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In esposizione per solo 6 mesi “Il Cristo portacroce” del Vasari realizzato per Bindo Altoviti

da | 28 Gen 2019 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

“Il Cristo portacroce” realizzato da Giorgio Vasari (1511 – 1574) per Bindo Altoviti compare all’interno di una specie di nicchia in fondo alla Galleria di rappresentanza di Palazzo Corsini in cui si trovavano i quadri più importanti, che portava alla sala del trono dove il Cardinale riceveva gli ospiti. E’ l’ultimo gioiello, temporaneo, della quadreria del palazzo alla Lungara, prima sede delle Gallerie Nazionali di Arte Antica. Temporaneo perché vi rimarrà esposto per sei mesi, essendo stato concesso in comodato dal proprietario, un collezionista americano che meno di due anni fa lo ha comprato come opera di anonimo ad un’asta a Hartford negli Stati Uniti, un mercato molto vivace nel settore. Un quadro ritenuto perduto che torna nella città in cui venne dipinto dall’artista per Messer Bindo Altoviti (1491 -1557) il banchiere collezionista dedito alle arti così come agli affari, stimato da Michelangelo che gli regalò uno dei cartoni della volta della Sistina, il cui nome si lega indissolubilmente a quello di Raffaello che lo ritrae da giovane (il dipinto si trova alla National Gallery di Washington), da Benvenuto Cellini, da Francesco Salviati e Jacopino del Conte. A Roma il suo famoso palazzo, “riccamente ornato di anticaglie e cose belle”, era nel rione di Ponte, a ridosso del Tevere, una zona considerata la roccaforte del commercio e della finanza dell’Urbe. Fu decorato ad affresco proprio da Giorgio Vasari ospite nel 1553 del “cordialissimo Messer Bindo”, una delle ultime opere romane prima di tornare a Firenze alla corte medicea di Cosimo I, stanco dei “capricci” di Papa Giulio III Ciocchi Del Monte che in quegli anni aveva dato avvio alla costruzione di Villa Giulia fuori Porta del Popolo in cui furono impegnati all’inizio anche Ammannati e Vasari. L’edificio di Bindo venne abbattuto per la costruzione dei muraglioni nel 1888. Di quella meraviglia è stata salvata, grazie a Federico Hermanin, solamente la decorazione della Loggia con il “Trionfo di Cerere”, che prima di essere collocata nel 1929 nel Museo di Palazzo Venezia venne esposta a Palazzo Corsini.

Documentato nelle fonti antiche, il “Cristo Portacroce” di Vasari, scomparso per secoli e ora visibile per la prima volta al grande pubblico, è stato riconosciuto da Carlo Falciani, esperto di pittura vasariana, in base alla descrizione che ne fa l’artista nelle “Ricordanze”. “Ricordo come a dì XX di maggio 1553 Messer Bindo Altoviti ebbe un quadro di braccia uno e mezzo drentovi una figura dal mezzo in su grande, un Cristo che portava la Croce che valeva scudi quindici d’oro”. E Falciani ricorda come è andata. “Come tutte le scoperte l’incontro è stato fortuito – minimizza – come è avvenuto per il Crocifisso del Bronzino che era appeso in un museo di Nizza. Era in un’asta in provincia, negletto e non riconosciuto”. Vista la foto gli è venuto in mente quello che scrive Vasari. Le misure erano esatte, è l’unica tavola di Vasari di queste dimensioni. “Una corrispondenza inoppugnabile” anche per l’estetismo, per il gusto un po’ rétro del dipinto che guarda a Sebastiano del Piombo. Un’opera in cui non c’è mestizia, che non risente del clima riformato. Un vero capolavoro, il volto sognante, tanto diverso dal cliché di un Vasari ridondante e farraginoso in cui si affollano personaggi e miti. La mano destra è appena abbozzata. E non ha ridipinture, ha avuto bisogno solo di essere ripulito. “Tutto è solo simbolico, gli strumenti della passione sono appena accennati, senza indulgere sulla sofferenza”. Da notare l’enorme fuori scala del braccio che fa pensare a Michelangelo, a Raffaello tardo. Forse doveva esser visto in una cappellina in alto.

Barbara Agosti sottolinea il valore civico, educativo dell’operazione. Infatti accanto al pittore va ricordato il Vasari fondatore della storia dell’arte. Ognuno dei suoi dipinti ci aiuta a capire meglio il Vasari storico che scrive non solo del passato ma anche dei suoi contemporanei. ”La sua pittura come cartina di tornasole dei suoi scritti”.

Quanto alla storia del dipinto, si segue negli inventari Altoviti fino al 1591 quando però le misure venivano prese con le cornici e a occhio, spiega Falciani. Nel 1612 passa a Torino ai Savoia, quindi si perdono le tracce e finisce in Francia. E possiamo immaginare quale scarsa considerazione avevano i soggetti di questo tipo nel Settecento. Una copia perfetta dell’ 800 comprata come opera di Sebastiano si trova nel Palazzo Reale di Napoli. Del resto l’iconografia ebbe una certa fortuna, tanto che Vasari dice di averla replicata quattro volte nello stesso mese.

In genere si pensa a Vasari come a un pittore retorico anche se determinante nel bene e nel male per il secolo, per le “Vite”, per i “chilometri “ di pittura che ha creato, un artista che sembra oggi fuori approccio nel gusto, ma qui invece siamo di fronte alla riscoperta di un capolavoro assoluto fatto per uno dei maggiori committenti del Cinquecento e a Roma.

“Un quadro incantevole, un quadro romano degli anni Cinquanta”, un’altra puntata del percorso che stiamo facendo alla Corsini per mettere in luce i tanti aspetti del rapporto tra il museo e l’universo del collezionismo, che vuol dire scoperta, mercato, ricerca. Tutte cose al centro della programmazione di questo museo che è una quadreria”, ricorda Flaminia Gennari Santori presentando l’opera e ringraziando insieme al professor Falciani, che l’ha attribuita, Barbara Agosti, l’editore del catalogo Officina Libraria, il supporto della Galleria Benappi Fine Art e lo studio fiorentino di Daniele Rossi che ha eseguito il restauro. Un’altra iniziativa nello stile cui ci ha abituato la responsabile delle gallerie Barberini Corsini di “mostrare pochissime cose invece che tante”. E di qualità. Come di recente è avvenuto con la presentazione delle due opere di Daniele da Volterra l’”Elia nel deserto” e la “Madonna con Bambino, san Giovannino e santa Barbara”. E’ anche l’occasione per godere della nuova illuminazione più omogenea e uniforme che consente di vedere tutti i quadri anche quelli che si trovano ai livelli più alti delle pareti.

Roma, Galleria Corsini, via della Lungara 10. Orario: dal mercoledì al lunedì dalle 8.30 alle 19.00, chiuso martedì, 25 dicembre e 1°gennaio. Fino al 30 giugno 2019

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