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Colosseo Foro Romano Palatino. Le vedute del Grand Tour

da | 4 Feb 2019 | Appuntamenti, Arte e Cultura

E’ un’”opera collettiva” di tre pittori americani Healy, Church e McEntee il dipinto scelto per la copertina del volumetto “Colosseo Foro Romano Palatino Le vedute del Grand Tour” per invitare i viaggiatori di oggi a ammirare Roma antica con gli occhi dei viaggiatori del passato. Rappresenta il poeta americano Henry Wadsworth Longfellow (fondatore del “Circolo Dante” destinato a promuovere la conoscenza della Divina Commedia negli Stati Uniti) in occasione del suo ultimo viaggio a Roma in compagni della figlia Edith sotto l’Arco di Tito. Di fronte i tre pittori mentre realizzano l’opera. Un fermo immagine che testimonia come nel 1871 Roma continui ad essere la capitale del mondo antico per le élite culturali del mondo nuovo. Visite che niente sembrano avere in comune con i gruppi organizzati, “le orde barbariche” che corrono dietro a una bandierina. Turisti anche loro e tantissimi (oltre 7 milioni ogni ano), la parola viene da “tour”, ma quanto diversi da quelli di un tempo che cercavano un dialogo con la civiltà del luogo.

E’ composto solamente da CXX pagine, sì proprio così annotate con numeri romani, il libretto fresco di stampa pubblicato da Electa presentato qualche giorno fa nella Curia da Alfonsina Russo, direttrice del Parco Archeologico del Colosseo e dal professor Claudio Strinati, cultore di Roma la sua città, già Soprintendente di Palazzo Venezia. Una guida breve che accompagna il visitatore in un itinerario che attraversa Foro e Palatino e culmina nel Colosseo, polo di attrazione ineludibile, vera icona romana, proponendosi di far rivivere le stesse emozioni provate da Goethe (primo viaggio 1786) e dagli altri viaggiatori del Grand Tour che dal Cinquecento all’Ottocento scelsero Roma, “questa capitale del mondo” (come scrive Goethe ne “Il viaggio in Italia” pubblicato trent’anni dopo), come meta del loro viaggio di formazione, alla scoperta delle vestigia dell’antico. Artisti e giovani agiati e dabbene, accompagnati dai loro precettori, si lasciano ispirare dalle antichità per arricchire il loro bagaglio culturale . Sulla storia del Grand Tour sono stati versati fiumi d’inchiostro. Se il culmine, “l’età dell’oro” si raggiunge nel Settecento, un periodo di pace in tutta Europa, il fenomeno ha origini più antiche, risale al Cinquecento e prosegue fino all’Ottocento quando a visitare Roma, Firenze, Napoli, Venezia non sono solo i cittadini del Vecchio continente. Ad essi si aggiungono quelli che vengono dagli Stati Uniti. Scrittori e poeti raccontano quello che vedono e le esperienze che fanno in lettere, diari, poemi, romanzi. E pittori, scultori, artisti s’ispirano al mondo classico per le loro creazioni. Un nuovo approccio alla raffigurazione dell’antichità basato su criteri di oggettività, di precisione archeologica o topografica. O al contrario libertà assoluta, lasciandosi guidare dalla fantasia. Il volume si offre come un’antologia delle più significative vedute realizzate dagli artisti del Grand Tour che hanno un corrispettivo immediato nella città antica così come appare oggi al visitatore moderno. Invitato a registrare cosa è cambiato nel frattempo e a chiedersi il perché.

Il libro si presenta come un catalogo di splendide vedute di grandi artisti accompagnate da una breve testo informativo con le notizie essenziali sull’opera e sull’autore. Una delle immagini più rappresentate, ma in modo molto diverso, è la valle del Foro Romano, cuore politico e commerciale della Roma imperiale trasformata in “Campo Vaccino”, termine in uso già nel Cinquecento. Da un lato la scena amplissima, solare, popolata di persone, carrozze, cavalli, sullo sfondo il Colosseo, l’Arco di Costantino, chiese e campanili di Antonio Joli (1745), scenografo e maestro della pittura di veduta . Al centro l’abbeveratoio, la fontana cinquecentesca spostata sotto l’obelisco del Quirinale. Il mascherone è diventato l’ingresso del Giardino degli Aranci sul Palatino. Dall’altro la stessa scena , intrisa di pathos, viene incisa da Giovanni Battista Piranesi che la rappresenta nell’aspetto che ebbe dalla metà del Settecento al periodo in cui iniziarono le campagne di scavi archeologici fra fine Ottocento e inizio Novecento. Colpisce il viale alberato di olmi che seguendo la via Sacra collegava l’Arco di Tito a quello di Settimio Severo. Al centro la grande fontana abbeveratoio, in primo piano le tre colonne del Tempio dei Dioscuri dietro le quali si vede la chiesa di Santa Maria Liberatrice, demolita nel 1900 per riportare in luce la chiesa di Santa Maria Antiqua. Dall’altro lato il Tempio di Antonino e Faustina e la chiesa di San Lorenzo in Miranda.

E poi Canaletto o Bernardo Bellotto che fra i simboli della romanità oltre il Colosseo, immortala Santa Francesca Romana col suo campanile medievale e i resti della Basilica di Massenzio. E Gaspar van Wittel, ovvero Vanvitelli, che realizza agli inizi del Settecento un’immagine del Colosseo e di Roma che diventerà proverbiale nel tempo. Il Colosseo visto dall’orto del monastero di Santa Francesca Romana nel sito dell’antica cella di Venere del Tempio di Venere e Roma. La vista spazia dall’Arco di Costantino con la Meta Sudans fino ai campanili di San Giovanni in Laterano e all’Esquilino. Il Colosseo prima del restauri di Raffaele Stern nella parte orientale (1806 -1807) e di Giseppe Valadier sul fronte occidentale (1823 – 1826).

Ammirare i luoghi di Roma antica oggi avendo negli occhi le immagini di questi artisti e di Dupérac, Percier, Corot, Rossini, Matveyev, Turner, a questo mira il libro che presenta il percorso del “Gran Tour nel Parco”, selezionando una serie di opere che permettono al visitatore di confrontare quello che sta vedendo con le immagini, i panorami, gli scorci visti, disegnati, dipinti, incisi dai viaggiatori del passato che per secoli hanno attraversato l’Italia, soffermandosi nelle città d’arte e in particolare a Roma, sul Palatino, “modello supremo di avvicendamento della storia che cancella e ricostruisce”, indaga e dimentica, spiega il professor Strinati. Una città antica che non è un recinto chiuso, non è una città proibita, ma vive all’interno di quella moderna, una città dove tutta la storia è presente.

Il libretto si rivolge a tutti, ma in modo particolare a un turismo lento, a un visitatore che ama vedere e rivedere le cose, che pur non disdegnando l’elettronica di fronte al Tempio di Venere e Roma non consulta un app, ma preferisce sfogliare un libro, controllare il vero con l’immagine che ci ha tramandato un artista del passato innamorato di Roma.

Colosseo Foro Romano Palatino. Le vedute del Grand Tour

Paolo Castellani, Benvenuto Pietrucci, Andrea Schiappelli

Pag.104 bilingue .€10. Electa

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