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La Cassazione ha respinto il ricorso: il Museo Getty deve restituire l’Atleta Vittorioso

da | 5 Dic 2018 | Arte e Cultura

La Cassazione ha respinto il ricorso dei legali del Museo Getty per la restituzione della statua dell’Atleta Vittorioso di Lisippo contro la decisione di confiscarla del Giudice per le indagini preliminari Giacomo Gasparini. Il pronunciamento della Corte suprema rende definitiva la confisca del bronzo «ovunque si trovi».

La storia dell’Atleta Vittorioso, conosciuto anche come il Getty Bronzo, è lunga e controversa. Probabilmente realizzata da Lisippo, la statua del IV secolo a.C. è stata ritrovata nell’estate del 1964 a Fano, nella provincia di Pesaro Urbino. Caduta da una nave di antichi romani, veniva animata dalle acque del mare Adriatico a circa 75 metri di profondità ormai da secoli. Un peschereccio italiano, il Ferruccio Ferri, la pescò casualmente: le braccia dell’Atleta si erano impigliate a una rete. Gli anni passavano e la statua continuava a spostarsi e a cambiare proprietario, fino ad arrivare nel 1977 al Getty Museum che l’ha acquistò per 4 milioni di dollari circa. Nel 2009 e ne 2013, la magistratura di Pesaro Urbino si era pronunciata per la confisca del bronzo, perché bene inalienabile dello Stato. Per due volte il museo americano ha ottenuto l’annullamento per vizi procedurali.

La contesa tra l’Italia e il Getty Museum dura anni. Secondo la legge dell’epoca, un bene archeologico ritrovato sul territorio (anche il mare è incluso nel territorio) dello Stato italiano appartiene all’Italia; ergo il bronzo è stato esportato illegalmente. Ma è sicuro che il bronzo sia stato ritrovato in acque italiane? Il Getty ha sempre respinto i reclami dei governi italiani proprio per l’impossibilità di stabilire il luogo preciso del ritrovamento. Anche dopo il giudizio della Cassazione, il Getty Museum, tramite Lisa Lapin, vice presidente delle comunicazioni del Getty, ha dichiarato di voler continuare una battaglia: «We will continue to defend our legal right to the statue. The law and facts in this case do not warrant restitution to the Italian government of a statue that has been on public display in Los Angeles for nearly a half-century» (New York Times) / «Continueremo a difendere il nostro diritto alla statua. La legge e i fatti non giustificano la restituzione al governo italiano di una scultura che è stata esposta al pubblico a Los Angeles per quasi mezzo secolo».

Nel frattempo personaggi italiani hanno espresso il loro giubilo per la notizia. In primis il Ministro dei beni e delle attività culturali Alberto Bonisoli : «Auspichiamo che al più presto le autorità Usa si attivino per favorire la restituzione del Lisippo all’Italia».

Anche Francesco Rutelli, Ministro dei beni e delle attività culturali dal 2006 al 2008 con il governo Prodi, ha espresso la sua. L’ex ministro si era scontrato proprio nel 2006 con il Museo Getty con il quale firmò un accordo importante; l’accordo riportò in Italia dei beni culturali di un valore pari a 500 milioni di euro. Getty avrebbe dovuto restituire al paese italiano 52 opere (tra queste non era presente l’Atleta), ma il museo consegnò solamente 40 opere di quelle richieste tra le quali la Venere Morgantina, che arrivò solamente nel 2010. «In quell’occasione – ha sottolineato Rutelli – fu anche stabilito il rientro successivo della Dea di Morgantina, che è tornata a casa, nel Museo di Aidone (anche se è purtroppo poco valorizzata). Il recupero del Lisippo fu deferito, d’intesa tra le parti, alla decisione in sede giudiziaria. Ora il successo italiano è completo: i grandi musei internazionali sanno che acquistare capolavori senza una trasparente carta d’identità può portare a pesanti sconfitte».

«Abbiamo buone speranze – ha affermato il pubblico ministero Silvia Cecchi – stiamo preparando la rogatoria internazionale». Anche Boris Rapa, Consigliere regionale di Uniti per le Marche, è soddisfatto del risultato ottenuto grazie all’apporto di tutti gli attori coinvolti. «Prepariamoci ora – ha dichiarato – ad accogliere l’Atleta vittorioso nel migliore dei modi, considerando il potenziale valore attrattivo della statua in termini turistici e di promozione del territorio».

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