Foto: 1)Werner F. Fritz, Ritratto di Ludwig Pollak; 2)Ricostruzione virtuale del gruppo di Mirone dell’Atena e Marsia; 3)LHaggada del XIV secolo appartenuta a Pollak; 4)Il c.d. Vulneratus deficiens.jpg
E dedicata a Ludwig Pollak nato a Praga nel 1868, archeologo e mercante darte negli anni doro del collezionismo internazionale, la grande mostra aperta a Roma fino al 5 maggio, ospitata in due sedi, il Museo Barracco e il Museo Ebraico. Una vicenda che interessa luomo, la sua vita e la storia dellarcheologia e delle raccolte darte fra la fine dellOttocento e la prima metà del Novecento. Al centro un personaggio di grande spessore intellettuale, un protagonista della cultura apprezzato in tutto il mondo, che la notte del 16 ottobre 1943 sarà arrestato in quanto ebreo e con la sua famiglia caricato su un treno e condotto ad Auschwitz dove finirà i suoi giorni. Una fine preannunciata dallespulsione nel 35 dalla Biblioteca Hertziana a cui si era opposto con orgoglio, fidando nella risposta di influenti circoli italiani. Che non ci sarà. E così rallentando lattività scientifica comincia a vendere le sue collezioni, tutto il vendibile cercando di mettere al sicuro quello che può. Inutilmente, anche il fatto che i figli siano naturalizzati italiani non sarà una salvezza. Si sa che venne avvertito della razzia della Gestapo da un giovane funzionario dellambasciata tedesca presso la Santa Sede, che monsignor Fioretti gli offrì ospitalità in Vaticano, che avrebbe mandato un auto a prelevarli in casa a piazza Santi Apostoli. Inutilmente. A 75 anni il grande archeologo declinava lofferta di salvezza.
Conosciuto nellambiente della cultura alta, stimato per le sue doti, la sua capacità di distinguere le opere autentiche dai falsi, frequentatore del variegato mondo dei mercanti, degli eruditi, intesse rapporti con i più grandi collezionisti europei, russi e americani del suo tempo. Come Carl Jacobsen, il proprietario delle birrerie Carlsberg fondatore della Ny Carlberg Gliptotek e il magnate americano John Pierpont Morgan. Insieme con Antonio Muñoz realizza il grande catalogo della collezione del conte russo Gregorio Stroganoff che nel palazzetto di Via Gregoriana aveva un museo dal piano terra alle soffitte. E ancora con i curatori e agenti del Metropolitan di New York e con i grandi collezionisti privati come il banchiere Edmond de Rothschild. Inoltre per oltre venti anni è consigliere e amico del grande storico dellarte Wilhem von Bode, fondatore del Kaiser Friedrich Museum e riordinatore dei musei di Berlino.
Nato in una laboriosa famiglia borghese di commercianti di tessuti a Praga, il secondo centro dellimpero austro-ungarico, una città di grandi tradizioni in cui la comunità ebraica costituiva un gruppo sociale ben inserito, il giovane Pollak frequenta il ginnasio tedesco, quindi luniversità seguendo i corsi di archeologia e storia dellarte, per poi approfondire le sue ricerche a Vienna, il luogo più importante per gli studi classici attorno alla mitica scuola di Eugen Bormann. In mostra un prezioso album fotografico di quegli anni conservato al Museo Barracco.
Come Goethe, sua grande passione, anche Pollak considera la cultura classica la radice della civiltà occidentale. E come per Goethe anche per lui il viaggio in Italia al seguito del maestro Bormann nel 1891 costituisce un incontro decisivo. Con lItalia, che diventerà la sua seconda patria. E con Roma che vuol dire Italia, la mia alfa e omega (si firmava Ludovicus Romanus), dove arriva come borsista nel 1893 frequentando lIstituto Archeologico Germanico, al tempo la più importante istituzione archeologica dEuropa di cui a trentanni sarà corrispondente. E a Roma, raccomandato dal maestro praghese Klein, conosce il professor Emanuel Löwy, che ricopre la prima cattedra di archeologia a allUniversità La Sapienza. Ben presto entra in rapporto con i maggiori cultori e collezionisti darte italiani e stranieri, viaggia in oriente, Egitto, Grecia, Turchia, bellissime le foto in mostra. Sono gli anni doro dei grandi ritrovamenti e dei contatti internazionali con collezionisti e archeologi di tutto il mondo.
Alla sua profonda dottrina, al suo intuito infallibile si deve la ricomposizione del gruppo di Atena e Marsia di Mirone. LAtena che Pollak nota nel palazzetto del conte Stroganoff, trovata nel giardino di via Gregoriana e ritenuta un falso (è invece copia romana da un originale greco del V sec. a. C.), viene poi venduta alla Liebieghause di Monaco non senza polemiche per la concessione dellespatrio. Solo nel 1909 lItalia approva una norma che stabilisce il diritto di prelazione su tutti i beni dinteresse archeologico, storico e artistico. E Pollak che identifica il guerriero ferito di Kresilas oggi al Metropolitan, che riconosce la cosiddetta Fanciulla di Anzio, acquistata dallItalia. Portano la sua firma i primi cataloghi scientifici delloreficeria greca antica per il collezionista russo Nelidow e il primo grande catalogo dei bronzi rinascimentali per la collezione di Alfredo Barsanti, oggi a Palazzo Venezia. Molte notizie si ricavano dai suoi Diari. Sono 25 volumi, importantissimi, di cui è in corso la traduzione in inglese, che vennero donati dalla cognata e unica erede Giulia Süssman Nicod insieme con una parte della collezioni, i cimeli e larchivio al Comune di Roma.
