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Filippo Rusuti e la Madonna di San Luca. Il restauro dell’opera svela la nuova attribuzione

da | 13 Dic 2018 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

La mostra ”Filippo Rusuti e la Madonna di San Luca” (curata dal professor Alessandro Tomei, uno dei maggiori studiosi dell’arte medievale, e da Simonetta Antellini, doveva rimanere esposta nella sala della Biblioteca di Castel Sant’Angelo fino al 18 novembre ed invece ora una delle immagini più venerate della storia della città di Roma, a cui si attribuiva un potere taumaturgico e per questo si riteneva dipinta direttamente dall’evangelista Luca, vi rimarrà fino al 27 gennaio 2019. Una possibilità in più per i tanti turisti che affollano il monumento (il quinto museo più visitato d’Italia), di ammirare da vicino nei particolari un’opera che si può vedere solo da lontano sull’altar maggiore di Santa Maria del Popolo, collocata in alto in uno scenografico impianto barocco arricchito da una cornice in argento e ottone realizzata dagli argentieri Migliè che operarono a Roma dal 1672.

Un’eccezione per una scoperta eccezionale, che ha dell’incredibile. Il restauro ha rivelato infatti, in modo incontrovertibile, il nome dell’autore Filippo Rusuti che compare in alto ben leggibile sul margine superiore della cornice in lettere gotiche. Come è noto nel Medioevo è raro trovare un pittore che firmi le proprie opere, Giotto ne firma solo tre. Il tema della firma, dell’identità dell’artista e del suo ruolo nella società è un’acquisizione recente. Come scrive in catalogo (Silvana Editoriale) Edith Gabrielli, direttrice del Polo Museale del Lazio, che riferisce due esempi, l’iscrizione ancora leggibile di Bonanno sui battenti della porta del duomo di Pisa risalente al 1180 e la firma di maestro Mateo del 1226 nella cattedrale di Santiago di Compostela.

Un’antica tradizione, che risale al XIV secolo, ricordata da diverse fonti, narra che l’icona della “Madonna con il Bambino” sarebbe giunta a Santa Maria del Popolo per volontà del papa Gregorio IX (1227-1241) in ricordo di un altro papa Pasquale II (1099 -1118) che nel 1099 aveva fondato su una piccola cappella quella che sarebbe poi diventata Santa Maria del Popolo. Un’icona conosciuta anche con l’appellativo di “Salus Populi Romani” in riferimento all’edificio costruito con fondi del Senato romano per liberare il luogo dall’atmosfera sinistra dovuta alla presenza delle ceneri dell’imperatore Nerone raccolte in un’urna di porfido nel sepolcro dei Domizi che doveva trovarsi a ridosso dell’attuale abside. Una leggenda medievale vuole che dalle ossa di Nerone sia nato sul Pincio un albero di noce infestato dai demoni tramutatisi in corvi neri.

Già dall’VIII secolo nell’Oriente bizantino si riteneva che San Luca avrebbe ritratto dal vivo la Madonna, una leggenda che si diffonde poi anche in Occidente, particolarmente a Roma dove il culto per la Madre di Dio è molto sentito. Nel Medioevo le icone della Vergine con il Bambino e il Cristo Salvatore percorrono in processione le vie della città. Immagini che si ritengono di origine miracolosa, che appaiono in occasione di catastrofi e non dipinte da mano umana, ovvero” acheropite”. E’ la Madonna che indica la via “Odigitria”, cioè il Salvatore che ha in braccio. Immagini che vengono diffuse in tutta Italia e replicate da grandi artisti. E che vogliono in tanti. C’è una replica della Madonna di San Luca al Santuario della Consolata a Torino, mentre Alessandro Sforza signore di Pesaro la commissiona a Melozzo da Forlì.

Alla madre di Dio vengono consacrate moltissime chiese che vantano antiche miracolose icone, ricorda il professor Tomei. Come quella di Santa Maria Nova, che con probabilità doveva essere custodita a Santa Maria Antiqua al Palatino, di Santa Maria Maggiore nota come “Salus Populi Romani”, la cosiddetta “Madonna della Clemenza” di Santa Maria in Trastevere, la “Madonna del Pantheon” di Santa Maria ad Martyres e altre ancora, alcune delle quali attribuite all’evangelista della misericordia e dell’oggi, nonché protettore degli artisti Luca. Fra queste spicca per qualità di esecuzione e stato di conservazione e per la grande fama di cui ha goduto fin dal tardo Medioevo l’icona di Santa Maria del Popolo firmata dal pittore e mosaicista Filippo Rusuti.

Realizzata verso la fine del secolo, probabilmente in coincidenza con i 200 anni della fondazione della chiesa, su un supporto già esistente, formato da tre assi di legno di noce disposti verticalmente e assemblati con cavicchi e sostenuti da due traverse di legno di castagno, su cui è stata applicata un’impannatura, ha rivelato alle indagini un disegno preparatorio e la presenza di elementi metallici (chiodi), sulla struttura lignea utilizzati probabilmente come supporto per le reliquie inserite per aumentare il significato sacrale dell’icona

Il restauro, che per ragioni di sicurezza è stato eseguito presso i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio culturale, curato dalla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio guidata dall’ architetto Francesco Prosperetti, è stato finanziato dal Fondo Edifici di Culto, proprietario di 280 chiese fra cui la basilica di Santa Maria del Popolo, ed eseguito da Cristina Caldi e Fiammetta Jahier con la direzione di Simona Antellini. L’intervento eseguito secondo le norme codificate da Brandi per cui ”si restaura solo la materia dell’opera d’arte”, recuperando per quanto possibile, quanto di originale è sopravvissuto e prevenendo , per quanto possibile, il riproporsi delle cause di degrado, ha portato alla clamorosa scoperta della firma dell’artista, coperta da uno spesso strato di vernice nera, che apre nuove prospettive sulla storia dell’arte a Roma e in Italia. Rusuti è uno dei maggiori interpreti della pittura a Roma nell’ultimo quarto del Duecento, ma il suo nome compariva fino ad ora solo sul monumentale mosaico della facciata di Santa Maria Maggiore, ormai poco visibile a causa del portico costruito da Ferdinando Fuga nel 1741 per volontà di papa Benedetto XIV. Il professor Tomei allarga il discorso al maggiore esponente della pittura romana Jacopo Torriti, “leader” di una bottega di pittori e mosaicisti attivi nell’ultimo decennio del Duecento prima nella chiesa superiore di San Francesco ad Assisi poi a Roma nei mosaici delle absidi delle basiliche di Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano. In questa bottega dove lavorare anche Rusuti c’era anche un altro pittore detto Maestro di San Saba per l’affresco che rappresenta la Madonna in trono con il Bambino a San Saba sul Piccolo Aventino. Per il professor Tomei la “Madonna del Popolo” e la “Madonna di San Saba” sono opera della stessa mano.

Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, Lungotevere Castello 50 – Roma – Orario: tutti i giorni 9.00-19.00, fino al 27 gennaio 2019. Informazioni: tel. 06-32810410 e www.art-city.it

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