Il Mibac vieta lo spostamento delle “Sette opere di misericordia” di Caravaggio. La Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del ministero per i Beni culturali (ora affidata a Gino Famiglietti) si è infatti opposta al prestito della grande pala d’altare dalla chiesa del Pio Monte della Misericordia di Napoli. La richiesta del museo di Capodimonte per la mostra-evento “Caravaggio Napoli” prevista da aprile a giugno sul periodo partenopeo del Merisi e fortemente voluta dal direttore Sylvain Bellenger è stata quindi respinta. Dopo aver argomentato sul piano storico e conservativo, i restauratori inviati da Roma hanno definito la movimentazione particolarmente rischiosa.

Questo comunque non sembra spaventare il sovrintendente del Pio Monte, Alessandro Pasca il quale afferma: “Si additano motivazioni storiche e tecniche, ma vince l’immobilismo. La mostra, comunque, si farà, vedremo come”. Il fronte del no, capitanato dall’ex direttore del Polo Museale Napoletano Nicola Spinosa e dal professore di Storia dell’Arte Moderna Tomaso Montanari, aveva persino raccolto le firme contro la trasferta del capolavoro, inamovibile a loro dire per motivi di salvaguardia dell’opera, come della sua fruizione contestualizzata nel posto in cui è stata creata. Il ministero ha quindi ritenuto che: “I rischi ai quali la pala verrebbe esposta al solo fine di essere trasferita presso un’istituzione culturale che si trova a poco più di 2 chilometri dalla chiesa nella quale essa è ben conservata sconsiglino di autorizzare il prestito” allo stesso tempo si è però mobilitato ottenendo la disponibilità del Pio Monte di ospitare una sezione della mostra caravaggesca.

A proposito della questione si è esposto anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi il quale ha commentato: “Spostare un’opera dal luogo per cui è stata creata è peccato? Dipende dalla motivazione. Se per il bene dell’arte sì. Facciamo un paragone: all’epoca dell’Expo del 2014 circolò la voce che l’annunciato trasferimento delle “Sette opere di Misericordia” verso Milano avrebbe fruttato una cifra notevole al museo. Si parlò di 500.000 euro, se non sbaglio. Qui si parla invece di ragioni culturali, di rievocare il periodo di attività del genio lombardo nella città che più lo ispirò. Se è così non mi pare uno scandalo. Comunque bisognerebbe discuterne con cautela”.

Il divieto di prestito era comunque stato preso in considerazione, è importante però che la città non perda un simile evento culturale, una tale occasione.