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Rapporto Federculture: più spesa per la cultura ma l’Italia è a due velocità

da | 23 Ott 2018 | Arte e Cultura

Il Rapporto Federculture “Impresa Cultura” 2018 è stato presentato il 22 ottobre nella sede della Camera di Commercio di Milano alla presenza del Ministro per i Beni e le attività culturali Alberto Bonisoli. Il volume giunto alla quattordicesima edizione, rappresenta la più importante fonte di aggiornamento e analisi sulle politiche culturali, le dinamiche di domanda e offerta, i processi di innovazione che investono la cultura e gli ambiti connessi.

Un settore con luci e ombre quello della cultura in Italia: la crisi e’ stata superata e in alcuni settori si cresce, ma qualcuno resta ancora indietro. Nel complesso, inoltre, siamo un Paese molto al di sotto della media dell’eurozona in termini di spesa in cultura e ricreazione: se la media in Ue e’ dell’8,5 per cento della spesa annuale complessiva di una famiglia, in Italia ci si ferma al 6,7%. La piu’ “virtuosa” rimane la Svezia con l’11 per cento. La quota di spesa dedicata a musei, cinema, teatro e concerti, per una famiglia media italiana e’ aumentata del 3,1% nel 2017, che in termini assoluti corrisponde a 31 miliardi di euro: un trend in crescita per il terzo anno consecutivo dopo il crollo del 2012-2013. Il valore annuale complessivo, che comprende quindi anche la spesa per libri e musica, e’ di 71,4 miliardi con una crescita del 2,6% rispetto al 2016. Resta pero’ forte il divario tra nord e sud del Paese: se la spesa media mensile di una famiglia e’ di 129,7 euro, al nord si raggiungono i 150 euro con il picco in Trentino Alto Adige di 191, ma si scende drasticamente al sud, con 90 euro mensili, che arrivano a 66 in Sicilia.

Al botteghino si spende di piu’ (+ 0,71 per cento), probabilmente perche’ aumentano i costi, ma non gli ingressi, che invece diminuiscono di circa 4 punti percentuali, come le attivita’ di spettacolo, in calo di 2 punti e mezzo. Potrebbe sembrare rassicurante, ma forse non lo e’ davvero, il dato che arriva dai libri: cresce leggermente la quota di coloro che leggono almeno un libro all’anno, da 40,5% a 41%; aumentano quelli che leggono almeno 3 libri, ma diminuiscono i ‘lettori forti’, ovvero quelli che ne leggono piu’ di 12. Seriamente preoccupante invece il dato dell’incultura: il 38,5% degli italiani adulti con almeno 25 anni d’eta’ non partecipa ad alcun tipo di attivita’ culturale; ancora peggio la quota di coloro che non vanno al cinema, non visitano un museo ne’ un sito archeologico almeno una volta all’anno: circa il 70% degli adulti, che diventa 82% al sud. Qualche speranza arriva dal turismo: quello culturale rappresenta il 35,4% della quota totale; crescono del 10% i visitatori di musei statali e “la spesa culturale di turisti aumenta dell’11 per cento” ha sottolineato il presidente di Federculture, Andrea Cancellato. “Non abbiamo particolarmente apprezzato che il turismo sia passato dal ministero dei Beni culturali alle Politiche agricole; ci vorrebbe una cabina di regia a Palazzo Chigi” ha criticato Claudio Bocci, direttore di Federculture. La spesa in Cultura delle amministrazioni comunali scende del 4% rispetto al 2015 e anche le erogazioni dalle fondazioni bancarie, -9% rispetto al 2016. Quanto ai fondi pubblici, nel 2017 e 2018 lo stanziamento del Mibac e’ stato confermato nell’entita’ degli anni precedenti: il bilancio ministeriale e’ di 2 miliardi e anche nel previsionale 2018 risulta uno stanziamento di 2,4 miliardi.

Il presidente di Federculture, Andrea Cancellato ha affermato: “Le sfide della contemporaneita’, dell’innovazione tecnologica e digitale, la sfida della competizione internazionale richiedono un Paese piu’ reattivo anche in ambito culturale. Ci vuole una squadra, una nazione che sia consapevole dei mezzi che ha, che li sappia riconoscere e li sappia usare, che voglia credere nelle sue potenzialita’. Le imprese culturali sono a disposizione, assumendosi per prime le responsabilita’ che gli competono, chiedendo agli interlocutori, dal Governo agli Enti locali, dalle imprese all’opinione pubblica, di fare altrettanto perche’ grazie alla cultura possiamo contrastare marginalita’, poverta’, analfabetismi e rendere migliore il nostro Paese, piu’ accogliente e inclusivo, piu’ forte nello scenario internazionale, piu’ adeguato per affrontare le sfide che abbiamo di fronte. Lo faremo con spirito costruttivo, per partecipare alla costruzione di un’Italia che sia all’altezza della sua storia, con cittadini di prima e di nuova generazione forti, istruiti e colti”.

Inoltre, c’è “l’urgenza di un impegno concreto per incentivare la partecipazione dei cittadini sia sotto l’aspetto della fruizione – rendendo sempre piu’ accessibili i luoghi della cultura, anche con agevolazioni modulate su specifiche fasce di pubblico e sostenendo i consumi delle famiglie attraverso politiche di defiscalizzazione mirate – sia sotto quello dell’impegno dei cittadini stessi nel prendersi cura del patrimonio, intervenendo nella sua gestione. In quest’ottica anche nel Rapporto si rinnova l’appello al nuovo Parlamento per una rapida ratifica della Convenzione di Faro che, riconoscendo l’eredita’ culturale tra i diritti dell’individuo, promuove una nuova visione del rapporto tra il patrimonio culturale e le comunita’ che lo custodiscono e ne rimarca il valore ed il potenziale quale risorsa per lo sviluppo sostenibile e per la qualita’ della vita, incoraggiando processi di valorizzazione e gestione partecipativi”.

L’obiettivo del ministro dei Beni e dell’Attivita’ Culturali, Alberto Bonisoli, e’ di “tirare a livello” i fondi destinati al suo Ministero, cosi’ da avere “gli stessi fondi in maniera sistematica nel corso del tempo”, garantendo quindi uguale copertura nel corso degli anni. In particolare, ha chiarito Bonisoli a margine della presentazione del Report di Federculture a Milano, “avevo 2,4 miliardi per il biennio 2018 su 2019, mentre per il 2020 erano 2 miliardi: c’era un buco di 350 milioni”, ha spiegato il ministro, dovuto anche alla riorganizzazione del ministeri per cui erano venute a mancare le risorse del Turismo. “Ho chiesto piu’ fondi per la tutela, la digitalizzazione e il fondo unico per lo spettacolo: e’ una richiesta importante e i fondi ci sono”, ha concluso il ministro.

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