Foto: 1) Paolo Morales – Fellini; 2) Mauro de Luca – Sant’Angelo; 3) Arianna Rea – Loren Magnani Anita; 4) Stefano Caselli- Thor Campidoglio.

Forse a Roma bisogna sperare o temere un supereroe, devono aver pensato gli autori della Scuola Romana dei Fumetti organizzando la mostra che celebra i loro venticinque anni di vita. Come l’eroe di massimo Rotundo che svetta col suo mantello rosso sul Colosseo, come il “Nerone” di Claudio Bruni, copertina de “L’Attimo Fuggente” che grida “Brucia Roma, brucia!”, o come l’indimenticabile sacerdote di Federico Bertolucci impersonato da Aldo Fabrizi nel film “Roma città aperta” di Rossellini. Un Fabrizi che ritorna perplesso in “Roma, Come Te Sei Ridotta” di Pasquale “lillo” Petrolo. O ancora l’”Apocalisse” dell’omaggio a Scipione di Guido D’Angelo. E un sulfureo Batman che cala su Porta del Popolo circondato dai corvi di Carmine Di Giandomenico, o quello intenso e pietoso di Gabriele Dell’Otto che sembra avvolgere Castel Sant’Angelo nel suo mantello. Ma forse potrebbero bastare gli artisti del neorealismo, la romanissima Anna Magnani e poi i divi della Hollywood sul Tevere, le icone di Via Veneto, da Anita Ekberg a Mastroianni, a Fellini, in anni di crescita felice e spensierata. Fino a giungere all’onnipresente Francesco Totti, l’ottavo re di Roma, rappresentato da Stefano Simeone dalla sua maglia in cui il nome si trasforma in “tutti”. Il fumetto entra in museo.

E’ il racconto visivo di venticinque anni di fumetto a Roma e di Roma vista dagli artisti del fumetto la mostra aperta nella sala ovale di Palazzo delle Esposizioni fino al 6 gennaio 2019. Settanta opere di altrettanti autori, studenti, docenti e ex studenti della Scuola Romana dei Fumetti che raccontano la città attraverso lavori già pubblicati, inediti o realizzati per l’occasione (Catalogo Balloon’s Art). Tanti e diversi i modi di parlare di Roma, del suo fascino e dei suoi problemi, passando dal centro alla periferia, dal reale al fantastico, dalla speranza alla disillusione.

La scuola nasce nel ‘93 per iniziativa di un piccolo gruppo di autori che la organizzano col “metodo della bottega e lo spirito della Bauhaus” tengono a precisare I fondatori Giancarlo Caracuzzo, Massimo Vincenti, Massimo Rotundo, Stefano Santarelli. Paolo Morales che faceva parte dell’impresa è scomparso nel 2013. Provengono da esperienze diverse, ma vogliono chiamare “romana” la loro scuola, ispirandosi anche alla omonima “scuola romana” di pittura, per ribadire il forte legame con la città. Dapprima trovano alloggio nei locali dismessi dell’ex PCI di Montesacro, successivamente si spostano a Via Flaminia 29 che è tuttora la loro sede. Già nel ’91 si erano distinti firmando il cartellone di Caracalla. Sono del ’95 “I grandi miti greci a fumetti” di Luciano De Crescenzo, 576 tavole, 24 volumi usciti in sei mesi (Mondadori De Agostini).

La scuola dura tre anni con lezioni bisettimanali, più un giorno di laboratorio, attualmente ospita un centinaio di allievi (dopo il liceo), seguiti da una quarantina di insegnanti in classi di una ventina di persone. Che vengono da varie parti d’Italia, dal Sud in particolare e non mancano gli stranieri. Poetica la tavola di Roma antica di Yoshiko Watanabe, nell’urbe dagli anni Settanta, che collabora con grandi case editrici e a film d’animazione di grande successo come “La gabbianella e il gatto”.

Perché scegliere un tema come Roma? Forse perché se Milano è la capitale economica, Roma è la capitale artistica del fumetto d’autore, precisano, sensibili come sono non solo alla collocazione geografica, quanto all’identità culturale, ai legami con la città e col suo passato. Si pensi agli anni Trenta, a Sergio Tofano, al “Travaso delle idee” a cui nel dopoguerra collaborano Jacovitti e Attalo, a riviste più recenti come “Il Male” che vede tra le sue firme anche quella di Andrea Pazienza. Sempre a Roma fra il ’60 e il ’70 nasce la rivista “Comic Art” fondata da Rinaldo Traini che richiama “fumettari” famosi. E molti sono quelli che lavorano nel cinema d’animazione, per le maggiori case editrici italiane e straniere come Stefano Caselli che disegna per Marvel, Marco Gervasio per Disney. In mostra una pagina inedita per “Papertotti”. DI Massimo Rotundo una bellissima tavola a china, acquerello e tempera (“Textaccio”) in cui i gemelli allattati dalla lupa sono difesi da Tex in persona. Ci sono poi gli artisti che si muovono in orizzonti creativi diversi, passando da un settore all’altro. Come Claudio Gregori, ovvero Greg (e viene in mente Lillo), che prima di dedicarsi allo spettacolo ha fatto la gavetta come disegnatore nella scuola di via Flaminia, forse anche sulla scia del padre pittore. In mostra una sua striscia molto divertente da “I Capitolini” in cui nei sottotitoli il linguaggio volgare dei “coatti” viene tradotto in un eloquio raffinato. E ci sono le donne come Arianna Rea, autrice per Disney America, affascinata dal mondo dello spettacolo che ambienta le sue regine di Roma a Cinecittà.

La mostra “Roma fumettara”, che nel titolo fa il verso a una esposizione che si tenne a Parigi alcuni anni fa, ripercorre la storia della Scuola Romana dei Fumetti dalla matita al digitale, presentando le opere, di vario tipo e natura, in modo totalmente libero. Ci sono fumetti di qualche anno fa o recentissimi, in bianco e nero o a colori, a matita, a china, a carboncino, a tempera, in pittura digitale, opere singole, schizzi, vignette, strisce, tavole. In comune hanno una sola cosa, l’oggetto, la città di Roma nel bene e nel male.

Palazzo delle Esposizioni, Via Milano 13. Orario: 10.00 – 20.00 venerdì e sabato 10.00 – 22.30, lunedì chiuso. Fino al 6 gennaio 2019. Ingresso libero. Informazioni: tel. 06-39967500 e www.scuolaromanadeifumetti.it