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Bonisoli, il prestito delle opere di Leonardo a Louvre è una delle priorità

da | 11 Gen 2019 | Arte e Cultura

Durante la conferenza tenutasi a Roma con i corrispondenti esteri, il ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli ha toccato tanti punti salienti. Dalla diplomazia culturale alle opere trafugate sono stati molti gli argomenti affrontati.

Sulla polemica legata al prestito delle opere di Leonardo al Museo Louvre, il titolare del Collegio Romano spiega: “Quando sono arrivato, mi hanno raccontato di un accordo fatto con il governo francese per facilitare questo tipo di collaborazione. Quello che ho scoperto è che un patto non era mai stato veramente declinato in termini operativi”. Il ministro non si scompone neanche davanti alle domande più scomode: “Il governo non presta, sono i musei che decidono quello che alla fine conta però è la diplomazia culturale”. Insomma, niente di già deciso, la questione del prestito dei Leonardo al Louvre per i 500 anni dalla morte è di fatto ancora in discussione: “Abbiamo un buon rapporto, faremo un ragionamento per trovare un accordo che sia soddisfacente per tutti”. Dopo poche ore arriva però dagli Uffizi la precisazione del direttore Schimdt: “La mia posizione sui prestiti delle opere di Leonardo non nasce da ragioni politiche o strategiche, ma di tutela. E resta dunque invariata a prescindere, perché quei tre quadri su tavola di Leonardo non possono viaggiare per motivi tecnici, tanto che non li prestiamo nemmeno all’interno di Firenze o in Italia, proprio per mantenere la massima sicurezza di questi capolavori unici. Per quanto riguarda i disegni, invece, ce ne sono alcuni per cui abbiamo segnalato la possibilità di viaggiare e mi auguro che su questo livello si possano fare dei passi avanti. Non c’è ragione per non lavorare con uno dei musei più rinomati del mondo e quando possiamo contribuire a una mostra, così anche il Louvre, lo facciamo volentieri”.

In un secondo momento l’attenzione si accende sugli Uffizi, ma è per parlare del quadro rubato dai nazisti, richiesto a gran voce da Schmidt. La questione è complessa, le legislazioni sono diverse, ammette il ministro, ma il nuovo Comitato per le restituzioni è al lavoro per ottenere il rimpatrio della tela “Il vaso di fiori”. Il quadro del fiammingo Jan van Huysum, così come il “Lisippo” del Getty non saranno le sole opere ad essere reclamate dall’Italia: “Ho voluto un elenco delle opere più rilevanti che dovrebbero esserci restituite”, informa Bonisoli.

Qualcuno si preoccupa dei direttori manager in scadenza, e delle sedi guidate al momento dagli interim, dalla Reggia di Caserta a Pompei, “Schmidt agli Uffizi lo riconfermate?” Bonisoli allarga le braccia, precisa che chi è andato in pensione non potrà essere richiamato, e chi come il direttore di Pompei a suo tempo non fece il concorso ora dovrà farlo.

Due ore di botta e risposta, che si chiudono parlando di economia: “Nella cultura bisogna investire, lo Stato deve farlo”, ribadisce il ministro. “Le risorse, ci sono, nel portafoglio di investimenti del Mibac ho trovato quasi 2 miliardi, un tesoretto che ora si cercherà di convogliare sui settori che ne hanno più bisogno, a partire da archivi e biblioteche”.

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