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Federalberghi, Bocca: gestire il turismo digitale

da | 27 Nov 2018 | Turismo

«La rivoluzione digitale ha stravolto le regole del mercato turistico, ma va gestito perché altrimenti si rischia di farsi molto male». Ha iniziato così Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, nel suo intervento al convegno “Dal locale al globale: innovazioni, tendenze e strategie nel Turismo”.

«Gli alberghi – ha sottolineato – speravano che con l’avvento di Internet si abbassassero ad esempio le commissioni di intermediazione e invece siamo passati dal 10 delle agenzie al 20% di Booking & Co. I clienti non sanno che se prenotassero direttamente con noi avrebbero delle condizioni di favore perché non dovremmo pagare più quelle alte cifre di commissioni. I clienti non sanno tutto questo ed è per questo che gli alberghi dovrebbero dotarsi di esperti di marketing turistico digitale, figure che non si trovano proprio. Ed è per questo che mi rivolgo sia ai giovani sia alle associazioni di categoria che devono fare accordi con le università. In Italia abbiamo problemi con le scuole alberghiere».

È sicuramente un problema quello di riuscire a informare tutti i cittadini delle «alte cifre di commissioni» delle agenzie e delle piattaforme online; alcuni potrebbero rivedere il loro modo di prenotazione. Ma gli altri? Sussiste un altro problema che bisogna risolvere: la comodità dei clienti. In questo mondo costituito interamente da corsie di sorpasso, le persone non hanno tempo per valutare attentamente ogni singola offerta proposta dalle strutture alberghiere e qualora si spingessero oltre, verso una possibile prenotazione, una parte perderebbe la pazienza nel seguire tutti i passaggi necessari per completarla. La figura professionale indicata da Bocca, l’esperto di marketing del turismo digitale, è essenziale per valicare il muro che separa albergatori e clienti. Questo esperto di marketing, però, dovrebbe essere affiancato da un User Experience, oppure prevedere una preparazione nell’ambito di fruibilità del sito, o applicazione, da parte dell’utente. Si dovrebbe andare incontro non solo alle necessità del cliente, ma anche alla sua pigrizia.

Altro argomento caro a Bocca riguarda la legalità delle strutture: «Succede solo in Italia: se sono ufficiale vengo massacrato dal fisco e dallo Stato con tasse, balzelli, autorizzazioni, licenze etc. Se sono abusivo invece continuo a vivere tranquillo nella mia abusività. Questo è un sistema che non può più andare avanti. L’Italia è il 5° Paese al mondo come presenze ma di quali presenze parliamo quelle ufficiali oppure quelle reali che comprendono anche gli abusivi? In Italia il sommerso sulla recettività ha numeri pazzeschi. Ad agosto c’erano 325 mila alloggi su Airbnb dei quali meno di 100 mila sono ufficiali. E non è un discorso alberghi contro altro tipo di ricettività. È una battaglia onesti contro disonesti, con noi ci sono anche le associazioni di B&B che pagano le tasse… ».

L’Italia è nella top 10 delle destinazioni del turismo mondiale, ma ha ragione Bocca: questa classifica tiene conto anche dei visitatori non registrati? Ricordiamo che, secondo i dati 2016 di Federalberghi, solo a Roma si contavano 200 milioni di euro di evasione fiscale e 35 milioni di euro di mancato pagamento della tassa di soggiorno (come riportato da italiaatavola.net). La tecnologia porta con sé molti aspetti positivi e altrettanti aspetti negativi. Airbnb ne è la prova, una sorta di Uber per affittuari: un portale online che consente di trovare rapidamente alloggio, anche per un breve periodo. La Commissione europea ha già preso provvedimenti su parte della questione di Airbnb, sollevata da Bocca; la compagnia dovrà adeguarsi entro fine 2018 agli standard europei per la tutela dei consumatori.

«Gli operatori online – ha dichiarato nel settembre u.s. V?ra Jourová, Commissaria europea per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere -hanno rivoluzionato il nostro modo di viaggiare, trovare alloggio e vivere le nostre vacanze, ma devono anche rispettare pienamente le norme e assumersi la responsabilità quando le cose vanno male. I consumatori dell’UE, tuttavia, sono titolari di diritti sia offline che online».

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