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Iraq: Traffico d’Arte, 200 reperti in vendita online scoperti dai carabinieri

da | 4 Feb 2019 | Arte e Cultura

Oltre 200 reperti archeologici in vendita online: è il prezioso bottino rinvenuto grazie al contributo dei ‘Caschi blu della cultura’ in Iraq, uno dei paesi di snodo del contrabbando dei beni culturali, tra le principali fonti di sostentamento delle organizzazioni terroristiche. L’Adnkronos lo riporta nelle rivelazioni del tenente colonnello Luigi Spadari, comandante della Sezione Elaborazione Dati presso il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, parlando dell’attività della task force Unite For Heritage – U4H.

“Il traffico illecito di beni culturali – spiega Spadari – risulta tra i più redditizi al mondo, con interessi che possono considerarsi minori solo a quelli del traffico di droga e armi. Quindi sono più che mai appetibili per organizzazioni criminali e terroristiche. In zone poi dove la situazione non consente alti standard di sicurezza, come appunto l’Iraq, tale traffico è più semplice. I ‘Caschi blu della cultura’, o meglio la task force italiana Unite4Heritage sta dando un forte contributo a contrastare il fenomeno; negli ultimi due anni sono stati già addestrati nella particolare attività oltre 500 appartenenti alle forze di polizia irachene addetti alla salvaguardia di siti archeologici e poli museali, elevando così il loro livello di specializzazione e, grazie alla consolidata collaborazione con le autorità irachene, sono stati rinvenuti in vendita su internet oltre 200 reperti archeologici, esportati illecitamente da quel Paese”.

E’ proprio per difendere il patrimonio artistico e culturale dell’umanità in zone di crisi, per fermare lo scempio dei trafficanti, che l’azione dei ‘Caschi blu della cultura’ trova la sua ragione d’essere. Di fronte alle distruzioni operate dai miliziani dello Stato Islamico “gli addetti ai lavori iracheni (direttori di musei, archeologi) lanciavano un allarme alle istituzioni internazionali per richiamare l’attenzione sul pericolo che stava correndo il patrimonio culturale nazionale – racconta Spadari -. In seguito tale consapevolezza tra gli iracheni è andata via via consolidandosi, grazie anche all’attività di addestramento posta in essere in Iraq da parte di rappresentanti del Comando Carabinieri Tpc appartenenti alla task force italiana Unite4heritage ed alla partecipazione ad alcuni workshop internazionali tenuti a Baghdad”.

Tra Baghdad ed Erbil, dal 2016 la forza di pace della cultura continua così il suo lavoro. “Da gennaio dello scorso anno – sottolinea Spadari -, personale del nostro Comando è stabilmente presente all’interno della missione italiana in Iraq nell’ambito della coalizione internazionale operante a supporto delle autorità locali. Compito fondamentale, oltre all’addestramento, è quello di diffondere le best practices, modello di lavoro, nel contrasto al traffico illecito di beni culturali, patrimonio professionale consolidato del nostro Comando e riconosciuto leader a livello internazionale, con particolare attenzione alla raccolta delle informazioni e loro condivisione a livello internazionale”. L’importanza dei corsi svolti dai militari italiani, ribadisce, “è quella di aumentare il sistema di sicurezza del patrimonio culturale iracheno ma soprattutto di contribuire ad accrescere negli iracheni la consapevolezza della ricchezza del loro Paese attraverso la tutela del patrimonio culturale di quella che è universalmente conosciuta come la ‘Terra della Civiltà”.

“Le informazioni relative alle opere trafugate, o meglio di quelle di cui si ha notizia del trafugamento – spiega inoltre Spadari -, sono informatizzate nelle banche dati di settore, tra le quali la più importante a livello internazionale per numero di dati contenuti è quella italiana, la Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti gestita dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Sono attive poi anche quella di Interpol, work of art database e quella francese gestita dall’O.C.B.C., reparto specializzato della Polizia transalpina, ma entrambe hanno informazioni di gran lunga numericamente inferiori a quella italiana”.

Il British Museum ha restituito, qualche anno fa, alcuni reperti sottratti da un sito archeologico iracheno. Una strada che dovrebbe essere seguita anche da altri poli museali mondiali? “Le restituzioni di reperti tra vari Paesi è già prevista e regolata da Convenzioni Internazionali (Unesco, Unidroit,..) e da accordi bilaterali tra Nazioni, a significare che la strada – risponde Spadari – è sicuramente questa, soprattutto se consideriamo il principio che il patrimonio culturale è l’identità del popolo a cui appartiene”.

Nel 2018 il personale della Task Force Unite For Heritage ha condotto in Iraq 15 corsi addestrativi, a Erbil dal 2016 ne sono stati svolti sette. Alle attività addestrative, articolate su due settimane per un totale di 10 giornate di lezione, hanno partecipato, tra l’altro, oltre 25 donne alcune delle quali già impiegate nelle strutture pubbliche dedicate al patrimonio culturale ovvero presso i dipartimenti universitari interessati. Nel corso delle lezioni sono stati illustrati e discussi temi quali le norme sulla circolazione internazionale dei beni culturali (esportazione illegale e contrabbando), le convenzioni e gli accordi transnazionali che sanciscono le modalità di restituzione al Paese di origine, le normative nazionali circa il divieto di scavi archeologici senza autorizzazione, l’obbligo di denuncia di rinvenimento, i princìpi fondanti del concetto di patrimonio culturale nazionale e mondiale e le modalità di assistenza investigativa.

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