Basilica di Santa Cecilia in Trastevere. Musica per il completamento dei restauri

da | 1 Mag 2019 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

Foto: Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, la cripta.

Musica antica per i restauri di Santa Cecilia, la basilica dedicata alla martire romana del III secolo, patrona dei musicisti, fatta costruire da papa Pasquale I (817-824) dopo aver recuperato il cadavere della Santa nel cimitero di San Callisto. Un corpo miracolosamente intatto coperto dalla veste candida trapuntata d’oro, voluto da papa Urbano I (222-230) per la sepoltura. Il ritrovamento è ripreso in un affresco del XII secolo sulla parete destra della navata, staccato dal portico. A sinistra della navata il “calidarium” in cui , secondo la tradizione, la santa fu esposta per tre giorni ai vapori uscendone illesa per essere poi decapitata. Morì dopo tre giorni forse nell’anno 230. La basilica fu restaurata più volte fra il XVI e XVIII secolo. Al Settecento risale l’ingresso monumentale di Ferdinando Fuga. Si deve al cardinale Paolo Emilio Sfrondati nel 1599 la ricognizione della salma di fronte a studiosi come Antonio Bosio e Cesare Baronio. Venne trovata in perfetto stato di conservazione, riversa sul fianco destro, con il volto girato verso terra e avvolto in un fazzoletto, i segni delle ferite sul collo. Così la rappresenta Stefano Maderno nello splendido marmo che appare sotto l’altare, inaugurato per l’Anno Santo del 1600.

Uno scrigno di tesori Santa Cecilia in Trastevere, una delle 800 chiese del FEC (Fondo Edifici di Culto, sorto a seguito delle leggi eversive della seconda metà dell’Ottocento), che vanta un mosaico del IX secolo nel catino dell’abside, il ciborio firmato da Arnolfo di Cambio e nella controfacciata, nel coro delle monache il “Giudizio Universale”, capolavoro di Pietro Cavallini, l’opera più significativa della pittura pregiottesca a Roma. A i tesori visibili sono poi da aggiungere quelli nascosti, che si stanno scoprendo nei sotterranei, all’altezza dell’attiguo convento delle benedettine di clausura di Santa Cecilia in Urbe presenti nella chiesa dal 1500.

Per conservare un monumento così prezioso e ricco di memorie, di cui è rettore Mons. Marco Frisina, sono stati necessari molti interventi di restauro diretti dalla Soprintendenza competente e condotti a più riprese dalla restauratrice Daniela Caporali anche con l’ausilio degli allievi della Scuola Nicola Zabaglia, unitamente a un gruppo di collaboratori tra i quali Maria Grazia Corsanici. Terminati i restauri della Cappella del Crocifisso, iniziati quelli della Cappella Rampolla, dovrebbero seguire quelli della Cappella Ponziani.

Ma per fare tutto questo servono molti fondi, in aggiunta a quelli pubblici. I soldi non bastano mai. Ed ecco allora per sostenere l’attività di restauro anche in vista dei festeggiamenti per 1200 anni dalla fondazione che inizieranno a fine 2019 per protrarsi fino al 2020, domenica 28 aprile un concerto del Coro Tyrtarion dell’Accademia Vivarium Novum. Un’iniziativa in linea con la vocazione musicale del luogo e in omaggio a Santa Cecilia Patrona della Musica. Ma non si è trattato del solito concerto, ma di qualcosa di unico nel suo genere. Eseguito da un complesso che ha già dato prova di sé in Francia, Spagna e a Roma alla Camera dei Deputati, al Mibac, ai Fori Imperiali. I cantori (una ventina) e l’orchestra che l’accompagna (2 chitarre, 1 piano, 1 contrabbasso, 2 flauti, 1 violino, una fisarmonica), una trentina di ragazzi provenienti da tutto il mondo (ci sono anche un fiorentino, un calabrese e un milanese), cantano pezzi in latino e greco. Per le parti solistiche ci sono anche delle ragazze. I testi sono di autori classici come Orazio, Catullo, Virgilio, Omero, Ovidio e Pascoli che scriveva anche in latino. A guidarli e a presentare in latino il programma è il professore ungherese Eusebio Toth (Ozséb Aron Toth), che suona anche il flauto. E’ lui che ha dato vita al coro nel 2009, l’anno dopo essere arrivato in Italia come allievo. Il giorno del concerto, insieme al cartoncino d’invito, erano stati distribuiti alcuni fogli con i testi che sarebbero stati eseguiti in lingua originale (con molti segni grafici), con traduzione italiana a fianco. Di Vincenzo Monti per l’Iliade, di Lidia Storoni Mazzolani per Adriano, di Carlo Carena per Virgilio.