Un discorso a sé merita lincontro con Sigmund Freud a Vienna nel 1917, entrambi sensibili allo scavo, ai reperti, alla stratificazione della storia come della memoria e il sodalizio con il barone Giovanni Barracco a cui lo accomunava la passione per lantico e la grande cultura classica. A questo si deve la creazione del Museo omonimo che dirige dopo la morte del fondatore. Intensi i rapporti con la Biblioteca Hertziana e con il Vaticano, particolari quelli con Sua maestà il dollaro, come lo chiama Pollak nei suoi diari. Si riferisce allacquisto da parte di John Pierpont Morgan per il Metropolitan del Tesoro di Vrap, detto anche Tesoro degli Avari, 41 pezzi di varia grandezza, fra cui coppe doro e argento del peso di quattro chili, un unicum. Nel 1905 la sua più clamorosa scoperta, il braccio del Laocoonte trovato nel laboratorio di un artigiano non lontano da via Labicana ai piedi di Colle Oppio. Un ritrovamento che fece rumore, di cui parlò il mondo intero, che procurò al suo autore riconoscimenti e onori. Come la croce di Commendatore dellOrdine di San Silvestro Papa conferitagli da Pio X, il primo ebreo non convertito a riceverla, che fa bella mostra di sé fra intere pagine di giornali depoca che raccontano lavvenimento. Si trattava di un frammento di marmo, un braccio piegato con parte di una spira di serpente che Pollak pensa possa appartenere al sacerdote troiano che per essersi opposto allo strattagemma greco del cavallo venne ucciso con i figli dai serpenti marini inviati da Atena. Il gruppo scultoreo del Laocoonte ritrovato alle Sette Sale nel 1506, considerato lorigine dei Musei Vaticani, infatti era privo del braccio destro, rifatto nel restauro cinquecentesco ma volto verso lalto. Donato ai Musei Vaticani, dopo infinite analisi e studi nel 42 viene riconosciuto come loriginario e ricollocato al suo posto solo nel 1957.
Eppure di questo personaggio da romanzo, finito tragicamente ben poco si sa. Sulla sua avventura umana sembra calato loblio. Che questa rassegna, che giunge a 150 anni dalla nascita di Pollak e a ottanta anni dalla promulgazione delle leggi razziali, potrebbe contribuire a dissolvere. E curata da Orietta Rossini per la parte ospitata al Barracco, dove i reperti ritrovati o scoperti da Pollak si riconoscono per il colore rosso delle didascalie, e da Olga Melasecchi per la sezione con sede nel Museo Ebraico. Promossa da Roma Capitale e dalla Comunità Ebraica romana, organizzata da Museo Ebraico di Roma e da Zétema, presenta oltre cento opere fra sculture antiche, vasi greci, acquerelli, dipinti, libri rari, fotografie depoca e inediti documenti darchivio che ricostruiscono la vita e lopera del grande studioso e collezionista. Ed è accompagnata da un corposo e documentato catalogo Gangemi Editore,
Al Museo Ebraico la toccante ricostruzione del ghetto di Praga e delle origini boeme di Pollak. In mostra pagelle, certificati scolastici, diplomi, guide e foto di Praga e della sua vecchia casa. E oggetti darredo della residenza romana al secondo piano di Palazzo Odescalchi in Piazza Santi Apostoli. Oltre una ricca biblioteca, vi erano conservati reperti archeologici, molti dipinti, disegni antichi e cataloghi dasta con annotazioni autografe. Manca la collezione di Judaica a cui Pollak aveva accennato nei suoi Diari perché consapevole del percolo che incombeva sugli ebrei, soprattutto dopo il 38, comincia a mettere allasta le sue collezione sperando di recuperarle alla fine della guerra. E del maggio 42 un cataloghetto scolorito che annuncia la vendita di oggetti darte negli Studi Terreni di Via Margutta (Palazzo Patrizi). Allinterno si legge che erano inclusi vari oggetti di proprietà del professor Pollak.
Roma – Museo Giovanni Barracco Corso Vittorio Emanuele 166/a Museo Ebraico di Roma Via Catalana Largo 16 Ottobre 1943. Orario: da martedì a domenica 10.00-16.00 (Barracco), da domenica a giovedì 9.30-16.30 (Ebraico), fino al 5 maggio. Informazioni: tel. 060608, www.museobarracco.it, tel. 06-68400661, www.museoebraico.roma.it






