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“Leonardo da Vinci. La scienza prima della scienza” Le opere scientifiche in mostra alle Scuderie del Quirinale

da | 18 Mar 2019 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

Foto:• 1) sala esposizione 2) Georges Chedanne, Modello del Pantheon, inizi XX secolo. Milano, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, inv. 28. ©Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci. Foto: L. Romano; 3) sala esposizione; 4) Alberto Mario Soldatini, Vittorio Somenzi. Aliante, 1953. Milano, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, inv. 4. ©Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci. Foto: L. Romano

Si è aperta alle Scuderie del Quirinale la mostra “Leonardo da Vinci La scienza prima della scienza”, quasi a dire Leonardo precursore di Galileo, che celebra i cinquecento anni della morte del genio rinascimentale che ha relazioni costanti con la cultura umanistica del suo tempo (fino al 30 giugno). Una mostra molto attesa, di grande respiro e di taglio didattico, realizzata con metodo scientifico, certamente non facile. L’allestimento fa largo uso di gigantografie lungo le pareti come sfondo ai pezzi esposti, originali, modelli, copie, libri, stampe, armi. C’è anche un liuto. Un’esposizione che chiede al visitatore sensibilità, attenzione, tempo e la capacità di discernere fra 200 opere in mostra poste sullo stesso piano quelle più significative. Non mancano pannelli informativi bilingue, frasi sintetiche di Leonardo che pongono l’accento sui diversi temi trattati. Ma nonostante l’ampiezza della rassegna, la cura nella presentazione e il profluvio di documentazione, sembra che manchi qualcosa. Forse un po’ di calore, un po’ d’anima.

Non viene presa in considerazione l’attività artistica di Leonardo anche se legata alla ricerca come gli studi sull’anatomia, l’ottica, la prospettiva, la meccanica applicata al corpo umano. Si tratta di una scelta fra le molte possibili, vista la varietà dei suoi interessi. Leonardo è artista, scienziato, sperimentatore, figura cardine della cultura rinascimentale e simbolo dell’universalità dello spirito umano, teso a indagare e comprendere le leggi della natura. “Un’esposizione complessa”, la definisce Mario De Simoni, presidente e amministratore delegato di Ales e responsabile delle Scuderie che in collaborazione con il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano e la Veneranda Biblioteca Ambrosiana ha organizzato la rassegna. Che è curata da Claudio Giorgione del museo scientifico milanese, coadiuvato da un comitato scientifico presieduto da Pietro Marani e accompagnata da un bel catalogo arte’m realizzato in coedizione con l’Erma di Bretschneider. Non si nasconde le difficoltà lo stesso curatore Giorgione quando scrive: “Affrontare la curatela di una mostra su Leonardo è senza dubbio un compito arduo. Approfondirne l’attività di ingegnere e umanista può esserlo ancora di più, nell’obiettivo di smontare il mito del Leonardo inventore e profeta del futuro e di riconsiderarne invece la grandezza nello stretto dialogo con il contesto storico, le fonti, i contemporanei ma anche la sua eredità nella cultura tecnica del Rinascimento”.

E qui la memoria va immediatamente a una memorabile esposizione ideata da Paolo Galluzzi direttore dell’Istituto e Museo della Scienza di Firenze “Gli ingeneri del Rinascimento. Da Brunelleschi a Leonardo da Vinci” con cui nel ’96 riapriva Palazzo Strozzi. Rivendicava esplicitamente l’importanza del sapere come saper fare. Il Rinascimento considerato non solo per il suo fervore innovativo nel settore delle arti. Altrettanto importante fu la rinascita nel campo tecnico in cui Leonardo non appare più come il genio isolato, ma uno che opera nel solco di una tradizione forte e consolidata, che porta a originale compimento il processo di rinnovamento dei saperi tecnici. Nel “Trattato di architettura e macchine” Francesco di Giorgio Martini, allontanandosi dalla tradizione delle botteghe, affronta ogni questione tecnica e ogni dispositivo meccanico come un caso a sé stante. In mostra la versione manoscritta del Codice Laurenziano, uno dei 150 libri della biblioteca di Leonardo, che contiene note autografe del genio di Vinci a dimostrazione del fatto che non solo lo conobbe, ma che lo studiò attentamente.

