“Collezioni in dialogo” è il nuovo progetto espositivo che promuove la collaborazione dei Musei Vaticani con le più importanti istituzioni museali nazionali e internazionali al fine di creare occasioni di confronto, ricerca e crescita scientifica. L’iniziativa, avviata ieri, è stata inaugurata dal prestito da parte del Museo Egizio di Torino di uno dei suoi capolavori identitari, la Statua di Amenhotep II, mai uscita prima d’ora dalla Galleria dei Re, che fino al 30 giugno 2019 sarà esposta nella prima sala del Museo Gregoriano Egizio del Vaticano. La scultura del faraone che ha regnato dal 1425 al 1400 a. C. è stata recuperata, tra la fine del Settencento e l’inizio dell’Ottocento, nel tempio di Karnak a Tebe da Jean-Jacque Rifaud, agente del console di Francia in Egitto Bernardino Drovetti, ed è poi confluita nella collezione che lo stesso Drovetti ha venduto nel 1824 ai Savoia. L’identità del faraone è stata desunta sia dallo stile della statua, sia dalla diretta trascrizione su di essa del nome del sovrano. “Un capolavoro raccontato nel suo valore simbolico più profondo al grande pubblico dei Musei Vaticani attraverso un originale allestimento: il faraone inginocchiato nell’atto di offrire agli dei celebra il principio fondante della cultura egizia, vale a dire la rivalsa della caducità dell’uomo attraverso la regalità legittimata”, ha dichiarato Alessia Amenta, curatrice del Museo Gregoriano Egizio.

Il progetto “Collezioni in dialogo” non è la prima occasione di collaborazione tra i Musei Vaticani e il Museo Egizio di Torino, come ricorda Christian Greco, direttore del museo torinese: “Il dialogo e la collaborazione con i Musei Vaticani è stato avviato più di quattro anni fa, con il Vatican Coffin Project, nell’ambito della ricerca che il Museo conduce sui sarcofagi del III Periodo Intermedio, e testimoniato poi con l’esposizione del sarcofago restaurato di Butehamon, in occasione dell’inaugurazione del nuovo allestimento nell’aprile del 2015. Il prestito della statua di Amenhotep II, uno degli esempi più importanti della statuaria regale del Nuovo Regno, è un’altra tappa del dialogo tra le nostre collezioni”, nonché, secondo Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani, “simbolo di una rinnovata ma consolidata politica di apertura culturale”.