“RE.USE”. Da Duchamp a oggi all’insegna del riciclo dei materiali. In mostra a Treviso

da | 25 Ott 2018 | Arte e Cultura, Mostre ed Eventi

[n.1 – Locandina della mostra “RE.USE. Scarti, oggetti, ecologia nell’arte contemporanea”;

n.2 – Piero Manzoni, Merda d’artista, 1961, barattoli in metallo, collezione privata, Treviso;

n.3 – Giovanni Albanese, Professionista, 2012, ferro, legno, luce, stroboscopica, credits Simon d’Exea;

n.4 – Enrica Borghi, 1999, La Regina, bottiglia di plastica, bottiglie in politirene;

n.5 – Daniel Spoerri, Tableau Restaurant Spoerri, 27 marzo 1972, assemblaggio con teca in plexiglass.]

“Oggi un artista famoso può affermare che lui non produrrà mai oggetti materiali per non aggiungere altri elementi a questo mondo strapieno.” Perché: “c’è troppo in giro, troppo di tutto, anche di arte. Prevale un principio riduzionistico, accorto, razionale. L’artista concepisce e non realizza”. È quanto si legge nel testo critico del curatore Valerio Dehò riguardo alla mostra “RE.USE. Scarti, oggetti, ecologia nell’arte contemporanea” che si tiene a Treviso, considerata una città “green-friendly”. Queste parole suonano alle nostre orecchie ormai consumistiche come piene di provocazione, eppure oltre alla critica all’odierna spasmodica società dell’“usa-e-getta” racchiudono un invito a essere più umili, semplici e attenti. Infatti, la chiave di lettura della retrospettiva è il riutilizzo e il riciclo dei materiali, come già suggerisce il titolo.

La mostra avrà luogo dal 27 ottobre 2018 al 10 febbraio 2019 e le sue 87 opere di 58 artisti internazionali saranno esposte nello stesso tempo in tre spazi distinti cioè il Museo Casa Robegan, la Sala Ipogea e l’Ala Foffano del Museo di Santa Caterina e il piano Nobile di Ca’ dei Ricchi che, a differenza delle due sedi museali, è una sede privata.

RE.USE è un progetto ideato dall’Associazione TRA Treviso Ricerca Arte, realizzato in coorganizzazione con il Comune di Treviso e con la collaborazione dei Musei Civici di Treviso. Numerosi anche i Partner Istituzionali del progetto, quali Camera di Commercio, Confcommercio, Confartigianato Imprese Marca di Treviso, Coldiretti, Consorzio di Promozione turistica Marca Treviso, Assindustria Venetocentro e Contarina spa. La mostra ha il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e della Regione Veneto.

Inoltre, ci saranno numerose collaborazioni con le realtà culturali del territorio che nel periodo di durata della mostra, arricchiranno il programma di attività ad essa connesso con un calendario di eventi collaterali multidisciplinari sul tema del riciclo, riutilizzo, sostenibilità ed ecologia, che spazieranno dalla proiezioni di documentari, talk ed incontri, esposizioni, laboratori per adulti e bambini e molto altro. Citiamo tra le realtà coinvolte: Galleria l’Elefante, Spazio Solido, Carta Carbone Festival, Sole Luna Film Festival, Tema Cultura, La Chiave di Sophia, Fondazione Francesco Fabbri, Treviso Comic Book Festival, CultAround ed altri ancora.

Le opere abbracciano il periodo che va dagli albori del Novecento fino ai nostri giorni, e l’obiettivo che si propongono è guidare il visitatore attraverso “la nascita, l’evoluzione e lo stato attuale del concetto di riutilizzo con finalità etica ed estetica nel mondo dell’arte moderna e contemporanea esprimendo intrinsecamente l’intento di una provincia virtuosa nei temi del riciclo e la nascita di una coscienza ambientale nell’arte”, così recita il comunicato stampa, “ricoprendo un ruolo attivo e propositivo per comunicare al pubblico valori condivisi socialmente rilevanti”. Al centro c’è “il rapporto continuo che l’arte ha avuto con gli oggetti d’uso comune e con gli scarti”. Gli artisti esposti sono Marcel Duchamp, Piero Manzoni, Michelangelo Pistoletto, Alberto Burri, Mimmo Rotella, Tony Cragg, Christo e Damien Hirst solo per citarne alcuni.

Si parte da Marcel Duchamp (1887-1968), Man Ray (1890-1976), Alberto Burri (1915-1995) e Piero Manzoni (1933-1963) che hanno ridotto la distanza tra il museo e il mondo degli oggetti industriali e di uso comune, spostando la concezione dell’arte da una dimensione fisica a una dimensione intellettuale, dove ciò che rende un artista tale non è l’abilità di manipolare la materia ma la sua capacità di creare nuovi significati.

Poi, il gruppo dei Nuovi Realisti francesi tra cui Mimmo Rotella (1918-2006), Spoerri (1930), Arman (1928-2005), César (1921-1998), Jean Tinguely (1925-1991) ha creato un movimento attorno al tema dei rifiuti come critica alla società consumistica, facendosi carico della responsabilità sociale dell’artista assumendo un atteggiamento di opposizione a un sistema di spreco.

La consapevolezza ambientale e la coscienza ecologica degli anni Ottanta e Novanta è ormai diventata un leitmotiv dell’arte contemporanea negli artisti come Michelangelo Pistoletto (1933) e Damien Hirst (1965), arrivando a una vera e propria rappresentazione della moderna coscienza ecologica nel 1999, con l’opera “Regina” realizzata da Enrica Borghi: una grande figura femminile, nobile, interamente realizzata con bottiglie di plastica da riciclare.

Ancora nel testo critico Valerio Dehò afferma, “Riusciamo anche a creare relazioni con questi oggetti inutili. La capacità mitopoietica è sempre in azione. L’uomo crea rapporti metafisici con elementi che a prima vista dovrebbero non appartenere alla sfera dell’affettività. In effetti nemmeno la psico-sociologia riesce a prevenire questi “mali”, queste “deviazioni”, soprattutto perché la norma non è esplicitata e scivola ben al di sotto di ogni singolarità o reazione individuale. Per questo i moralisti escono sconfitti da questo apparente conflitto. Le persone hanno bisogno degli oggetti-merce, stanno bene quando li possiedono e questo va ben al di là del puro valore economico. Non siamo noi a possedere, ma sono gli oggetti che ci possiedono”.