelli – Ales va chiusa o quantomeno rimodulata secondo le norme della piu’ ampia legalita’”. Citando un rapporto di Symbola e Unioncamere del 2013, la sindacalista sottolinea che “le funzioni svolte da Ales rappresentano una fetta importante del Pil nazionale, ovvero un valore aggiunto di quasi 81 miliardi di euro (circa il 6 per cento del Pil). Senza contare – aggiunge – che Ales Spa ha gia’ chiamato direttamente oltre tremila persone con procedure concorsuali sempre molto dubbie”. “Se e’ vero che questo e’ un governo del cambiamento – conclude- vogliamo sperare che Ales non sia rimasta la cassaforte del ministro di turno”.