In linea con lo stile già sperimentato di piccole rassegne volte a far conoscere agli appassionati e al grande pubblico artisti o momenti di particolare interesse documentati nelle collezioni delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, Flaminia Gennari Santori presenta in Palazzo Barberini “Il trionfo dei sensi. Nuova luce su Mattia e Gregorio Preti”, una mostra di studio curata da due giovani funzionari vincitori dell’ultimo concorso del Ministero dei Beni Culturali per storici dell’arte, Alessandro Cosma e Yuri Primarosa. Promossa dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica, aperta fino al 16 giugno (catalogo De Luca Editori d’Arte), indaga i primi anni di attività a Roma di uno dei grandi pittori del barocco Mattia Preti (1613-1699), il periodo della sua formazione trascorso presso la bottega del fratello Gregorio (1603-1672), che gli avrebbe procurato anche un apprendistato da Lanfranco. Gregorio di dieci anni più grande, è già affermato ma si rivelerà nel tempo molto meno brillante e originale di lui.

In mostra le opere realizzate insieme e singolarmente dai due pittori in quegli anni, che risentono della pittura romana e napoletana e della presenza in laguna del giovane Mattia. Esposte in due sale attigue dodici opere in tutto fra cui alcuni inediti, quattro frutto della collaborazione fra i fratelli, una del solo Gregorio e sette di Mattia. Mestiere e talento, una pittura ancorata agli schemi precedenti del maggiore, un modo di esprimersi più libero e nuovo del giovane che sente fortissima l’influenza dello stile romano di Ribera, che filtra i modelli caravaggeschi e si avvicina a Lanfranco e a Guercino.

Al centro della rassegna “Allegoria dei cinque sensi” di Gregorio e Mattia dipinta fra il 1642 – 1646, una grandiosa tela che può considerarsi inedita visto che fino al 2016 è stata conservata presso il Circolo Ufficiali dell’Esercito che aveva sede nel palazzo, quindi visibile solo a un ristretto numero di persone. Viene presentata dopo un delicato intervento di restauro per opera di due fra i massimi esperti nel campo Giuseppe Mantella e Sante Guido, preceduto da complesse indagini diagnostiche, grazie al generoso supporto finanziario dello studio legale Dentons che con questo intervento celebra i tre anni dall’apertura in Italia. Si tratta di un’opera a due mani, commissionata dai Barberini e ricordata nella loro quadreria dal 1672 come “Un quadro per longo con diversi ritratti: chi sona, chi canta, chi gioca, chi beve e chi gabba il compagno” a significare gruppi di persone intente ad attività quotidiane che alludono ai diversi sensi. I musici allegoria dell’udito, un uomo che fuma la pipa dell’olfatto, una zingara che legge la mano del tatto e così via secondo un modello molto diffuso nel Seicento. Il restauro è stato un’occasione di studio e di scoperta, precisa Cosma. Certamente era dei Barberini, vista la preziosità della tela. Nel tempo ha subito aggressivi restauri. Dalle indagini risultano poche tracce del disegno preparatorio, ma una ventina di figure sono state dipinte e poi cancellate. I due artisti hanno lavorato direttamente sulla tela dividendosi lo spazio, la parte centrale è di Gregorio che si autoritrae in primo piano. Del resto lui era ancora il più importante dei due. Ma con questa opera il giovane Mattia entra nella cerchia dei Barberini e proprio da Urbano VIII sarà creato cavaliere di Malta. E’ allora che le loro strade si dividono. Con la pala per la chiesa di San Pantaleo Mattia ha la prima consacrazione pubblica, a seguire lo stendardo processionale per San Martino al Cimino voluto da Olimpia Maidalchini Pamphilj, la potentissima “Pimpaccia”, cognata di Innocenzo X Pamphilj e gli affreschi dell’abside di Sant’Andrea della Valle in dialogo diretto con Domenichino e Lanfranco. L’ultimo lavoro insieme dei due Preti sarà la controfacciata di San Carlo ai Catinari. Subito dopo nel 1653 Mattia avrebbe lasciato Roma per Napoli e Malta.

Di fronte all’ ”Allegoria dei cinque sensi” è esposta ancora un’ opera di entrambi della Collezione Pallavicini di Morano “Concerto con scena di buona ventura” dell’Accademia Albertina di Torino, ambientata in una locanda romana d’inizio secolo, dipinta una decina d’anni prima. Una sorta d’incunabolo della pittura di Mattia che ritrae un’allegra brigata celebrando Giovan Battista Marino che canta l’allegoria dei cinque sensi. Sotto il tavolo spunta il muso bianco di un gatto nero.

Da segnalare in particolare nella stessa sala, esposto per la prima volta, “Cristo e la Cananea”, un dipinto bellissimo pur offuscato da strati di sporco e vernici ossidate. Rappresenta una giovane donna abbigliata sfarzosamente, con le spalle e la testa coperti da un velo alla veneziana, che si rivolge a Cristo indicandogli un cagnetto. E’ la pagana Cananea, un soggetto raro, che implora la guarigione della figlioletta indemoniata. Una scena complessa, composta da diversi personaggi e da tre ancelle velate e col turbante. Sullo sfondo architetture all’antica e un cielo azzurro squarciato di nuvole denotano influenze della pittura veneta, di Veronese e Tintoretto. Il quadro si trovava nella collezione Colonna accanto a numerose altre opere dei fratelli Preti. Il principe Marcantonio V lo comprò direttamente dall’artista nel 1647. E’ questa la prima opera di Mattia documentata con certezza a Roma, una data che segna un momento importante della sua cronologia. E’ ancora di Mattia della Collezione Torlonia “Fuga da Troia” (1640-1645) che rappresenta Enea seguendo quanto narra Virgilio. Un dipinto di grande qualità e dimensioni notevoli del periodo romano, assegnato a Mattia da Roberto Longhi. Viena dalla Collezione Rospigliosi presso la sede della Coldiretti “Pilato che si lava le mani”, realizzato dopo il’40 da entrambi. A Gregorio spettano i personaggi del gruppo centrale e i due uomini che mimano il gesto della crocifissione, a Mattia il gruppo di destra e l’armigero. Eseguito a quattro mani anche “Cristo guarisce l’idropico”. E infine una scoperta. Era nei depositi di Palazzo Corsini la “Testa di bambina con collana di corallo” che Yuri Primarosa ha riconosciuto come opera di Mattia per la grande qualità del volto. Un piccolo ritrattino non finito, un modelletto da utilizzare per composizioni più grandi.

Molti gli eventi collegati alla mostra fra cui conferenze, visite guidate dei curatori e tutte le domeniche laboratori gratuiti sui cinque sensi per bambini. E per i genitori biglietto a metà prezzo.

Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini – Via delle Quattro Fontane 13 Roma – Orario: martedì / domenica 8.30 – 19.00, chiuso il lunedì Fino al 16 giugno 2019. Informazioni: tel. 06-4814591