Mibac. Sospesi i fondi per il Museo della Shoah a Ferrara

da | 1 Mar 2019 | Arte e Cultura

La senatrice ferrarese del Pd Paola Boldrini ha depositato un’interrogazione a risposta urgente per chiedere conto al Ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, dello stop ai fondi (25 milioni di euro) già messi a bilancio per l’ultimazione del Meis (Museo Nazionale dell’Ebraismo e della Shoah) di Ferrara. Prima firmataria dell’atto è Liliana Segre, la senatrice a vita superstite dell’Olocausto, a cui fanno seguito i nomi di 37 esponenti dem. Nel testo si sottolinea come il Museo sia un’opera “di valore internazionale” in riferimento alla storia e alla presenza degli ebrei nel nostro Paese, “sebbene il Governo non lo voglia riconoscere o lo voglia addirittura occultare”.

Inoltre, si punta il dito contro la giustificazione, attribuita a un ritardo della segreteria regionale del Mibac nell’impegnare i fondi che avrebbe fatto saltare il quarto lotto dei lavori di completamento, definendola “inaccettabile e che indica sciatteria”. “Se si è trattato di errore, seppure ingiustificabile, i fondi cancellati devono essere subito ripristinati”, chiedono la Boldrini e i firmatari: “Il ministro deve dare nel merito una risposta chiara e definitiva”.

“Quello del Meis era un progetto bipartisan, apprezzato in Italia e all’estero, nato da un bando internazionale, per questo auspichiamo che tutte le forze politiche in Regione Emilia-Romagna sottoscrivano la risoluzione Pd a tutela del Museo per scongiurare lo scippo dei 25 milioni di euro da parte del Governo”. A dirlo sono i consiglieri regionali ferraresi Marcella Zappaterra e Paolo Calvano (che è anche segretario regionale dem), che hanno presentato in Regione una risoluzione sui mancati fondi per il Museo della Shoah di Ferrara.

“Abbiamo proposto un atto politico non di parte e auspichiamo il più ampio coinvolgimento di tutte le forze politiche dell’Assemblea Legislativa, per evitare di bloccare la cultura e la crescita di Ferrara”, sottolineano i due, chiedendo alla Regione di “attivarsi presso il Mibac, perché venga mantenuta la programmazione prevista e i finanziamenti siano riassegnati al più presto in favore dell’ultimazione del Meis come da progetto architettonico”.

E aggiungono una nota polemica: “Il cambiamento comincia a vedersi, ma per i ferraresi non è di sicuro in meglio. Senza le risorse per il completamento, il progetto del Meis risulterebbe fortemente compromesso e questo andrebbe a danneggiare irrimediabilmente un lavoro di oltre 15 anni che puntava a dare al Museo un respiro internazionale”.

Le risorse destinate al completamento del Museo della Shoah di Ferrara “c’erano e adesso non ci sono più”. Così, con tanto di documento allegato, il vicesindaco di Ferrara con delega alla Cultura, Massimo Maisto, si rivolge al governo. “C’erano tutte le condizioni per iniziare a impegnare queste risorse in vista dell’ultimo lotto, non lo si è voluto fare per spenderli altrove (e ci piacerebbe sapere chi ha beneficiato di questi quasi 25 milioni di euro)”.

In una nota Maisto si rivolge direttamente al ministro Bonisoli e alla sottosegretaria Lucia Borgonzoni. “I soldi sono stati tolti per ritardi imputabili al ministero stesso, per cui confermiamo quello che abbiamo detto ieri e cioè che si tratta di una vera e propria beffa: tolgo soldi ad un progetto, a un territorio e a un Museo, non per inadempienze del beneficiario ma per ritardi di chi quei fondi doveva erogare”, ha sottolineato Maisto, che ha chiesto chiarezza all’esecutivo: “Siamo tutti sollevati se il ministro prende un impegno a ripristinare i fondi, ma siccome gli impegni politici lasciano il tempo che trovano chiediamo di sapere: quando? Con che tempi di erogazione? Su quale capitolo di bilancio? Se ci saranno risposte certe in tempi brevi si sarà rimediato ad un grave errore, in caso contrario non si potrà continuare con smentite che non smentiscono”.

Al Mibac c’è “stupore per la strumentalizzazione che si sta facendo in queste ore dopo le dichiarazioni del ministro di ieri. Questi soldi – si apprende da fonti dal Collegio Romano – non sono del Mibac e sarebbero andati persi. Invece il ministro ha garantito che quando sarà possibile aprire un cantiere, e questo avverrà solo in concomitanza con il termine dei lavori del secondo lotto che stanno per cominciare, i soldi ci saranno e partire il bando”.

“Del resto – si fa notare ancora da ambienti del ministero – i motivi per cui i lavori del secondo lotto non sono partiti in tempo non può essere in nessun modo ascrivibile a questo governo visto che il bando è di qualche anno fa. Per carità, ci sono state importanti complicazioni tecniche che hanno complicato l’iter, ma indire il bando per i lavori del terzo lotto avrebbe significato non rispettare i tempi per il termine inderogabile del dicembre 2021. Nessuno si è sognato, quando le cose sono andate per le lunghe per il bando del secondo lotto, di accusare il precedente ministro di non volere un Museo della Shoah. Chiediamo che anche oggi nessuno possa solo immaginare che qualcuno abbia bloccato l’opera per motivi che non siano esclusivamente tecnico-finanziari. Del resto la cosa è nota da tempo. Basta leggersi un po’ di carte. Una sola cosa è certa. La sensibilità del ministro rispetto a questi temi non può essere motivo di discussione”.