Foto: Triade Capitolina

Dal 5 maggio al 14 luglio il Palazzo del Quirinale ospita una mostra particolare che celebra i cinquant’anni dell’istituzione del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. E’ nato infatti il 3 maggio del ’69 come Nucleo Tutela Patrimonio Artistico, un reparto specializzato dell’Arma dei Carabinieri, grazie alla brillante intuizione del generale Arnaldo Ferrara allora Capo di Stato Maggiore del Comando Generale, per contrastare i crimini connessi ai beni culturali. Un reparto specializzato di estrema modernità, addirittura in anticipo sulla Convenzione Unesco di Parigi del ‘70 che invitava tutti i paesi ad adottare misure di contrasto al traffico illecito dei beni. E destinato ad avere un forte riscontro sia presso gli esperti del settore che presso il pubblico e la gente comune, stimato e portato ad esempio ovunque. All’inizio il Nucleo era composto solo da 16 militari, oggi sono in 300 (è previsto un aumento di 40 unità) distribuiti in 15 nuclei regionali più una sezione per la Sicilia orientale e dispone di una banca dati di straordinaria importanza (oltre 1,2 milioni di oggetti rubati, 700 mila immagini). Più di 800 mila le opere d’arte recuperate, oltre un milione e cento mila i reperti archeologici sequestrati, più di un milione e trecento mila le opere false requisite.

A comandarlo dal 2016 è il generale Fabrizio Parrulli, per quattro anni a capo dei Carabinieri Tpc c’è stato anche il l’attuale Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri. La professionalità ai massimi livelli è la loro cifra distintiva, fa letteralmente scuola in molti paesi del mondo attraverso un’attività di addestramento, consulenza, assistenza. E questo ancor prima dell’istituzione, voluta dall’Unesco, nel 2015 dei cosiddetti “Caschi blu della Cultura”. Per avere la disponibilità di personale qualificato in zone di guerra o colpite da calamità naturali. A Baghdad come nel centro Italia per il terremoto del 2016.

Dal’91 al 2002 a guidare il manipolo di volenterosi un po’ “visionari” in lotta con tombaroli e malavita nazionale e internazionale è stato il colonnello Roberto Conforti. Un’impresa che poteva apparire improba. E a chi gli chiedeva come potesse fare avendo a disposizione un numero così esiguo di persone, rispondeva invariabilmente che dietro di loro c’era l’Arma distribuita capillarmente in tutto il territorio nazionale.

Tante cose sono cambiate negli ultimi anni, il contrasto ai crimini nel campo culturale si muove secondo modalità sempre più sofisticate, che richiedono accanto all’attività investigativa numerose specializzazioni in primis in campo informatico e collegamenti a tutti i livelli, dall’ autorità giudiziaria alle ambasciate, usando anche le armi della diplomazia internazionale. E i successi non sono mancati come testimonia il campionario di opere esposte al Quirinale nella mostra inaugurata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e celebrata anche con l’emissione di alcuni francobolli e con una moneta dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

La mostra “L’arte di salvare l’arte” è un po’ il concentrato di tutte le numerose esposizioni passate. Sono esposte solo 109 opere, ma le più prestigiose e significative, ritrovate talvolta in modo avventuroso e incredibile anche dopo molti anni, che raccontano “frammenti di storia d’Italia”, come dice il sottotitolo. Con opere simbolo come la “Triade Capitolina”, Giove, Giunone, Minerva, scavata a Guidonia Montecelio nel ’92, finita in Svizzera e abbandonata dai ricettatori vicino al confine, per l’impossibilità di trovare compratori messi sotto pressione dei Carabinieri. Una storia che si dipana lungo la penisola in grandi e piccoli centri, in chiese, palazzi, musei, zone archeologiche, rappresentata da reperti, quadri, sculture, oggetti d’arredo come la scrivania con intarsi in avorio e madreperla di Pietro Piffetti, capolavori e opere devozionali testimoni in ugual misura dell’identità italiana. Come l’”Epistola de insulis nuper inventis” di Cristoforo Colombo (che annuncia ai reali di Spagna la scoperta del nuovo mondo), riproduzione e traduzione in latino dell’originale autografo realizzata a Roma dal tipografo tedesco Stephen Plannek nel 1493. E’ stata rubata in data imprecisata nella Biblioteca Riccardiana di Firenze e sostituita con un falso. L’originale, tornato in Italia nel 2016, era finito prima in Svizzera e poi negli Stati Uniti donato da un collezionista alla Biblioteca di Washington.

Il professor Francesco Buranelli, già a capo dei Musei Vaticani, incaricato di curare l’esposizione, presenta una selezione di capolavori da capogiro, da avere l’imbarazzo della scelta. Elegante ed essenziale l’allestimento dell’architetto Michele Lupo. E per dare maggior lustro all’anniversario non ci poteva essere niente di meglio della sede della prima magistratura dello stato, il Quirinale. E non una delle tante sale disponibili, ma quelle (un tempo riservate al cerimoniale), della Palazzina Gregoriana, cuore del palazzo, su cui si erge la torre panoramica del Mascarino voluta da Gregorio XIII Boncompagni (1572 – 1585), con cui il papa avviava il processo d’urbanizzazione dell’intero complesso palaziale che copre il più alto dei sette colli di Roma. Il Quirinale diventava allora, insieme al Vaticano, il simbolo del potere papale.

