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Pompei: dagli scavi riemergono la stanza di Leda e l’Atrio di Narciso

da | 15 Feb 2019 | Arte e Cultura, Conservazione e Tutela

Un’alcova sensuale e raffinata riemerge nella sua totale bellezza dallo scavo della Regio V di Pompei, come aveva già prospettato lo splendido quadretto di Leda e il cigno, riaffiorato mesi fa nel corso delle operazioni di consolidamento dei fronti di scavo, lungo via Vesuvio. Alle spalle dell’ambiente torna in luce anche parte dell’atrio della dimora, con pareti dai vividi colori e l’affresco di Narciso, al centro di una di esse, che lo vede specchiarsi nell’acqua rapito dalla sua immagine, secondo l’iconografia classica.

Amore e soavità dei sensi, nelle più svariate forme, trasudano dalle stanze di questa elegante dimora che, già dal corridoio di ingresso, accoglieva gli ospiti con l’immagine vigorosa e di buon auspicio del Priapo, anch’essa già documentata mesi fa e in analogia con quella della vicina Casa dei Vettii. Decori raffinati di IV stile caratterizzano l’intera stanza di Leda, con delicati ornamenti floreali, intervallati da grifoni con cornucopie, amorini volanti, nature morte e scene di lotte tra animali. Finanche sul soffitto, rovinosamente crollato sotto il peso dei lapilli, si estendeva l’armonia di questi pregiati disegni, i cui frammenti sono stati recuperati dai restauratori per ricomporne la trama.

Interessante, nell’atrio di Narciso, è la traccia ancora visibile delle scale che conducevano al piano superiore, ma soprattutto il ritrovamento nello spazio del sottoscala, utilizzato come deposito, di una dozzina di contenitori in vetro, otto anfore e un imbuto in bronzo. Una situla bronzea (contenitore per liquidi) è stata invece rinvenuta accanto all’impluvio.

“La bellezza di queste stanze, evidente dalle prime scoperte, ci ha indotto a modificare il progetto e a proseguire lo scavo per portare alla luce l’ambiente di Leda e l’atrio retrostante – dichiara la direttrice Alfonsina Russo -. Ciò ci consentirà in futuro di aprire alla fruizione del pubblico almeno una parte di questa domus. Lo scavo della stessa è stato possibile nell’ambito del più ampio intervento di messa in sicurezza e riprofilamento dei fronti di scavo, previsto dal Grande Progetto Pompei, che sta interessando gli oltre 3km di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei. Nel rimodulare la pendenza dei fronti che incombevano minacciosamente sulle strutture già in luce, sono venute fuori questi eccezionali ritrovamenti. In questa delicata fase, il collega Massimo Osanna sta proseguendo la direzione scientifica dello scavo per fornire il suo prezioso e competente supporto e garantire una linea di continuità scientifica alle attività di scavo”.

“Proseguono le straordinarie scoperte di questo cantiere – dichiara Massimo Osanna -. Si ripropone nell’atrio della casa la scena di un mito, quello di Narciso, ben noto e più volte ripetuto a Pompei. Tutto l’ambiente è pervaso dal tema della gioia di vivere, della bellezza e vanità, sottolineato anche dalle figure di menadi e satiri che, in una sorta di corteggio dionisiaco, accompagnavano i visitatori all’interno della parte pubblica della casa. Una decorazione volutamente lussuosa e probabilmente pertinente agli ultimi anni della colonia, come testimonia lo straordinario stato di conservazione dei colori”.

Peccato solo che la grande quantità di materiale piroplastico che con la furia dell’eruzione ha riempito quell’ambiente della dimora, abbia alla fine quasi cancellato il volto del giovane Narciso, di cui oggi possiamo apprezzare il corpo statuario ma non più cogliere lo sguardo, ragiona Osanna facendo notare il raffinato sfondo con l’ambientazione idillica e paesaggistica del quadro. La stanza da letto con l’affresco di Leda e il cigno, che ora è stata tirata fuori e ripulita in tutto il suo splendore, si trova proprio dietro questa parete con il Narciso. “Si affacciava sull’atrio, per questo viene da pensare che la decorazione di questo ambiente fosse una sorta di introduzione al cubicolo di Leda”, fa notare Osanna. L’impressione, commenta, è che tutti questi ambienti “fossero decorati con un inno alla vita e alla gioia”. Qualche altra cosa di questa famiglia e di queste vite raccontano i tanti oggetti di uso quotidiano che gli archeologi hanno ritrovato nel sottoscala dell’abitazione, brocche, anfore, tanti oggetti di cucina, persino un imbuto in ferro. Peccato, davvero, che il proprietario di tanta magnificenza non abbia ancora un nome. L’ipotesi più probabile, argomenta Osanna, è quella di “un ricco commerciante, forse anche un ex liberto ansioso di elevare il suo status sociale con il riferimento a miti della cultura più alta”. Di più non è detto che si riesca a sapere.

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