La mostra delle Scuderie prende avvio proprio dalla generazione precedente quella di Leonardo, gli artefici del Rinascimento, artisti, ingegneri, architetti che oltre a costruire, scrivono, teorizzano, progettano macchine. E tutti si occupano di arte militare, d’ingegneria e architettura. Come Taccola, Francesco di Giorgio e Filippo Brunelleschi che firma Santa Maria del Fiore, progettando una cupola come non si era mai vista. In due disegni del Codice Atlantico eseguiti fra il 1478 e il 1480 Leonardo descrive le gru ideate da Brunelleschi per la costruzione. Alte almeno venti metri, come quella che apre la rassegna, che dovevano essere ancora in opera più tardi quando Leonardo allievo della bottega del Verrocchio collaborò al posizionamento della grande sfera rivestita di rame dorato sulla sommità della lanterna. Un’operazione che venne registrata da altri ingegneri-architetti come Giuliano da Sangallo e Bonaccorso Ghiberti che riporta nel suo “Zibaldone”, in mostra, il disegno della gru. Leonardo si distingue in questo panorama culturale per la stupefacente qualità del disegno e delle tecniche di rappresentazione grafica proprie di un artista. Si veda dal Codice Atlantico il disegno di un argano esploso, con tutti i suoi pezzi.

Sono dieci i disegni autografi del Codice Atlantico (1119 fogli per un totale di 1750 disegni), prezioso prestito della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano a cui venne donato nel 1637 dal conte Galeazzo Argonati, a fare idealmente da guida ai temi della mostra che indagano, sul fronte tecnologico e scientifico in relazione ai suoi contemporanei, gli anni di formazione di Leonardo in Toscana, il soggiorno milanese, fino al tardo periodo romano. E infine il mito del “genio universale”, anticipatore della modernità, non solo pittore, che prende avvio alla fine del Settecento dopo secoli di oblio, quando i suoi manoscritti requisiti da Napoleone vengono conosciuti e indagati e culmina con la mostra del 1939 al Palazzo dell’Arte a Milano. “Laonde per tante parti sue sì divine, ancora che molto più operasse con le parole che co’ fatti il nome e la fama sua non si spegneranno già mai”, scriveva già Giorgio Vasari nelle “Vite”.

Un disegno dell’Ambrosiana per ognuna delle dieci sezioni della rassegna che, come di consueto, si sviluppa sui due livelli delle Scuderie. Lo “studio prospettico di una ruota dentata” è stato utilizzato anche per il manifesto. Fra le opere esposte da segnalare rari e preziosi volumi. Come i trattati di architettura di Vitruvio, Filarete, Palladio. Dalla Biblioteca di Ginevra vieme uno dei tre manoscritti del “De divina proportione” dell’amico Luca Pacioli, dedicato al duca Ludovico il Moro (gli altri due erano dedicati a Piero Soderini e a Giangaleazzo Visconti), i cui solidi si basano sui disegni preparatori eseguiti dalla “ineffabile senistra mano” di Leonardo. E al centro del dibattito sulla prospettiva e sull’uso del prospettografo quattro celebri incisioni di Dürer. In mostra la coppia di portelli che costituiva il sistema originale di chiusa superiore della Conca di San Marco nel tratto cittadino del Naviglio di Martesana progettati da Leonardo e rimasti in uso dal 1506 al 1929 quando i Navigli vennero coperti. Nonché piante, mappe, planisferi, trattati, balestre, modelli lignei di edifici e altro ancora. Affascinanti le macchine realizzate dal Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano nel ’52 dai fogli originali di Leonardo per celebrare il quinto centenario della sua nascita, messe a confronto con i disegni originali, molti dei quali visibili per la prima volta dopo il restauro.

Nella prima sala lungo la parete i calchi di 72 formelle col fregio dell’Arte della guerra commissionata da Federico di Montefeltro per il postergale del Palazzo Ducale di Urbino con rappresentazioni di macchine come elementi decorativi, scolpite da Ambrogio Barocci. Dalla sezione dedicata agli ingegneri toscani si passa allo studio dell’antico. Leonardo si misura con la tradizione classica al centro del dibattito architettonico rinascimentale. Filarete redige in volgare il suo Trattato di Architettura in cui compare il paragone fra le proporzioni degli edifici e il corpo umano, riproposto da Leonardo nell’uomo vitruviano. Nel Trattato di Vitruvio ricco di illustrazioni compaiono edifici a pianta centrale. L’archetipo è il Pantheon, documentato da Serlio, da Palladio. A Vitruvio si ispira anche Francesco di Giorgio nel suo Trattato di Architettura. Tra i miti del mondo antico vi è anche quello delle navi di Caligola sepolte nel lago di Nemi di cui si sogna il recupero.

