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Terremoto a L’Aquila. A 10 anni dal sisma siamo sulla strada giusta, o no?

da | 16 Nov 2018 | Arte e Cultura

Tra meno di 5 mesi ci ricorderemo che sono passati “solo” 10 anni dal terribile terremoto del 6 aprile 2009 che distrusse la città de L’Aquila ed i paesi circostanti. Percorrendo ove possibile le vie della città è forte la convinzione che i dieci anni trascorsi non sono bastati per la ricostruzione e che, come più di qualche esperto ha stimato, ci vorrà ancora qualche multiplo di 10 per restituire agli aquilani la città “com’era e dov’era”. Abbiamo allora chiesto ad un aquilano doc Vladimiro Placidi, un tecnico esperto, un profondo conoscitore della storia della città e del territorio, ma anche assessore ai beni culturali della passata Giunta che recentemente in un intervista rilasciata al blog “fuoridalgiro.it” ha fatto un analisi dello stato della ricostruzione ma anche delle cause che hanno vanificato le aspettative degli Aquilani di vedere ricostruita subito la propria città e degli impedimenti alla ricostruzione non ancora rimossi.

Facciamo un passo indietro per spiegare come fu riorganizzata la complessa macchina donata alla ricostruzione della città e all’assistenza della popolazione?.

Dopo il sisma del 6 aprile 2009 la Giunta Comunale dell’Aquila creò un ufficio speciale per la ricostruzione pubblica dedicato alla ricostruzione degli edifici ascritti al patrimonio comunale, consapevole che gli edifici pubblici, sedi amministrative, erano essenziali alla ripresa economico sociale del centro storico della città. Nel centro storico dell’Aquila dimorano quasi tutti i servizi essenziali di natura statale, regionale, comunale etc. e sono inseriti in ambiti urbani composti da edilizia privata e pubblica, formando aggregati edilizi ove la ricostruzione deve essere programmata contemporaneamente.

Chi determinò la spesa necessaria per la ricostruzione ed a chi fu affidata la progettazione degli interventi sugli edifici distrutti?

L’ufficio speciale determinò la spesa necessaria alla ricostruzione del patrimonio e in collaborazione con l’Università predispose i progetti definitivi. Accordi di programmi furono sottoscritti con gli uffici del Mibact e con il Provveditorato alle OO.PP. per l’attuazione.

Quali sono stati gli interventi prioritari e quali tra questi sono stati completati?

Dopo l’avvio di alcune procedure riguardanti la sede del Comune, Palazzo Margherita, le mura civiche, la chiesa barocca di San Filippo , la chiesa cimiteriale di Santa Maria del Soccorso eventi di natura diversa hanno rallentato e fermato la ricostruzione pubblica. Cambio di dirigenti al vertice degli organismi sottoscrittori gli accordi, inchieste giudiziarie, depauperamento del personale a causa dei pensionamenti con assenza di ricambio, difficoltà dovute alle nuove norme sugli appalti pubblici etc. Di fatto l’ufficio speciale del Comune è in stallo e gli uffici periferici dello Stato altrettanto. Capitolo a parte, altrettanto primario, è la ricostruzione degli edifici chiesastici. Tranne pochi esempi, avviati dopo il sisma, importanti edifici come il Duomo, Santa Maria Paganica del XIII secolo o Santa Giusta sono rimasti con il puntellamento statico realizzato nell’emergenza e continui crolli e ammaloramenti proseguono sotto l’indifferenza di tutti.

10 anni sono trascorsi e quanti altri ne occorreranno per “ridare vita” almeno al centro storico della città?

La ricostruzione pubblica è ferma. Nell’amministrazione manca un dirigente ai beni pubblici, oggi un ufficio per la ricostruzione pubblica non c’è più, non rispondono. C’è un concorso da dirigente concluso ma è tutto fermo. Se non hai un ufficio dedicato, spiega ancora, non ti organizzi, devi fare le progettazioni esecutive e le gare, nessuno ti riconoscerà deroghe agli appalti pubblici oggi come oggi.

Le procedure amministrative, il codice degli appalti e la burocrazia forse impongono tempi troppo lunghi per le esigenze della ricostruzione

Siamo comunque fermi e senza progetti esecutivi. Sul ponte di Sant’Apollonia c’era la gara ma non sono mai stati consegnati i lavori, l’Università aveva redatto un progetto ma è tutto bloccato, sarà adesso molto più complicato con la demolizione della palazzina ex Banca del Fucino. Non si può parlare di gara se mancano i progetti esecutivi. La chiesa di Santa Maria Paganica mostra solo i resti della copertura di dieci anni fa, ormai stracci al vento, che facciamo rimaniamo così? Cosa dice la Sovrintendenza?

Però qualcosa di ricostruito comincia ad intravvedersi

Ma non ci sono uffici postali, non ci sono scuole, non c’è alcun bisogno di andare in centro storico, eppure c’è una correlazione fondamentale con la ricostruzione di servizi pubblici. Chi spinge per riprendere il discorso della riappropriazione degli spazi all’interno delle mura? La Sovrintendenza molto poco, il Provveditorato poco, il Comune pochissimo. E’ tutto fermo. Il Duomo con la cattedrale di San Massimo ed il simbolo che rappresenta, i ritardi su Palazzo Margherita e sull’ex liceo scientifico, è fermo anche il convento di San Bernardino e sul Teatro stabile mancano i fondi per proseguire. Quando vive un centro storico? Quando è abbandonato possiamo definirlo centro storico? Nelle epoche passate anche le più antiche, gli agglomerati diventavano centri storici quando avevano al loro interno i segni del potere, un municipio, una chiesa, teatro e servizi, l’edilizia pubblica è fondamentale per rivitalizzare un centro storico. Finite le attività di servizio è finito un centro storico, Amiternum lo era, c’era un teatro e funzioni pubbliche, non possiamo affidarci solo al commercio la gente non ci passerà mai. Anche un cinema, è fondamentale.

Quali azioni vanno allora intraprese?

E’ necessaria una regia, è fondamentale un coordinamento ma il Comune dovrebbe avere il quadro di tutto, dai tempi, ai cronoprogrammi, alle risorse, per far capire la prospettiva alle persone. Manca la responsabilità verso la ricostruzione civica, chiediamo alle persone di rientrare in centro senza informarle sul cosa accadrà domani, tra un mese, tra un anno o quando riaprirà una scuola.

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