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Il Codex Leicester torna a Firenze dopo 36 anni

da | 31 Ott 2018 | Arte e Cultura

Il Codex Leicester sarà il protagonista dell’esposizione “L’Acqua microscopio della Natura. Il Codice Leicester di Leonardo da Vinci”; aperta da poco al pubblico, sarà fruibile fino al 20 gennaio presso l’Aula Magliabechiana degli Uffizi. La mostra è incentrata sullo scritto di Leonardo in cui affronta tematiche riguardanti l’acqua. Inoltre, durante l’inaugurazione, avvenuta il 29 ottobre, è stata annunciato l’inizio della ricognizione sistematica di oltre 7000 lastre fotografiche d’epoca dedicate ai codici di Leonardo.

«Lo conosci Leonardo? / Chi… da Vinci?», questa sarebbe pressappoco la risposta di un qualsiasi essere umano. Leonardo da Vinci, è il primo Leonardo che viene in mente. Un genio indiscusso, abile pittore, brillante scienziato, è conosciuto da tutta l’umanità per il suo multiforme ingegno. Ma anche se si pensa di conoscere qualcuno, per giunta deceduto da quasi cinquecento anni, ecco che spunta qualcosa che ti fa pensare il contrario. Questa mostra ne è la prova, «[…] perché – come ha sottolineato Eike D. Scmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi – Leonardo, la sua arte, i suoi scritti, sono materia in continua evoluzione e non passa anno, o mese, in cui non emergano novità sul suo lavoro, frutto di studi o di scoperte; e dunque era giunto il momento di condividere con il pubblico i risultati di queste ultime tre decadi».

L’esposizione è frutto di due anni di lavoro che possiamo considerare come una sorta di anteprima delle celebrazioni che giungeranno l’anno a venire in occasione dei 500 anni dalla morte. Un progetto delle Gallerie degli Uffizi e del Museo Galileo realizzato insieme alla Fondazione CR Firenze.

Grazie all’aiuto di potenti strumenti tecnologici la mostra garantisce una migliore fruibilità al visitatore. Il Codex, ovviamente, è il punto centrale, e con esso l’acqua, ma è accompagnato anche da altri scritti e disegni. Il manoscritto conta 36 fogli, 72 pagine in totale, che raccolgono riflessioni, appunti e disegni del genio toscano. È stato denominato Leicester, poiché i codici vengono generalmente chiamati in base con il nome del proprietario. Thomas Coke,I conte di Leicester, acquistò il codice attorno il 1717 (attualmente il proprietario è Bill Gates, che lo acquistò nel 1994 per oltre 30 milioni di dollari).

Uno degli obiettivi della mostra è quello di «favorire la comprensione dell’eccezionale importanza dei contenuti del Codice Leicester e degli altri preziosi documenti esposti in mostra anche da parte dei visitatori che non dispongano di conoscenze approfondite sulla biografia materiale e intellettuale di Leonardo, sul contesto culturale nel quale il Codice fu compilato, sul carattere programmaticamente interdisciplinare del suo metodo di ricerca, sul suo costante ricorso al ragionamento analogico e sulla tensione verso l’innovazione che trasuda da ogni pagina dei suoi manoscritti, così come da ogni sua produzione artistica». Così ha dichiarato Paolo Galluzzi, curatore dell’esposizione nonché Direttore del Museo Galileo.

Il percorso espositivo è, infatti, arricchito di schermi che consentono al visitatore di accedere al Codescope, uno strumento digitale che permette di sfogliare, ingrandirr, rovesciare il Codice con la possibilità anche di vedere la traduzione inglese del testo. Ma i visitatori saranno coinvolti anche nella mente di Leonardo: hanno la possibilità di vedere degli exhibit e dei modelli digitali che rappresentano i ragionamenti di Leonardo sulla fisica degli elementi ed esaminare suoi esperimenti realizzati o solo pensati.

Tutto questo è accompagnato da filmati digitali che aiutano ancor di più i visitatori a percepire tutta l’intelligenza di Leonardo. Tra gli altri beni esposti, si ricordano il Codice sul volo degli uccelli, il disegno del volto della Luna con la superficie coperta da oceani e i disegni dell’Arno con indicazioni per i ponti. L’acqua, come si riesce a capire, è il tema espositivo predominante. I visitatori sono immersi, quasi letteralmente, nell’acqua. Di particolare interesse, infatti, è l’uso dell’acqua sul pavimento; proiettate su di esso ci sono gocce che si infrangono e ruscelli che scorrono.

Durante l’inaugurazione della mostra, proprio il curatore Galluzzi, ha annunciato l’avvio della ricognizione sistematica delle oltre 7000 lastre fotografiche. «Si tratta di una scoperta di grandissima importanza, sia per la storia della fotografia che per gli studi dedicati al genio di Vinci. Queste lastre, infatti, effettuate oltre un secolo fa, offrono importanti informazioni sui cambiamenti dello stato di conservazione dei codici da lui scritti, incluso il Codice Leicester, avvenuti nel lasso di tempo trascorso dalla loro realizzazione ad oggi».

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