La terza sala è dedicata all’invenzione della prospettiva al centro del dibattito teorico europeo del Rinascimento e al ruolo del disegno come fondamento della formazione artistica. Fra i disegni di Leonardo collegati alla pratica prospettica due fogli del Codice Atlantico. Sono uno studio di ruota dentata e un piccolo schizzo con un artista intento a disegnare una sfera armillare usando un prospettografo, uno strumento che permetteva di riportare le coordinate del soggetto direttamente sul supporto, un tema a cui Dürer dedica quattro incisioni. In mostra a riprova della continuità dell’opera dei due artisti è esposto il Trattato di ottica e geometria “Perspectiva Communis” di John Peckham, un celebre libro medievale di cui Leonardo possedeva una copia, e tre libri sul tema pubblicati all’inizio del Seicento da Jacopo Barozzi, François Niceron e Pietro Accolti.

Al suo arrivo a Milano nel 1482 fanno riferimento gli studi sulle città ideali e le vie d’acqua. Milano è rappresentata dalla pianta del cartografo Pietro del Massaio e dalle vedute miniate dal cartografo Cristoforo de’ Predis nel Leggendario Sforza Savoia. La prima è di forma circolare solcata da corsi d’acqua, la seconda ispirata all’antica piazza del Duomo, a cui Leonardo contrappone una città con vie ortogonali a doppio livello, razionale ed efficiente. E’ dedicata all’ingegno del fare l’ultima sala del primo piano quando l’introduzione di innovazioni meccaniche permette una graduale trasformazione del lavoro e della produzione, che da manuale diventa via via meccanica. E qui il genio di Leonardo non ha limiti. Tutto lo interessa. Negli anni dal 1495 al 1497 in cui è occupato dal Cenacolo coltiva studi approfonditi in campi legati alla produzione. Dal Codice Atlantico il disegno di un filatoio, Milano è molto importante per la produzione della seta, e di una macchina per torcere le corde.

A Ludovico il Moro Leonardo si presenta come ingegnere militare, architetto, scultore, pittore e musicista. Ed ecco allora i “Teatri di macchine”. Leonardo impegnato nella realizzazione di apparati scenografici per importanti ricorrenze come il matrimonio di Gian Galeazzo Sforza con Isabella d’Aragona. Di questi allestimenti effimeri nulla rimane. Il “carro automotore” del Codice Atlantico ricostruito in grandezza naturale, considerato un’auto ante litteram, doveva essere un mezzo per muoversi sul palcoscenico. Leonardo per approfondire le proprie conoscenze di ingegnere militare studia i classici e testi contemporanei fondamentali come il ”De Re Militari” di Roberto Valturio, in visione, prestito della biblioteca Malatestiana di Cesena. In mostra modelli di macchine d’assedio, fortezze e ponti mobili forti e leggerissimi che si ispirano ai disegni leonardeschi. E lo studio di balestra gigante e di due mortai che lanciano proiettili esplosivi.

Di grande interesse la biblioteca di Leonardo che si definisce “omo sanza lettere”, avendo una formazione pratica. Non conosce il latino, ma si confronta con i classici leggendoli in volgare. E costituisce una biblioteca di 150 volumi eccezionale per un artista dei suoi tempi, andata dispersa. Si è salvato solo il “Manoscritto Laurenziano” in mostra. “Sarete libero di sognare, di pensare, di lavorare”, scrive nel 1515 nella lettera d’invito a Leonardo Francesco I. Torna l’antico sogno di volare dell’uomo, il mito di Dedalo e Icaro. Ed ecco gli esperimenti sul volo e gli studi della dinamica degli uccelli trattati nel “Codice sul volo degli uccelli” che si riverbera nelle macchine volanti esposte a conclusione della rassegna. Dal volo meccanico, strumentale al volo librato degli uccelli ”senza battito d’ali”. Disegni di macchine fantastiche, alianti, navicelle volanti, futuribili elicotteri.

Scuderie del Quirinale, Via XXIV Maggio 16 – Roma. Orario: tutti i giorni 10.00 – 20.00, venerdì e sabato fino alle 22.30. Fino al 30giugno 2019. Programma, incontri e altre informazioni sul sito www.scuderiequirinale.it

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