fbpx

“Arte in memoria” l’arte contemporanea nel sito archeologico di Ostia

da | 21 Gen 2019 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

Foto (autori): 1) Karyn Olivier; 2) Norbert W. Hinterberger; 3) Ruth Beraha; 4) Norbert W. Hinterberger

“Arte in memoria”, la biennale di arte contemporanea di respiro internazionale curata da Adachiara Zevi e organizzata dall’Associazione Culturalearteimemoria fondata a Roma nel 2012, torna puntualmente, non per una semplice commemorazione ma con una mostra d’arte contemporanea nel sito archeologico di Ostia (aperta al pubblici fino al 14 aprile 2019). Nel porto dell’antica Roma, città cosmopolita per sua natura, luogo d’incontro di genti provenienti da tutti i territori dell’impero in cui il ruolo della comunità ebraica risulta documentato anche da numerose epigrafi . “Una città romana di tolleranza che non ha mai avuto barriere”, la definisce Maria Rosaria Barbera direttore del Parco Archeologico. L’iniziativa, giunta alla decima edizione, che partecipa al “Giorno della Memoria” istituito dai Parlamenti Europei per ricordare la data di apertura dei cancelli di Auschwitz, prende le mosse dalla storia della Sinagoga di Stommeln in provincia di Colonia, sopravvissuta al nazismo, dove ogni anno dal 1990 un artista è chiamato a creare un lavoro originale per un luogo carico di valori storici, artistici e simbolici.

Inaugurata il 20 gennaio ed inclusa nel percorso di visita degli scavi, è promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali – Parco Archeologico di Ostia Antica, con il patrocinio del Comitato di Coordinamento per le Celebrazioni in Ricordo della Shoah della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dell’Unione della Comunità Ebraica di Roma, e con il sostegno fondamentale del Forum austriaco di cultura, dell’Istituto polacco di Roma, dell’American Academy in Rome da cui provengono gli artisti e delle Ferrovie dello Stato e Fondazione FS italiane, precisa la curatrice Adachiara Zevi che deplora che una iniziativa come questa che si svolge a Roma da vent’anni non abbia alcun riconoscimento da parte del Comune e della Regione Lazio e che per realizzarla ci si debba rivolgere ai privati.

Ma perché la memoria delle tragedie vissute non finisca nei soliti e scontati discori di rito che non servono a niente e durano lo spazio di un mattino, si è pensato di coinvolgere la comunità degli artisti “perché trasformi un luogo di culto in luogo di cultura”, ripopolandolo con visioni ispirate alla storia, ma radicate nell’attualità, in un dialogo fra antico e contemporaneo. L’arte per riflettere sul passato, guardare al futuro senza dimenticare il Novecento e come strumento indispensabile per arginare alcune derive di oggi in “una esposizione drammatica, senza essere però né cupa, né disperata”.

Quest’anno sono quattro gli artisti invitati a cimentarsi col tema sempre attuale della libertà di coscienza e di culto e ad animare con i loro lavori appositamente creati le rovine della Sinagoga di Ostia, la più antica dell’Occidente, una delle più alte testimonianze dell’ebraismo della Diaspora che si ritiene edificata nella seconda metà del I sec. d. C., dopo la costruzione del porto voluto dall’imperatore Claudio vicino alla costa, lungo l’asse che sarà poi la via Severiana. Attiva per più di quattro secoli, la Sinagoga non è un posto neutrale, ha una forte identità, e quella di Ostia riflette il linguaggio del paese in cui si trova. E’ rivolta verso oriente, ma ha un impianto basilicale e i mosaici romani. Ed è concepita come luogo di cultura, non solo di preghiera. La Sinagoga di Ostia, posteriore a quella di Delo (che è del I se. C.), è stata scoperta solamente nel 1961 durante i lavori per la costruzione della strada diretta all’aeroporto di Fiumicino. L’esposizione è accompagnata da un catalogo pubblicato in occasione della successiva edizione.

Trenta metri di un binario ferroviario arrugginito con traversine di legno di quelle in uso nel centro Europa, che vanno verso nord- est in lontananza, disposti sul prato adiacente alla Sinagoga, che danno l’impressione di essere stati ritrovati anch’essi in uno scavo, opera di Zbigniew Libera uno degli artisti polacchi più importanti di un paese segnato dalla storia dell’olocausto che si chiede “dove sono finiti gli abitanti? L’impronta scavata nella sabbia del gigante Golia, abbattuto dal piccolo pastore Davide. Una sorta di scultura in negativo dell’artista Ruth Beraha che vive e lavora in Italia. I capitelli mancanti delle quattro colonne superstiti della Sinagoga sostituiti da vasi comunicanti di terracotta incisi con i nomi delle città dove erano presenti e forse ancora lo sono sinagoghe importanti, come Gerusalemme, Addis Abeba, Recife, Berlino, che somigliano alle colonne dello scrigno della Torah, realizzati da Norbert W. Hinterberger, nato in Austria che vive attualmente a Berlino. E infine lungo la cancellata che separa la Sinagoga dalla strada ad alta velocità un muro (“Il silenzio è una barriera per la saggezza”) che svolge una doppia funzione: da un lato attutisce il rumore dell’intenso traffico e dall’altro si presenta come una lavagna in cui i visitatori possono scrivere, lasciare appunti e messaggi per gli antenati o i visitatori futuri, creato da Karin Olivier, nata a Trinidad e Tobago. Sono queste le opere degli artisti presenti all’edizione numero dieci della Biennale di arte contemporanea, interpellati non solo per la loro bravura, ma anche perché vengono da “paesi problematici fra cui l’Italia”, precisa Zevi.

Quest’anno l’Associazione Arte in Memoria celebra un doppio anniversario: i venti anni delle mostre a Ostia Antica e i dieci anni delle Memorie d’inciampo. Dopo la prima edizione inaugurata a ottobre del 2002 che vide la partecipazione di dodici artisti, fra cui Sol LeWitt, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Marisa Merz, sono seguite altre presenti artisti di grande spessore internazionale come Luciano Fabro, Jan Dibbets, Eliseo Mattiacci, Richard Long, Giuseppe Penone, Daniel Buren, Alvin Curran, Hidetoshi Nagasawa, cinquanta in totale con i quattro di quest’anno. Uno spaccato dell’arte contemporanea di tutto il mondo è passato fra le rovine della Sinagoga di Ostia dove è stato creato con le opere donate dagli autori (fra cui quelle di Sol LeWitt, Gal Weinstein, Pedro Cabrita Reis, Liliana Moro e altri) un primo embrione di collezione di arte contemporanea in un sito archeologico.

L’altro progetto artistico che sta a cuore all’Associazione riguarda le “Memorie d’inciampo”, iniziato nel 1990 del tedesco Gunter Demnig che ha dedicato la sua vita e il suo ingegno a ricordare tutti coloro che per motivi diversi, politici, militari, razziali sono stati deportati. Il loro nome e i loro dati sono impressi davanti alla porta della loro casa su un sanpietrino di ottone lucente. A Roma il progetto è partito nel 2010, ad oggi sono stati installati circa 300 sanpietrini Sono coinvolte numerose città italiane del Nord e del Centro.

Parco Archeologico di Ostia Antica. Fino al 14 aprile 2019. Aperto: dal martedì alla domenica dalle ore 8.30. L’orario di chiusura varia a seconda della stagione, la biglietteria chiude un’ora prima. Informazioni: www.arteinmemoria.it

Clicca sul banner per leggere la rivista