fbpx

Restaurato “Giuditta e Oloferne” il “Caravaggio perduto”

da | 1 Mar 2019 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

È stato completato il restauro del “Caravaggio perduto”, scomparso ad Amsterdam nel 1617, che andrà all’asta il prossimo 27 giugno a Tolosa. L’opera, la seconda versione di “Giuditta e Oloferne”, potrebbe valere 170 milioni di dollari se definitivamente attribuito a Caravaggio, ma rimangono ancora dubbi sulla sua autenticità.

L’opera, di 144 x 175 centimetri, racconta la fine di un passo biblico, precisamente dell’Antico Testamento, l’omicidio di Oloferne da parte di Giuditta; un omicidio commesso per salvare la sua città, Betulia, dall’invasione degli Assiri guidati appunto da Oloferne. «Gli schiavi ci hanno traditi! Una sola donna ebrea ha gettato la vergogna sulla casa del re Nabucodònosor! Oloferne eccolo a terra e la testa non è più sul suo busto (Giuditta 14, 18)».

Una storia raccontata come solo il Merisi sapeva fare: una scena teatrale con forte contrasto tra i colori, espressioni facciali piene di dolore e orrore. È stata effettivamente dipinta da Caravaggio? Eric Turquin, l’esperto che ha seguito il restauro dell’opera, ne è certo: «L’analisi a raggi x dimostra che originariamente Giuditta volgeva lo sguardo verso Oloferne, stava guardando ciò che aveva fatto», proprio come la prima versione attribuita al Caravaggio. È sicuro che nessun copista avrebbe alterato la direzione dello sguardo di Giuditta. «Se è una copia – ha concluso Turquin – il copista è un genio».

Datate 1607, forse proprio l’anno in cui è stato realizzato il dipinto, due lettere che confermano l’autenticità da parte del Caravaggio; nelle due lettere, indirizzate al duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga, è presente la descrizione della tela. Ma non è finita qui perché ci sono altri due documenti in cui la tela è rintracciabile: il testamento (1617) dell’artista e mercante d’arte Louis Finson e l’inventario (1619) della tenuta di Abraham Vinck, socio di Finson.

Un’altra delle possibili ipotesi sulla tela riguardano l’attribuzione di questa al già citato artista fiammingo Louis Finson, che fu tra le altre cose discepolo del Caravaggio e aveva la proprietà di alcune opere del Merisi. Inoltre, nel 1607 il fiammingo ha realizzato anche lui “Giuditta e Oloferne”, ora conservata a Napoli presso Palazzo Zevallos.

Era il 2014 quando a Tolosa è stato ritrovato il dipinto dentro l’intercapedine di una casa, grazie ai lavori che stavano svolgendo per una perdita d’acqua. Due anni dopo è stato presentato al mondo: il 12 aprile 2016.

Clicca sul banner per leggere Territori della Cultura