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Potrebbero rientrare in Italia otto tele sottratte dai nazisti

da | 26 Nov 2018 | Arte e Cultura, Leggi e regolamenti

Tiziano, Tintoretto, Carpaccio e Veneziano, in tutto otto opere d’arte sottratte illecitamentedai nazisti, dopo la Seconda guerra mondiale, per conto del maresciallo Hermann Goering, a una famiglia fiorentina, ma al termine del conflitto furono consegnate ad un falsario croato, probabilmente spia al soldo dei serbi, che le ha poi cedute a Belgrado.

La passione di Goering per l’arte era nota e crebbe assieme al suo potere. Aristocratico ma di mentalità piccolo borghese e privo di un’alta cultura, il maresciallo del Reich si credeva un principe del Rinascimento. I primi tempi, siamo nel 1933 comprò di tasca propria alcuni dipinti rinascimentali italiani e tedeschi presso la celebre Galleria Sangiorgi di Roma. Poi la “fame di opere d’arte” crebbe a dismisura e passò alle razzie. La sua collezione ebbe un notevole incremento con l’invasione dei Paesi Bassi nel maggio del 1940, dove poté impadronirsi dei dipinti del famoso gallerista ebreo Jacques Goudstikker: Rembrandt, Van Dyck, Cranach, Poussin, Fragonard, Veronese, Tintoretto e Canaletto. Poi, con l’invasione della Francia, a Parigi, Goering potè mettere le mani, saccheggiando «legalmente» le collezioni ebraiche che vennero semplicemente illegali e requisite, su i quadri di Monet, Cézanne, Renoir, Rembrandt, Velázsquez, Goya. Secondo il catalogo Goering, conservato negli archivi del Quai d’Orsay di Parigi, la collezione era costituita da:1.376 dipinti, 250 sculture, 168 arazzi.

Le otto opere, sono tutt’ora esposte al Museo nazionale di Belgrado e il gup di Bologna, Gianluca Petragnani Gelosi, ne ha disposto la confisca e la restituzione delle tele all’Italia.

La decisione del giudice di Bologna riguarda il processo a carico di tre esperte d’arte, tutte poi assolte, che erano accusate di impiego di beni di provenienza illecita per aver curato una mostra nel 2004 alla pinacoteca di Bologna, “Da Carpaccio a Canaletto, tesori d’arte italiana dal Museo nazionale di Belgrado’ dove i quadri vennero esposti e poi restituiti alla Serbia.

Sono stati i Carabinieri della TPC, incaricati dell’indagine nel 2016, a ricostruire il percorso fatto dalle opere che dopo la guerra finirono al collecting point di Monaco, gestito dagli Alleati, ma invece che restituirle al proprietario italiano, furono trasferite al Museo di Belgrado.

Sull’esito di quanto disposto dal giudice il condizionale è d’obbligo; avere le opere d’arte indietro sarà complicato, visto che le autorità di Belgrado hanno già respinto le rogatorie dei pm italiani. E’ quasi certo che le autorità di Belgrado non recepiranno la confisca, che non potrà essere eseguita. Solo un efficace intervento diplomatico potrà forse facilitare il rientro degli otto dipinti in Italia.

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