La mostra distribuita in cinque sale racconta questa storia dalla prima opera recuperata, il dittico raffigurante l’”Annunciazione” attribuito a Lorenzo di Niccolò Gerini rubato nel ‘69 nella chiesa di San Martino nel Comune di Lastra a Signa, riportata a casa nel giro di pochi mesi, a una delle ultime, un commovente rilievo in terracotta della “Madonna col Bambino benedicente che stringe un cardellino” di Andrea della Robbia rubato nel ’70 nella chiesa di San Giovanni Battista a Scansano in provincia di Grosseto e restituito all’inizio di quest’anno dal collezionista canadese che l’aveva comprato in buona fede in una casa d’aste a Londra. Un atto di liberalità di un privato senza niente in cambio, precisa il Vice Comandante dei Carabinieri Tpc Alberto Deregibus.

Di forte impatto la prima sala, un concentrato di capolavori che si distinguono per qualità e varietà. Antico e moderno, dipinti, gioielli, sculture, mobili a significare l’azione a tutto campo dell’Arma. In primo piano il “Trapezophoros” , forse un sostegno di mensa in marmo dipinto con due grifi che azzannano una cerva rubato e spezzato. In tre parti nel 1978 ad Ascoli Satriano in Puglia, uno dei grandi centri dauni e restituito dal Getty Museum di Malibu nel 2007. Ma anche i Van Gogh e il Cézanne rubati nel maggio ’98 alla Galleria Nazionale Moderna di Roma da tre uomini a volto coperto, che si erano nascosti all’interno, ritrovati poco dopo. E poi i 17 argenti della casa di Eupolemos a Morgantina finiti al Metropolitan, gli Ori Castellani ispirati all’antico rubati su commissione di una facoltosa signora russa a Villa Giulia nel ’13, ritrovati nel ‘16. I più importanti sono stati donati al Museo.

Seguone le sale tematiche, una più affascinante dell’altra, dedicate ai volti del nostro paese, secondo la definizione di Massimo Pallottino. La “Prima Italia” con testimonianze etrusche di Cerveteri nella sala del trionfo di Euphronios, il sommo artista ateniese, ceramografo e poi ceramista operante fra il VI e il V sec. a. C. In mostra fra gli altri i due crateri, asportati da Cerveteri negli anni ’70 e restituiti dal Metropolitan Museum nel 2008 a confronto con il meno noto ma altrettanto splendido cratere a volute conservato al Museo Archeologico di Arezzo. E il cratere a figure rosse firmato da Assteas per vent’anni, fino al 2005, al Getty Museum di Malibu.

Segue la sala dedicata al primo Rinascimento e alle immagini della Madonna (la Virgo Fidelis è la patrona dell’Arma). In mostra un gruppo di Madonne col Bambino fra le più belle che si possano immaginare. Sono la “Madonna di Senigallia” di Piero della Francesca trafugata nel ’75 dalla Pinacoteca di Urbino (insieme alla Flagellazione di Piero e alla “Muta” di Raffaello), recuperata l’anno dopo a Locarno, “La Sacra Famiglia con Santa” di Andrea Mantegna rubata con altri 16 dipinti dal Museo veronese di Castelvecchio nel 2015 e ritrovata nel 2016 in Ucraina quando tutti i quadri stavano per essere venduti in Russia. E ancora il grande Tiepolo salvato due volte, dall’alluvione di Firenze e dal terremoto del 2016.

Infatti i Carabinieri, “Caschi blu della cultura” entrano in azione anche quando la terra trema. Ed ecco la sezione che ricorda gli interventi nelle zone terremotate del centro Italia e nelle aree del mondo in cui i beni culturali rischiano di essere travolti dalle guerre. Dipinti, crocifissi che portano i segni del violento sisma, che una volta terminati i restauri saranno restituiti alle loro comunità, accanto ad altri che si sono salvati dalle guerre e che per tornare nel loro paese aspettano la pace. E’ il caso del rilievo funerario di Palmira in pietra calcarea bianca del 150-200 a. C. frutto di scavi clandestini, recuperato nel 2011.

Infine le immagini delle opere di cui si sono perse le tracce, come il Bambinello dell’Ara Coeli di Roma, la Natività del Caravaggio scomparsa dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo nel ‘69, e uno sguardo sul modus operandi dei Carabinieri Tpc e sul futuro.

Palazzo del Quirinale – Palazzina Gregoriana. Orario: fino al 14 luglio.

Ingresso gratuito con prenotazione sul sito del Quirinale: http://palazzo.quirinale.it/mostre/mostre.html