Ma quale musica per accompagnare “Vivamus, mea Lesbia, atque amemus…”? Non è partito dai pochi frammenti esistenti di musica greca antica il professor Toth, ma dai manoscritti oraziani e virgiliani che già dal IX e X secolo appaiono corredati di neumi che bisogna trascrivere in notazioni moderne, spiega. E alle fonti medievali ha aggiunto quelle che si trovano nei primi libri a stampa del Cinquecento. Occorre dimenticare la metrica e riconoscere la struttura d’un verso, sentirne la musicalità dall’alternanza di sillabe o vocali brevi e lunghe. E cita la grammatica di Francesco Negri e le “Melopoiae” di Pietro Tritonio. E’ un tipo di musica “more antiquo mensurata”, misurata secondo la maniera antica, che ha avuto molti cultori anche in epoca successiva in particolare in ambito didattico, precisa. Una musica d’accompagnamento ai versi scomparsa dalle scuole e conosciuta solo da musicologi e cultori di melodie rinascimentali e da rarissimi studiosi specializzati. Ascoltare questi ritmi e queste melodie che accompagnano i carmi dei poeti antichi dà un senso di straniamento e produce un forte coinvolgimento emotivo. Sembra di essere improvvisamente sbalzati in un’altra dimensione, in una realtà parallela che niente ha a che fare con la contemporaneità. Un’area dello spirito e della memoria che scaccia ogni elemento contingente.

L’Accademia da cui nasce il Coro, è una sorta di grande Campus mondiale dell’umanesimo. Ha le sue radici in un’ esperienza vissuta da un gruppo guidato da un anziano cultore dell’antico che si tenne negli anni Ottanta nell’isolotto di Vivara nel golfo di Napoli volta a studiare il latino e il greco per attingere alle fonti del sapere umanistico. Il movimento assunse ben presto una dimensione internazionale e nel 2000 venne fondata l’Associazione Mnemosyne, Centro Internazionale di Studi Classici e Scuola d’Alta Formazione Umanistica. Dalla prima sede nel Sud si è poi spostata nel Lazio, prima sulla Via Aurelia quindi a Frascati a Villa Falconieri (data in concessione dall’Agenzia del Demanio) dove si approfondiscono le “humanae litterae” in corsi annuali, estivi, temporanei. E dove la lingua ufficiale è quella di Cicerone, l’unica ammessa anche in privato. Si comunica solo in latino o occasionalmente in greco antico. I crediti rilasciati dall’Accademia sono riconosciuti da accordi con oltre cento università di tutto il mondo, fra cui Oxford, Cambridge, Heidelberg, precisa il professor Toth.

Dal sito (anche in italiano e inglese) si viene a sapere che per l’anno ’19-’20 l’Accademia offre dieci borse di studio per studenti di scuola superiore (!6 – 18 anni) e ventotto borse per gli universitari (18 – 24 anni) provenienti da ogni parte del mondo. Borse che copriranno tutti i costi di vitto, alloggio in convitto maschile (solo maschile ?) e tutto ciò che serve per le lezioni da ottobre ‘19 a giugno ’20. “ I giovani che frequentano l’Accademia sono tutti sostenuti da un sistema di borse di studio e non pagano nessuna retta”, è scritto. E ancora: “L’Accademia non gode di nessun sostegno pubblico regolare. Le spese sono sostenute dalla casa editrice e da benefattori”.

Informazioni: www.vivariumnovum.it e www.vivariumnovum.net