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“Il mito rivisitato. Le maschere arcaiche della Basilicata”. Storie antiche e misteriose della Città dei Sassi

da | 14 Feb 2019 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

Foto di Nicola Toce: 1) Tudok, Cartapesta, colori ad olio e terre colorate. 2018: 2) Frezzüe, Cartapesta, colori a olio e terre colorate. 2018; 3) Cruscüe, Cartapesta, bitume e terre colorate. 2017; 4) Scorciacrap’, Cartapesta, colori a olio e terre colorate. 2018.

Nell’anno di Matera capitale europea della cultura giunge a Roma una mostra che racconta la storia più profonda della Città dei Sassi, le tradizioni e i costumi che affondano le proprie radici nel mito e nel sogno, che quasi miracolosamente si sono salvate dall’appiattimento e dal banale rimanendo vitali e presenti nella vita quotidiana delle persone di oggi. Il passato che torna prepotentemente in primo piano parlando la lingua della fantasia e della leggenda e raccontando la storia di una regione, la Basilicata o Lucania, che nonostante abbia fatto passi da gigante e sia oggi al centro dell’attenzione e del turismo internazionale , è per certi versi ancora ignota. E con molte frecce al suo arco. Fra queste le tradizioni del Carnevale e i riti arborei presenti nelle comunità locali.

La mostra “Il mito rivisitato. Le maschere arcaiche della Basilicata”, ospitata fino al 28 aprile a Villa Torlonia, promossa da Roma Capitale e curata dall’antropologa Francesca Romana Uccella, rientra nel più ampio programma di manifestazioni organizzate dall’Agenzia di Promozione Territoriale della Basilicata dedicate al carnevale della tradizione e ai miti e ai riti conservati gelosamente dalle popolazioni lucane. In specie Aliano, Teana, Satriano, Tricarico, Cirigliano, San Mauro, Lavello e Montescaglioso gli otto paesi che dall’anno scorso costituiscono la “Rete Carnevali e Maschere della Lucania a valenza antropologica e culturale”. Sono questi luoghi e le loro tradizioni al centro della rassegna con pannelli illustrativi e maschere artistiche che a quel mondo si ispirano.

In mostra alla Casina delle Civette, luogo ideale e ambientazione perfetta, le maschere arcaiche di Nicola Toce raccontano storie antiche e misteriose della Basilicata realizzate in argilla e in cartapesta, materiale povero usato anche da grandi artisti come Donatello, Algardi, Bernini. Toce è nato ad Aliano il paese degli aridi e bianchi calanchi reso celebre dal romanzo “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi lo scrittore torinese che vi rimase al confino fra il ’35 e il ’36. Lo scultore plasma volti antropomorfi, personaggi fantastici, inquietanti, talvolta mostruosi, che richiamano spiriti maligni o spingono in un altrove non umano e pauroso. Le sue maschere ghignanti dai variegati effetti cromatici, sono realizzate con tecniche raffinate e complesse come la “meccatura”, una vernice protettiva a base di resine naturali, alcool e gommalacca che simula l’oro. E raccontano i luoghi, o come dice l’artista che si definisce un “collezionista di racconti”, quello che gli hanno raccontato quando era piccolo, in particolare il Carnevale di Aliano. Trentotto volti che simulano animali e vegetali, frutto di incroci fra specie diverse e sconosciute, che si lasciano ammirare, sapientemente illuminati, distribuiti con accortezza fra sale e salette della dimora visionaria e fantastica di don Giovanni Torlonia jr, animata da civette, gufi, lumache, serpenti, un bestiario immaginario che popola con i suoi colori pareti e vetrate.

Le protagoniste della mostra sono proprio le maschere che “rappresentano un elemento imprescindibile della nostra cultura”, scrive Maria Grazia Massafra nel bel catalogo De Luca Arte che accompagna la rassegna. “La maschera è un’espressione mimetica del corpo umano, è una creazione immaginifica che permette di entrare nel mistero della natura e della vita…è forma che mette disordine nelle identità, è energia rigeneratrice, guida verso una nuova visione della vita e dei rapporti umani”. E prosegue. “Le maschere di Nicola Toce non restano relegate nella tradizione delle feste di carnevale, in cui rappresentano un elemento di continuità fra la religione pagana e quella cristiana, ma assumono una loro autonoma identità estetica, pur non rinnegando le loro origini popolari”. Del resto, ricorda, “Tutto ciò che è profondo ama la maschera”, scriveva Nietzsche in “Al di là del bene e del male”.

Riti antichissimi, pagani e cristiani, riti arborei, sincretismo, tutto si contamina contribuendo a definire la fisonomia culturale e sociale del luogo. In Basilicata il Carnevale è quanto mai vivo, concorrendo in maniera evidente alla promozione turistica della regione che incanta con i suoi scorci panoramici e le sue tradizioni. Fra queste il Carnevale che inizia il 17 gennaio dopo la festa di Sant’Antonio Abate e termina con le Ceneri, occupa un posto di rilievo con caratteristiche diverse e ben riconoscibili da paese a paese. Ad Aliano si succedono sfilate di uomini che portano cappelloni a cono con lunghe strisce di carta colorata e indossano una maschera e i guanti per non farsi riconoscere. A Tricarico sfilano le mucche e i tori al suono dei campanacci per ricordare la transumanza. A Montescaglioso il protagonista è ‘u Fus’, il fuso ovvero la parca che fila il destino umano. E accanto ci sono i carri allegorici in cartapesta che sfilano per il paese. Fra il 5 e 6 gennaio, prima di Carnevale, arrivano i Cucibocca che spaventano i bambini minacciando di cucir loro la bocca se non si comportano bene. A Cirigliano gli abitanti si richiamano alla natura e ai cicli stagionali travestendosi da stagioni e mesi dell’anno. A San Mauro Forte si organizza la sagra del campanaccio sfilando con passo cadenzato per il paese, a Satriano dove la natura irrompe sotto le sembianze di un orso s’incontra la foresta che cammina. A Teana, situata all’interno del Parco del Pollino, un piccolissimo centro che la leggenda vuole fondato da membri della scuola pitagorica, si celebra il processo al Carnevale, mentre a Lavello per tutto il periodo ogni sabato sera si balla mascherati fino al mattino. La maschera tipica è il domino rosso. E poi ci sono gli antichissimi riti arborei, unione di piante di specie diverse, simbolo di fecondità e auspicio di abbondanza ad Accettura, Castelmezzano, Oliveto Lucano, Pietrapertosa.

Casina delle Civette, Via Nomentana 70 Roma. Orario: d martedì a domenica ore 9.00 – 19.00, chiuso il lunedì. Fino al 28 aprile 2019. Informazioni: 060608, www.museivillatorlonia.it e www.basilicataturistica.it

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